Oggi ascolto Luciano Ligabue – “Qualcosa per te”

 


Oggi ascolto Luciano Ligabue – “Qualcosa per te”

Non è vero che i cantautori debbano avere per forza un melodico particolare.

A volte il melodico è melodico e basta.

Luciano Ligabue in “Qualcosa per te” trova una melodia e non la lascia più. Una chitarra che ritorna, insiste, accompagna. Sempre quella. Nulla di più e nulla di meno.

E poi la sua voce.

Quella voce lì.

Nulla di più e nulla di meno.

Eppure racconta una storia.

Questa cosa oggi mi interessa parecchio, perché mi sto accorgendo che per fare qualcosa non è necessario trasformarla in un'impresa.

Posso persino cantare una canzone senza dover dimostrare di essere un cantante.

Posso suonarla senza dover dimostrare di essere un musicista.

Posso prenderla con la chitarra e portarla nel gruppo con cui ci ritroviamo, abbandonandoci alla musica come in un vecchio circolo ricreativo: uno comincia, un altro gli va dietro, qualcuno sbaglia un accordo, qualcuno entra in ritardo e la canzone, nonostante tutto, accade.

Anzi, forse accade proprio per questo.

Perché nessuno deve riuscire.

Si suona.

Si canta.

Si sta insieme.

Mi sembra quasi incredibile accorgermi di quanto possa essere semplice.

Per anni abbiamo imparato che bisogna migliorare, arrivare, riuscire, essere all'altezza. Anche una cosa piacevole rischia così di trasformarsi in un esame.

E invece Ligabue prende pochi elementi e li lascia stare lì.

Non li costringe a diventare altro.

E dentro questa semplicità racconta una donna e una relazione.

Una donna che trema.

Una donna che qualche volta non si sente abbastanza.

Una donna che cerca di coprire quello che sente, che parte perché pensa di dover cambiare e torna forse accorgendosi che può già bastare.

E dall'altra parte c'è un uomo che la vede.

Non mi pare che voglia aggiustarla.

Non le consegna un manuale d'istruzioni.

Non pretende di sapere quale debba essere la sua vita.

Vorrebbe soltanto darle qualcosa.

Una piccola cosa.

Una canzone.

Un poco di luce.

Un poco di pace.

Ed è curioso quanto spesso le canzoni finiscano lì: nella relazione.

Forse perché noi esseri umani passiamo una parte enorme della nostra esistenza a raccontarci attraverso gli altri.

Chi abbiamo amato.

Chi ci ha lasciato.

Chi abbiamo lasciato.

Chi desideriamo.

Chi non desideriamo più.

Chi vorremmo vicino.

Chi finalmente riusciamo a lasciare andare.

Ed ecco i sentimenti trasformarsi in note che si susseguono come grani di un rosario melodico.

Oppure no.

Perché non c'è nessun obbligo nemmeno qui.

C'è però una frase, dentro questa canzone, che mi rimane addosso: viaggiare più leggeri.

Ecco.

Questa oggi la sento.

Viaggiare più leggeri potrebbe significare smettere di trascinarsi dietro l'obbligo di riuscire.

Non devo necessariamente fare qualcosa.

Posso farla se la desidero.

E posso anche non farla.

Sembra una differenza piccolissima, quasi grammaticale.

Per me non lo è.

Perché quando faccio qualcosa che desidero davvero, dopo sto bene.

Non perché sia riuscita.

Non perché qualcuno mi abbia detto bravo.

Non perché abbia ottenuto un risultato.

Sto bene perché l'ho fatta.

E allora improvvisamente capisco anche quella chitarra di Ligabue.

Non deve andare da nessuna parte.

Suona.

La voce non deve dimostrare niente.

Canta.

La melodia non deve diventare più complicata per acquistare valore.

Ritorna.

E forse persino una relazione può essere così.

Non il luogo in cui dobbiamo completarci a vicenda, salvarci, correggerci o diventare indispensabili l'uno per l'altro.

Ma un luogo nel quale, per il tempo in cui stiamo insieme, possiamo offrirci qualcosa.

Una carezza.

Una conversazione.

Una canzone.

Poi ciascuno continua il proprio viaggio.

Possibilmente un po' più leggero.

E allora sì, questa canzone potrei cantarla anch'io.

Magari con una chitarra e qualche amico, come in un circolo ricreativo di quelli di una volta.

Senza palcoscenico.

Senza giuria.

Senza curriculum.

Senza dover diventare niente.

Solo perché in quel momento desideriamo farlo.

Una chitarra.

Una voce.

Una melodia che ritorna.

Nulla di più e nulla di meno.

Eppure può essere abbastanza.

Anzi.

Può essere tutto.

E per oggi è tutto.

Antonio Bruno

 

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