L'UOMO CHE NON HA FINITO DI NASCERE

«Non porto addosso i miei anni. Porto con me tutte le vite che ho avuto il coraggio di vivere. E quella che ancora non conosco mi sta già aspettando.» 


 

L'UOMO CHE NON HA FINITO DI NASCERE

C'è un'età nella vita in cui gli uomini smettono di domandarsi chi diventeranno, convinti di essere finalmente diventati qualcuno, ed è proprio allora che commettono il più grande degli errori, perché nessuno diventa definitivamente qualcuno, siamo tutti creature incompiute, continuamente trasformate da ciò che incontriamo.

Guardate quest'uomo.

Ha i capelli bianchi, un abito scuro, una cravatta annodata con cura e quella compostezza che potrebbe far pensare a una vita finalmente sistemata.

Ma sarebbe un errore.

Perché sotto quell'abito ci sono tutti gli uomini che è stato.

C'è il bambino che guardava il mondo senza conoscerne ancora le regole, il ragazzo che correva incontro alla vita come se la vita dovesse aspettarlo, l'uomo che ha amato, sbagliato, sofferto, desiderato, imparato e qualche volta creduto di avere finalmente capito.

Nessuno di loro è morto.

Sono tutti lì.

Il bambino non è diventato vecchio. Il ragazzo non è scomparso. L'uomo adulto non ha preso il posto degli altri.

Hanno semplicemente imparato ad abitare lo stesso corpo.

E forse è proprio questa la cosa straordinaria che la fotografia non riesce a mostrare e che tuttavia contiene: la moltitudine di vite che vive dentro una sola vita.

Un tempo quest'uomo pensava che vivere significasse raggiungere qualcosa, una professione, un riconoscimento, una certezza, un luogo nel quale potersi finalmente fermare.

Oggi potrebbe aver scoperto che vivere non significa arrivare.

Significa accadere.

Accadere insieme agli altri, alle cose, agli alberi, ai libri, alla musica, agli amori, persino alle delusioni, perché anche ciò che ci ferisce partecipa alla nostra trasformazione.

E allora guardatelo ancora.

Non è un uomo che posa per ricordare ciò che è stato.

È un uomo che si presenta alla vita per ciò che può ancora diventare.

Non ha bisogno di ringiovanire, perché non ha mai smesso di portare con sé la propria giovinezza.

Non ha bisogno di fermare il tempo, perché ha compreso che il tempo non è qualcosa che gli viene sottratto, ma qualcosa che continua a vivere attraverso di lui.

E se qualcuno gli domandasse quanti anni ha, forse sorriderebbe, perché gli anni si possono contare, ma le vite che abbiamo vissuto dentro quegli anni no.

Mi chiamo Antonio Bruno.

Non sono arrivato. Non sono finito. Non sono quello che ero e non sono ancora quello che sarò.

Sono tutti gli Antonio che sono stato.

E domani, se la vita vorrà, nascerò ancora.

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