"Il Ciclo delle Porte Chiuse" (racconto)

 "Il Ciclo delle Porte Chiuse"

Brucia sul viso come gocce di limone

L'eroico coraggio di un feroce addio

Carmen Consoli



La luce del pomeriggio si insediava nelle pieghe delle tende, dipingendo il pavimento del soggiorno con una serie di sottili giochi di luce e ombra. Anna e Marco erano seduti insieme sul divano, ma tra di loro c'era una distanza incolmabile, fatta di delusione e incomprensione. Marco, il volto segnato dalla tristezza, aveva appena appreso che la sua amante aveva deciso di restare con la sua famiglia, abbandonandolo come se fosse stato un mero passeggero nella sua vita.


Anna, con un gesto materno che cercava di mascherare la propria preoccupazione, posò una mano sulla spalla di Marco. La sua voce era una miscela di conforto e saggezza, macchiata da una sfumatura di frustrazione che veniva dalla lotta di vedere suo figlio spezzato. “Marco,” disse, il tono pieno di una rassegnazione inquieta, “la vita non è un progetto da completare entro una scadenza predefinita. Non possiamo navigare attraverso le sue fasi come se avessimo un cronometro interno che ci guida.”


Marco sollevò lo sguardo, i suoi occhi pieni di una disillusione feroce. “Ma come posso accettare che non sia bastato? Ho dato tutto, ho lottato per questo.”


Anna, con uno sguardo che cercava di far passare un messaggio di realismo crudo, rispose: “Quando un’opportunità che rincorriamo con passione non si realizza, dobbiamo accettare che forse quel rifiuto non è una condanna ma una sorta di protezione, una guida non richiesta verso qualcosa di più autentico, di più allineato con chi siamo realmente.”


“Ma come puoi essere così sicura?” Marco chiese, il suo tono sarcastico mescolato con una disperazione genuina. “Se questa non è la mia porta, quale sarà?”


Anna si alzò e si avvicinò alla finestra, il mondo esterno sembrava indifferentemente luminoso. “Se una porta non si apre,” disse, la sua voce distante ma decisa, “è probabile che non sia la tua porta, o semplicemente non è ancora il tuo momento. La tua vita non si misura con un'unica opportunità che devi afferrare al volo. Il tempo, con il suo andamento implacabile e imprevisto, ha una sua logica. C'è una sorta di equilibrio che noi, con la nostra mente finita, non possiamo sempre comprendere.”


Marco, stanco e sfiduciato, ma intravedendo una scintilla di speranza nelle parole di sua madre, chiese: “Crede davvero che arriverà un altro momento? Un'altra opportunità?”


Anna si sedette di nuovo accanto a lui, abbracciandolo con una forza materna che sperava potesse trasmettere tutto l'amore e il conforto che le parole non riuscivano a esprimere. “Sì, Marco. Sono convinta che arriverà. La vita ha un modo strano e spesso crudele di mostrarci ciò che è giusto per noi, ma c'è una ciclicità, una ripetizione che porta con sé nuove possibilità. Non chiudere il cuore alla speranza, perché, a volte, quando una porta che parla alla tua anima si chiude, può aprirsi di nuovo da sola quando meno te lo aspetti.”


Marco chiuse gli occhi, accogliendo l’abbraccio di sua madre. Il dolore era ancora lì, palpabile e incombente, ma le parole di Anna, sebbene cariche di un realismo a tratti spietato, offrivano una speranza tangibile, una promessa di riscatto. Era un inizio, e nel mondo imperfetto che lo circondava, l’inizio di una nuova possibilità era tutto ciò che gli restava per affrontare il futuro.

Antonio Bruno






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