Com’è oggi “lu boschettu te lu buja”?
Ho scritto della pasquetta a San Cesario di Lecce evocando “lu
boschettu te lu buja” dove non si andava solo di pasquetta. Ci andavano in
tanti a raccogliere le famosissime “Munitule te lu buja” funghi che i
sancesariani adorano.
Noi ragazzi con le biciclette molti delle lunghissime
mattinate e pomeriggi d’estate li abbiamo trascorsi all’ombra di quei pini d’aleppo.
Un manto di aghi di pino ricopriva il terreno, lasciavamo le
bici per terra e trascorrevamo ore di dolce far niente. I ragazzi che si
deliziavano con la caccia utilizzando la fionda a pallini andavano per passeri
e ne raccoglievano.
Oggi il luogo ha la stessa identica bellezza, i pini d’aleppo
sono divenuti lunghi, sono passati 50 anni dall’epoca dei miei ricordi e molti
di loro sono instabili e c’è scritto pericolo caduta alberi dappertutto.
Insomma quel luogo non è più fruibile.
E’ un bosco privato e si trova nel territorio comunale di
Lequile. E’ un bel polmone verde che sta finendo i suoi giorni. Già perché il
pino d’aleppo dura al massimo per un centinaio di anni.
Mi è piaciuto andare di nuovo allu buja. Mi è piaciuto
andarci oggi che è pasquetta e prendere atto che non ci va più nessuno.
Dopo mezzo secolo il boschetto è invecchiato, i luoghi della
mia infanzia e giovinezza non sono più gli stessi rispetto alle immagini che
sono scolpite nella mia memoria. Eppure io quel boschetto non lo dimentico
anche se oggi non l’ho visto più, con me vedo Sandro De Simone, Pio Fumarola,
Antonio De Giorgi, Pinuccio Ravenda, Antonio Zuccaro, Fernando Guido, Luigi Pascali
e le tante ragazze di quei tempi li, ci sono tutti e tutte e non li dimentico
(non li tolgo dalla mente) e non li scordo (non li tolgo dal cuore) saranno li con
me per sempre.





















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