"Le Parole Non Dette dell'Estate"
"Le Parole Non Dette dell'Estate"
Il mare era una sorta di vasta tela su cui i nostri giorni di luglio e agosto erano dipinti con i colori del sale e delle speranze adolescenziali. Ogni mattina, l’attesa del viaggio al lido era una celebrazione di quell’estate che sembrava infinita, come se un incantesimo potesse congelare il tempo tra i riflessi del sole e il profumo delle creme solari.
Quando finalmente arrivavamo, la vista del lido era un festoso caos di cabine colorate, ombrelloni variopinti e la rotonda con i tavolini di legno. Al centro troneggiava il jukebox, quel grammofono moderno, che era il cuore pulsante del nostro mondo estivo. Con cinquanta lire potevi concederti il lusso di una sola canzone, mentre con cento lire ne avevi ben tre, un affare imperdibile. La musica, ecco, era l’essenza dell’estate: si mescolava al sapore del mare e ai brividi dell’adolescenza.
Io, come tutti gli altri, disteso sull’asciugamano, osservavo le ragazze. La vista di quelle giovani bellezze era un piacere e una tortura insieme. A volte mi ritrovavo a girarmi pancia sotto, incapace di sopportare l’imbarazzo di non essere notato. A quel punto, la musica del jukebox si fondeva con la mia timidezza, e la canzone che andava per la maggiore sembrava sempre quella che non avrei mai avuto il coraggio di dedicare a nessuna di loro.
Folle di bambini riempivano la spiaggia, a volte sembrava che il mare non fosse abbastanza grande per contenere il loro entusiasmo. Le mamme, con la pazienza di chi ha visto e vissuto tutto, urlavano incessantemente, “esci che ti è arrivato il bagno!”, mentre i piccoli rifiutavano di uscire, le labbra viola e le mani ridotte a prugne. I bimbi, avvolti in asciugamani, tremanti dal freddo e dalla felicità, ricevevano dalla mamma la pastina, un conforto caldo dopo il mare salato. E non mancava mai il piccolo smarrito, che finiva per fare un'epica ricerca che terminava in uno sciame di abbracci e pacche sul culetto.
E poi c'erano le automobili, le mitiche 600 con il motore che surriscaldava e le lattine d'acqua che servivano da rimedio. L'ombrellone e le sedie sdraio erano sistemati sul portabagagli, e la calamita con la foto della famiglia e il messaggio “Non correre, pensa a noi!” decorava il cruscotto. I finestrini erano sempre abbassati, mentre il caldo infernale sembrava essere l’unico compagno di viaggio. La mamma, con la sua infinita preoccupazione, consigliava di chiudere un po' i finestrini per non prendere troppo vento, ma noi sapevamo che l’aria fredda era l'unica cosa che poteva renderci sopportabile il viaggio.
Gli incroci sulla strada sembravano venire da un mondo senza regole, i segnali stradali erano come raccomandazioni casuali. Ai bordi delle strade, i contadini vendevano angurie e meloni con un’ospitalità antica, mentre il viaggio di ritorno era un pellegrinaggio esausto di chi, tornando dal mare, non aveva più la stessa vivacità dell’andata. E il detto di chi torna da mare, con voce stanca, sembrava segnare la fine di un’era dorata.
E poi c’era la presenza costante di Lucio Battisti e Adriano Pappalardo, che sembravano appartenere a una dimensione parallela in cui anche Mimino, con il suo palloncino alla caviglia, catturava cernie enormi. Le ragazze erano ovunque, e c’era lei, con gli occhi verdi, che mi guardava ogni tanto. E io, con la lingua legata, continuavo a rimandare il momento di dirle quello che avrei voluto dirle.
Quando agosto volgeva al termine e i primi acquazzoni minacciavano il cielo, il sole sembrava non avere più la stessa forza. L’estate stava finendo, e con essa anche il mio desiderio di ozio. Iniziavo a pensare che sarebbe stato piacevole tornare al paese, ritrovare la piazza e, perché no, anche la scuola. L’idea di rientrare tra i banchi e fare il percorso abituale sul Bis, dove ogni tanto incrociavo quelle ragazze che avevo osservato e che qualche volta mi avevano guardato, mi dava un senso di attesa malinconica. Il coraggio di dirle ciò che sentivo era sempre rimasto sopito, come il mare che si ritira, lasciando solo una traccia di onde sulla sabbia.
Era un'estate che scompariva, e con essa la promessa di tutte le parole non dette e le canzoni non dedicate.
Antonio Bruno


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