IL MARCHINGEGNO
IL MARCHINGEGNO
Poi ho
immaginato un marchingegno.
Non so come
dovrebbe essere fatto, né chi potrebbe costruirlo. Forse non avrebbe neppure
bisogno di fili, antenne o schermi. Basterebbe che facesse una cosa sola:
permettere alle persone di ascoltare ciò che diciamo di loro quando loro non ci
sono.
Pensateci.
Stiamo
facendo gossip. Prendiamo una persona, la mettiamo idealmente al centro del
tavolo e cominciamo l’esame.
Come la
vediamo?
Che cosa
pensiamo veramente di lei?
Perché ha
fatto quella cosa?
Perché ha
detto quella frase?
E giù con le
interpretazioni.
La passiamo
al setaccio. Poi, siccome il setaccio non basta, procediamo con le radiografie.
E se ancora rimane qualche angolo oscuro, facciamo anche una TAC.
Alla fine
sul tavolo non c’è più una persona, ma la nostra ricostruzione di quella
persona.
Ed è qui che
mi è venuta un’idea che mi ha fatto sorridere.
Come sarebbe
bello se proprio in quel momento la persona di cui stiamo parlando potesse
ascoltarci.
Non per
sorprenderci.
Non per
vendicarsi.
Neppure per
sapere chi le vuole bene e chi invece non la sopporta.
Semplicemente
per scoprire una cosa che normalmente ci è preclusa: chi siamo negli occhi
degli altri quando non siamo presenti per condizionarne lo sguardo.
E allora ho
pensato che quel marchingegno lo vorrei anch’io.
Anzi,
soprattutto quando fate gossip su di me.
Vorrei
sapere tutto.
Come mi
vedete. Che cosa vi piace di me. Che cosa vi irrita. Dove pensate che io sia
ridicolo, presuntuoso, ingenuo, generoso, insopportabile, divertente. Vorrei
conoscere persino quelle cose che, incontrandomi il giorno dopo, non mi direste
mai.
Passatemi
pure al setaccio.
Fatemi le
radiografie.
Se
necessario, anche la TAC.
Perché
essere raccontati quando non ci siamo significa scoprire che, oltre alla
persona che crediamo di essere, ne esistono molte altre: una nella mente di
ciascuno che ci ha incontrati.
Naturalmente
quel marchingegno non esiste.
E forse è
una fortuna.
Ma se un giorno
qualcuno dovesse inventarlo, vi prego, avvisatemi.
Vorrei
essere il primo a provarlo.
Perché
sapere che, quando non ci sono, qualcuno trova abbastanza interessante la mia
esistenza da perderci qualche minuto a parlarne, nel bene o nel male, sarebbe per
me un grande onore.

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