Conversazione con Heinz von Foerster Dal saggio “Thoughts and Notes on Cognition” (Pensieri e note sulla cognizione), presentato originariamente nel 1969
Conversazione con Heinz von
Foerster
Antonio
Bruno dialoga con uno dei padri della cibernetica di secondo ordine
Dal saggio
“Thoughts and Notes on Cognition” (Pensieri e note sulla cognizione),
presentato originariamente nel 1969.
Tema: non riceviamo
informazioni dal mondo, ma le produciamo attraverso il nostro vivere.
Questa è una
conversazione immaginaria, costruita a partire dalle tesi del testo di von
Foerster e dalle riflessioni epistemologiche di Antonio Bruno. Le risposte
attribuite allo studioso sono rielaborazioni, non citazioni letterali.
1. Il mondo non contiene informazioni
Antonio
Bruno: Professore, lei conclude il suo scritto con una proposizione che
considero rivoluzionaria: «L'ambiente non contiene informazioni. L'ambiente è
ciò che è». Vorrei partire proprio da qui. Quando incontro una persona, ascolto
una canzone, osservo un albero o ricostruisco la mia infanzia, che cosa accade?
Heinz von
Foerster: Accade qualcosa che non può essere spiegato immaginando il mondo come
un deposito di informazioni pronte per essere raccolte. L'informazione emerge
attraverso le operazioni cognitive dell'organismo. Non è una proprietà degli
oggetti indipendente da chi li conosce.
Antonio:
Allora la canzone che ascolto non contiene la gioia o la malinconia che provo?
Von
Foerster: La canzone possiede una struttura acustica, certamente. Ma la gioia
che emerge ascoltandola non è un oggetto nascosto tra le note. È un'esperienza
che prende forma nella relazione tra la tua organizzazione vivente e ciò che
ascolti.
Antonio: È
esattamente ciò che vivo quando scrivo la mia rubrica Oggi ascolto. Non
descrivo semplicemente una canzone. Mi accorgo di quello che accade in me
ascoltandola.
Von
Foerster: E questo cambia radicalmente la domanda. Non più soltanto «Che cosa
significa questa canzone?», ma «Come faccio emergere il significato che questa
canzone ha per me?».
2. La memoria non è un archivio
Antonio:
Negli ultimi giorni ho ricostruito la mia infanzia, il rapporto con mia madre,
mio padre, mia sorella, i nonni. E mi sono accorto di una cosa straordinaria:
quella stessa infanzia che per anni avevo raccontato attraverso alcune
delusioni adesso emerge piena d'amore.
Il passato
non è cambiato. Ma è cambiato tutto.
Von
Foerster: Il tuo esempio è particolarmente pertinente. Nel mio scritto contesto
l'equivalenza tra memoria biologica e registrazione meccanica. Un dispositivo
può conservare segnali e riprodurli. Ricordare un'esperienza umana, invece,
comporta trasformazioni cognitive.
Se mi chiedi
che cosa ho mangiato a colazione, non ti restituisco la colazione: produco una
descrizione.
Antonio:
Quindi quando ricordo mia madre non estraggo mia madre da un archivio?
Von
Foerster: Produci nel presente un'esperienza del ricordare. Questo non significa
che il passato sia inventato arbitrariamente o che non sia mai accaduto.
Significa che il ricordo non coincide con la riproduzione materiale dell'evento
originario.
Antonio:
Ecco perché oggi posso provare amore per il giovane Antonio che ero, mentre prima
lo giudicavo.
Von
Foerster: Stai descrivendo una trasformazione del tuo rapporto presente con
quella storia.
Antonio: E
la cosa che mi commuove è che non devo correggere quel ragazzo. Posso amarlo
così come è stato.
Von
Foerster: Qui stai facendo un passaggio ulteriore, propriamente etico: dal
riconoscimento della natura costruttiva del ricordare alla possibilità di
accogliere te stesso.
3. La cognizione non è una somma di funzioni
Antonio: Lei
sostiene che apprendimento, memoria, percezione e previsione non dovrebbero
essere studiati come facoltà completamente separate.
Von
Foerster: Esattamente. Quando isoliamo la memoria, rischiamo di ridurla alla
registrazione. Quando isoliamo l'apprendimento, lo riduciamo al cambiamento.
Quando isoliamo la percezione, la riduciamo all'ingresso di segnali.
Ma
l'organismo vivente non funziona come un insieme di reparti indipendenti.
Antonio: È
un'affermazione che ritrovo in Humberto Maturana. Un essere vivente conserva la
propria organizzazione mentre attraversa trasformazioni strutturali nelle
interazioni con l'ambiente.
Von
Foerster: Maturana è stato fondamentale anche per la mia riflessione.
L'organismo è un'unità autonoma, la cui organizzazione funzionale e strutturale
dipende dalle interazioni dei suoi componenti.
Antonio:
Quando cammino, studio agronomia, ascolto musica, canto o incontro una persona,
non sono cinque Antonio diversi.
Von
Foerster: Sono attività distinguibili da un osservatore, ma appartengono alla
storia di una medesima unità vivente.
Antonio:
Allora il canto non è un'aggiunta alla mia vita. È un altro modo attraverso il
quale la mia vita si realizza.
Von
Foerster: È una tua conclusione coerente con una visione integrata della
cognizione.
4. Prima del pensiero c'è il movimento
Antonio: Nel
suo scritto compare una proposizione sorprendente: la struttura logica delle
descrizioni emerge dalla struttura logica dei movimenti.
Von
Foerster: Considera due comportamenti elementari: avvicinarsi e allontanarsi.
Propongo che questi possano essere considerati precursori operativi
dell'affermazione e della negazione, del sì e del no.
Antonio:
Quindi la logica non nasce necessariamente come qualcosa di astratto, separato
dal corpo?
Von
Foerster: Nella mia proposta teorica, le distinzioni logiche sono radicate
nell'organizzazione delle azioni dell'organismo. La negazione non è un oggetto
che troviamo nell'ambiente. Emerge nelle operazioni attraverso le quali
l'organismo stabilisce relazioni.
Antonio:
Questo mi fa pensare al metodo che pratico. Quando mi accorgo di qualcosa,
prima di interpretarlo osservo il corpo: la pancia, la gola, le spalle, il
respiro.
Von
Foerster: È interessante perché riconosci che l'esperienza cognitiva non può
essere separata automaticamente dall'organizzazione corporea.
Antonio: E
poi mi domando: che cosa sto facendo? Mi sto avvicinando? Mi sto allontanando?
Che cosa voglio conservare?
Von
Foerster: Sono domande che rendono osservabili le tue distinzioni e le tue
modalità di relazione.
5. Non esiste uno stimolo che determini
automaticamente la risposta
Antonio: Lei
distingue lo stimolo e la risposta, descritti da un osservatore esterno, dal
cambiamento di sensazione e dal movimento vissuti dall'organismo.
Von
Foerster: È una distinzione essenziale. Ciò che l'osservatore chiama stimolo
non coincide automaticamente con l'esperienza dell'organismo. Per questo non
possiamo assumere come principio generale una corrispondenza necessaria tra
stimolo e risposta.
Una stessa
sostanza può provocare avvicinamento a basse concentrazioni e allontanamento a
concentrazioni elevate.
Antonio: Mi
viene in mente una frase che utilizzo spesso: non è ciò che accade a
determinare da solo quello che vivo.
Von
Foerster: Occorre considerare l'organizzazione dell'organismo e la storia delle
sue interazioni.
Antonio:
Quando qualcuno mi rivolge una frase che mi ferisce, posso accorgermi della
vergogna, della rabbia, del dolore. Ma posso anche domandarmi quale mondo sto
facendo emergere in quel momento.
Von
Foerster: E in quel momento diventi osservatore delle tue stesse operazioni
cognitive.
Antonio: Non
per negare la responsabilità dell'altro.
Von
Foerster: Certamente. Il riconoscimento della tua partecipazione all'esperienza
non cancella le azioni altrui né le loro conseguenze.
6. Chi costruisce il problema?
Antonio: Lei
scrive che i computer non sono propriamente risolutori di problemi, perché non
hanno problemi propri. Sono strumenti che ci aiutano a risolvere i nostri.
Von
Foerster: Nel contesto del mio saggio, il punto è evitare che una metafora
tecnica ci faccia dimenticare la cognizione. Prima di chiedere come risolvere
un problema, dovremmo domandarci che cosa lo costituisce come problema, per chi
lo è e perché desideriamo risolverlo.
Antonio: È
una domanda che cambia tutto. Per anni ho considerato un problema il fatto che
mio zio non mi avesse inserito nel lavoro come avevo immaginato. Ho attribuito
a mia madre la responsabilità di quella delusione.
Oggi mi
accorgo che stavo conservando una particolare ricostruzione di quegli
avvenimenti.
Von
Foerster: E ora?
Antonio: Ora
vedo una madre che mi amava e un giovane Antonio che cercava con tutte le sue
energie una strada. Non ho cancellato gli eventi. Ho trasformato il modo in cui
li vivo.
Von Foerster:
Hai cambiato la descrizione attraverso la quale quegli eventi acquistano
significato per te.
Antonio: E
insieme alla descrizione è cambiato il mio modo di stare nel mondo.
7. L'osservatore entra nella propria osservazione
Antonio:
Professore, vorrei soffermarmi sull'autoreferenza. Lei la collega alle
operazioni attraverso le quali l'organismo distingue la propria posizione
rispetto all'ambiente.
Von
Foerster: Sì. Pensa alla visione binoculare. Le due retine ricevono
configurazioni differenti. Attraverso operazioni che tengono conto della
provenienza dei segnali, l'organismo può costruire relazioni spaziali come la
profondità.
Ma dire che
qualcosa è dietro qualcos'altro rispetto a me significa introdurre una
relazione che comprende il soggetto stesso.
Antonio: Non
descrivo soltanto l'oggetto. Descrivo una relazione nella quale sono presente.
Von
Foerster: Esattamente.
Antonio: E
questo mi porta alla domanda di Maturana e Ximena Dávila: «Come faccio quello
che faccio?».
Von
Foerster: Una domanda che sposta l'attenzione dal solo contenuto
dell'osservazione alle operazioni dell'osservatore.
Antonio:
Quando dico «Mia madre mi ha deluso», posso allora domandarmi: come produco
oggi questa descrizione? Che cosa seleziono? Che cosa escludo? Che cosa
conservo?
Von
Foerster: E puoi anche domandarti quali altre descrizioni siano possibili,
senza presumere che siano tutte equivalenti rispetto ai fatti.
8. L'informazione nasce nella relazione
Antonio: Nel
suo saggio lei afferma che l'informazione è relativa all'organismo e alle sue
categorie cognitive. Vorrei applicarlo alla mia professione di agronomo.
Un olivo
disseccato è davanti a me. Lo osservo e posso descriverlo attraverso la
fitopatologia, la fisiologia vegetale, l'economia agraria, il paesaggio, la
storia familiare di chi lo ha coltivato.
Von
Foerster: Stai distinguendo differenti operazioni e categorie attraverso le
quali lo stesso evento può essere descritto.
Antonio: E
nessuna di queste descrizioni coincide integralmente con l'albero.
Von
Foerster: Precisamente. Questo non elimina la possibilità di descrizioni
scientificamente più affidabili di altre. Significa riconoscere che anche la
conoscenza scientifica comporta operazioni di distinzione, misura e
interpretazione.
Antonio:
Quindi il mio compito professionale non è rinunciare alla verità, ma rendere
espliciti i criteri attraverso i quali produco e verifico le mie descrizioni.
Von
Foerster: È una conseguenza epistemologica importante. L'osservatore non può
sottrarsi alla responsabilità delle proprie operazioni conoscitive.
9. La responsabilità di far emergere un mondo
Antonio: Qui
vorrei introdurre una questione etica che per me è diventata fondamentale.
Prima di scegliere mi domando: ciò che farò farà del male a qualcuno o
all'ambiente?
Von
Foerster: È una domanda che introduce la responsabilità delle conseguenze delle
azioni. La cognizione non è soltanto un problema di rappresentazioni: le nostre
descrizioni partecipano al modo in cui agiamo.
Antonio:
Perché se descrivo una persona come un nemico, un incapace, un ostacolo, quella
descrizione orienta le mie possibilità di relazione.
Von
Foerster: E se riconosci di partecipare alla costruzione di quella descrizione,
puoi interrogarti sulle alternative.
Antonio: Non
significa che io possa scegliere arbitrariamente ciò che provo. Significa che
posso accorgermi di ciò che provo, di ciò che faccio e delle possibilità che si
aprono.
Von
Foerster: La consapevolezza delle proprie operazioni non garantisce libertà
assoluta, ma può ampliare il campo delle alternative riconosciute.
Antonio:
Ecco che cosa intendo quando parlo di vita larga. Non una vita senza dolore,
senza conflitti, senza perturbazioni. Una vita nella quale posso vedere più
possibilità.
10. Antonio non è un archivio di Antonio
Antonio:
Vorrei concludere con una questione personale. Ho attraversato quasi
settant'anni di vita. Sono stato bambino, studente, agronomo, dirigente, padre,
marito. Oggi studio ancora, canto, scrivo e incontro nuovi mondi.
Sono sempre
Antonio?
Von
Foerster: Dal punto di vista dell'organizzazione del vivente, possiamo
riconoscere una continuità attraverso una storia di trasformazioni. Continuità
non significa immobilità.
Antonio: È
ciò che sento quando dico che c'è sempre Antonio. Non un Antonio identico a se
stesso in ogni istante, ma un Antonio che continua a vivere trasformandosi.
Von
Foerster: E ogni descrizione che dai di te stesso appartiene a un momento di
quella storia.
Antonio:
Allora non sono la somma dei ricordi conservati nella testa.
Von
Foerster: La tua storia non può essere ridotta a un deposito di registrazioni.
Antonio: Non
sono neppure la somma degli errori, delle vittorie, dei rimpianti.
Von
Foerster: Sono tutte distinzioni che puoi fare sulla tua storia, ma nessuna
esaurisce ciò che sei.
Antonio: E
oggi, ricostruendo la mia infanzia, mi sono accorto di poter amare mia madre,
mio padre e tutti gli Antonio che sono stato.
Non perché
abbia finalmente trovato il ricordo esatto.
Ma perché
questo è il mondo che emerge adesso nel mio vivere.
Von
Foerster: E come ti senti vivendo in questo mondo?
Antonio:
Provo gioia.
Von
Foerster: Allora la domanda che ti lascerei non è se questo mondo sia
conservato da qualche parte nella tua memoria.
È: che cosa
fai, vivendo, perché questo mondo possa continuare a emergere?
Antonio: Mi
accorgo. Osservo. Accolgo. E vivo.
Epilogo — Il mondo che emerge
Antonio
Bruno:
Per molto
tempo ho creduto che conoscere significasse scoprire qualcosa che esisteva già,
nascosto nelle cose, nelle persone, negli avvenimenti.
Oggi mi
accorgo che ogni incontro è anche una trasformazione.
Mia madre
non è tornata dal passato. Sono io che oggi posso incontrarla nell'amore.
Il bambino
che ero non ha cambiato ciò che ha vissuto. Sono io che oggi posso guardarlo
senza giudicarlo.
Una canzone
non porta dentro di sé la mia commozione. Eppure, quando la canto, quella
commozione è reale.
Un albero
non contiene la mia conoscenza di agronomo. Eppure, nella relazione con
quell'albero, posso produrre conoscenze verificabili e prendere decisioni
responsabili.
Non ho
bisogno di immaginare un mondo immobile per riconoscere la realtà.
Vivo in un
mondo che cambia anche perché cambio io, e cambio io anche perché incontro quel
mondo.
E adesso
comprendo in una maniera nuova la conclusione di Heinz von Foerster:
«L'ambiente
non contiene informazioni. L'ambiente è ciò che è».
Il resto è
la meravigliosa, difficile, inesauribile attività del conoscere vivendo.
E io sono
qui. Antonio. Vivo.
Nota
epistemologica
Il dialogo
interpreta soprattutto le proposizioni 3, 4, 5 e 6 del saggio, che riguardano
movimento, logica, autoreferenza e produzione cognitiva dell'informazione.
Le
applicazioni autobiografiche e psicoterapeutiche sono elaborazioni della
conversazione, non conclusioni cliniche o affermazioni formulate da von
Foerster.

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