"Un'Estate Infinita: Il Viaggio verso la Libertà della Pensione"

 "Un'Estate Infinita: Il Viaggio verso la Libertà della Pensione"



Arrivò giugno, con il suo caldo che sapeva di libertà e gelati alla panna. Il maestro Tangolo, con la sua camicia di lino e la voce un po' rauca, ci salutò con un sorriso largo come la pausa estiva che si profilava davanti a noi. "Ci rivediamo il primo ottobre," disse, come se quel giorno fosse un punto lontano all'orizzonte, oltre il mare delle vacanze che si stendeva infinito davanti ai miei occhi di bambino.


Quattro mesi, pensai, e già pregustavo il sapore delle giornate lente, scandite solo dal sole che saliva e scendeva nel cielo. Quattro mesi in cui tutto sembrava possibile, persino l’ozio. Anzi, soprattutto l’ozio, interrotto solo dalla lettura dei fumetti che si accumulavano sotto il letto come tesori segreti.


Ma in famiglia c’era chi la pensava diversamente. Mio padre, con le mani ancora sporche di grasso e la fronte solcata da rughe di fatica, insisteva che dovessi imparare un mestiere. “Un uomo deve saper fare qualcosa con le sue mani,” mi diceva. E mi elencava le opzioni come se fossero caramelle tra cui scegliere: falegname, fabbro, barbiere, calzolaio. Mestiere antico, vita sicura. Ma per me, che amavo perdermi nelle pagine di un fumetto o nei sogni ad occhi aperti, quegli elenchi suonavano come una condanna.


Mia madre, invece, aveva già deciso per tutti. "Questo ragazzo deve studiare," proclamava, e la sua voce non ammetteva repliche. Era come se avesse già tracciato un percorso chiaro nella nebbia del mio futuro, e in quel percorso non c’era spazio per martelli o forbici da barbiere.


Così, scampato il pericolo di passare l’estate in botteghe polverose, mi ritrovai libero. Tutto il tempo era mio, un tempo che sembrava dilatarsi e riempirsi di possibilità. Ogni anno, per tutte le scuole elementari, era sempre lo stesso rituale: l’odore dell’asfalto caldo sotto le ruote della mia bicicletta, le risate di Sandro che rimbalzavano tra le case del paese, e il sole che ci abbronzava la pelle fino a farci sembrare piccoli indiani.


Sandro era l’amico di sempre, quello con cui dividevo ogni avventura. Insieme ci sentivamo padroni del mondo, o almeno di quel piccolo angolo di mondo che era il nostro paese. Non c’era giorno che non inventassimo qualcosa, che fosse un’escursione fino al cimitero o una battaglia a colpi di spade di legno.


Quattro mesi solo miei, pensai. Quattro mesi immerso nei miei sogni, lontano dai doveri e dalle aspettative degli adulti. Un tempo prezioso, che ancora oggi, a distanza di anni, ricordo con un sorriso nostalgico. E forse, in fondo al cuore, quel bambino che si preparava a vivere l’estate più lunga del mondo non mi ha mai veramente abbandonato.

Ora, mentre agosto volge al termine e l'aria di settembre inizia a farsi sentire, mi ritrovo a pensare a quei quattro mesi di libertà che il maestro Tangolo ci annunciava con tanto entusiasmo. Oggi, quei giorni lontani sembrano rivivere, ma in una forma nuova e più matura. Tra poche settimane, il calendario segnerà il primo ottobre 2024, e per me sarà un altro inizio, simile a quello che allora rappresentava l'estate, ma diverso nella sua profondità.


Quella data non è solo il segno del passaggio stagionale, ma anche l'annuncio del mio nuovo capitolo: la pensione. Proprio come il maestro Tangolo ci salutava con la promessa delle vacanze, così oggi mi ritrovo a salutare la mia carriera, con un misto di emozione e incertezza. "Ci rivediamo il primo ottobre," diceva allora il maestro, e ora lo ripeto a me stesso, come se quel giorno fosse ancora una porta aperta su un mondo tutto da esplorare.


Immagino una conversazione tra me e il maestro Tangolo, come se il tempo non fosse mai passato e le nostre voci potessero ancora incrociarsi tra i banchi della scuola.


"Allora, sei pronto per le vacanze, ragazzo?" mi chiede il maestro, con quel sorriso sornione che ricordo così bene.


"Sì, maestro, anche se queste vacanze sono un po' diverse," rispondo io, con un sorriso che tradisce l’emozione. "Non dureranno solo quattro mesi, ma tutta la vita."


Il maestro mi guarda con uno sguardo curioso, come faceva quando non capiva del tutto una mia risposta. "Tutta la vita? E che farai con tutto quel tempo?"


Alzo le spalle, esattamente come facevo da bambino quando non avevo ancora tutte le risposte. "Non lo so, maestro. Forse mi perderò un po' nei miei sogni, come facevo allora. O forse troverò nuove avventure, come quelle che vivevo con Sandro."


Il maestro annuisce, il suo volto è un misto di saggezza e affetto. "Sai, il tempo è un dono prezioso, ma anche un compagno esigente. Non farti ingannare dalla sua abbondanza. Riempi le tue giornate di cose che contano davvero, non solo di ozio."


"Sì, lo farò, maestro," rispondo. "Ma ogni tanto un po' di ozio non guasta, vero? Come quei pomeriggi d'estate passati a leggere fumetti sotto l’albero, senza pensieri né preoccupazioni."


Il maestro ride, una risata piena di ricordi e comprensione. "Hai ragione, ragazzo. L'ozio, se ben dosato, è il sale della vita. E ora, con la pensione, avrai tutto il tempo del mondo per capire quanto ne serve."


"Sarà come un'altra estate infinita," dico, e lui annuisce.


"Ma non dimenticare," mi ammonisce bonariamente, "che ogni estate, per quanto lunga, ha i suoi momenti migliori. Goditeli tutti, senza rimpianti."


Lo guardo con gratitudine, consapevole che quelle parole racchiudono una verità che va oltre il tempo e lo spazio. "Grazie, maestro. Per tutto."


E mentre immagino di tornare a casa, sotto un cielo che si tinge di rosso come quei tramonti d’infanzia, sento che il primo ottobre 2024 non sarà solo una data sul calendario. Sarà l’inizio di un’estate eterna, di quei quattro mesi solo miei che, stavolta, dureranno per sempre.

Antonio Bruno

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