L'accanimento della competizione: una riflessione alla luce del pensiero di Humberto Maturana
L'accanimento della competizione: una riflessione alla luce del pensiero di Humberto Maturana
In questi tempi di conflitti sociali e frammentazioni, è essenziale riflettere su cosa significhi veramente vivere in una comunità. L'accanimento della competizione, che si manifesta non solo nelle arene politiche, ma anche nelle relazioni quotidiane, rappresenta una minaccia alla nostra capacità di coesistere e costruire una società basata sulla collaborazione.
Humberto Maturana, biologo e filosofo cileno, ha dedicato gran parte della sua opera a comprendere la natura della conoscenza, delle relazioni umane e della convivenza sociale. Per Maturana, la vita umana è intrinsecamente sociale: “L’essere umano è un animale sociale; non possiamo esistere senza l’altro, senza la sua parola, senza il suo sguardo. La nostra identità si costituisce attraverso l’altro” ("Biology of Cognition", 1970).
Questa interdipendenza è la base della nostra esistenza. Tuttavia, come evidenzia Massimo Recalcati, la vita umana è anche caratterizzata da una spinta autistica alla difesa della propria nicchia, della propria identità, del proprio confine. Questo dualismo crea una tensione tra il bisogno di comunità e il desiderio di autoaffermazione individuale. Ne deriva quella che potremmo chiamare una "tentazione del muro", una tentazione di separazione, di difesa, che si manifesta attraverso il conflitto e la competizione.
Maturana ci ricorda che la competizione non è un tratto inevitabile della nostra natura, ma piuttosto una scelta culturale. "Noi viviamo come viviamo perché lo scegliamo, consciamente o inconsciamente" ("La realidad: ¿objetiva o construida?", 1985). Se scegliamo la competizione, scegliamo una strada che ci porta all'indifferenza, alla frammentazione, e alla perdita del tessuto sociale.
La situazione della città di Lecce, con fazioni che si scontrano e che si addossano reciprocamente le colpe del degrado sociale, è un esempio emblematico di come la competizione possa diventare un accanimento sterile e distruttivo. La cultura della competizione, spesso radicata in strutture patriarcali, ci porta a vedere l'altro come un nemico, piuttosto che come un partner nella costruzione del bene comune.
Eppure, Maturana ci invita a considerare un'alternativa. "La collaborazione, non la competizione, è ciò che ha permesso la nostra evoluzione come specie sociale. È attraverso la cooperazione che possiamo costruire una società basata sulla comprensione e sul rispetto reciproco" ("The Tree of Knowledge", 1987).
Perché, allora, continuiamo a scegliere la competizione? Forse perché, come suggerisce Recalcati, c'è una passione umana fondamentale per il muro, per la separazione. Ma questa passione può essere trasformata. Possiamo decidere di abbandonare la cultura della competizione e di abbracciare quella della collaborazione. Solo allora potremo vedere una partecipazione attiva dei cittadini, non più indifferenti, ma coinvolti nella costruzione di una società che riconosce e valorizza l'interdipendenza di tutti i suoi membri.
In conclusione, riflettendo sul pensiero di Maturana, possiamo capire che l'accanimento della competizione non è una necessità, ma una scelta. E come tutte le scelte, può essere cambiata. Il futuro della nostra convivenza sociale dipende dalla nostra capacità di riconoscere l'altro non come un nemico, ma come un compagno di viaggio verso una società più giusta e solidale.
Antonio Bruno

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