NON SONO GLI ANNI A INDOSSARE UN UOMO
NON SONO GLI ANNI A INDOSSARE
UN UOMO
Un racconto
originale ispirato alla sensibilità poetica
Un uomo si
mette una maglietta verde, infila le mani nelle tasche dei jeans e guarda
davanti a sé.
Ha i capelli
bianchi.
Non è
successo in una notte. Ci sono voluti molti inverni, estati che sembravano non
finire mai, mattine cominciate troppo presto e sere nelle quali avrebbe voluto
trattenere ancora un poco la luce.
Ci sono
volute persone.
Quelle che
lo hanno amato, quelle che non hanno saputo farlo, quelle che gli hanno
insegnato qualcosa senza nemmeno accorgersene.
Ci sono
volute le mani di sua madre, quando era bambino. Le sue premure, i suoi gesti,
quella maniera tutta sua di preparargli un posto nel mondo.
Ci sono
voluti il ragazzo impaziente, il giovane che correva incontro alla vita, l'uomo
che lavorava, che costruiva, che qualche volta sbagliava strada e qualche altra
scopriva che una strada poteva nascere proprio dove sembrava finire.
E ci sono
volute le ferite.
Non tutte
sono guarite nello stesso modo. Alcune hanno lasciato una cicatrice, altre
hanno insegnato alla pelle a riconoscere una carezza.
Adesso
quell'uomo è qui.
Non ha
indossato una giacca elegante. Non ha scelto una cravatta. Non ha cercato una
posa importante.
Una
maglietta verde. Un paio di jeans. Le mani nelle tasche.
Come un
ragazzo.
Ma non per
sembrare un ragazzo.
Perché non
ha mai smesso di esserlo.
Il ragazzo è
rimasto dentro ogni suo gesto, anche quando lui non lo sapeva. Era presente
nelle sue impazienze, nei suoi entusiasmi, nelle volte in cui ha avuto paura,
in quelle in cui ha creduto di aver perduto qualcosa per sempre.
Non se n'è
mai andato.
È diventato
tutti gli uomini che quell'uomo è stato.
E ora stanno
insieme.
Il bambino
che aspettava sua madre. Il giovane che voleva conquistare il mondo. L'uomo che
ha amato. Quello che ha sofferto. Quello che ha perdonato. Quello che ancora
impara una canzone e sente il desiderio di cantarla.
Nessuno è
rimasto indietro.
C'è una cosa
che gli anni non possono fare: portarci via quello che siamo stati.
Possono
cambiare il colore dei capelli, rallentare un passo, modificare il volto che
incontriamo nello specchio.
Ma non
possono cancellare la vita che ci ha attraversato.
E forse
arriva un giorno nel quale non abbiamo più bisogno di cercare chi siamo.
Non perché
abbiamo trovato una risposta definitiva.
Ma perché
abbiamo smesso di farci la domanda come se ci mancasse qualcosa.
Guardate
quell'uomo.
Non sembra
aspettare che succeda qualcosa per essere felice.
Non sembra
avere fretta di arrivare da qualche parte.
È lì.
E in quel
suo essere lì c'è una conquista silenziosa: non dover più giustificare la
propria presenza al mondo.
La vita non
è un debito da saldare.
Non è un
esame da superare.
Non è
nemmeno una corsa contro il tempo.
È questa
mattina. Questa luce. Questa maglietta verde. Questo corpo che respira. Questo
sguardo che incontra un altro sguardo.
È poter
dire, senza rimpianto, che tutto quello che è stato ha avuto il suo posto.
Anche ciò
che non è andato come avrebbe voluto.
Anche le
parole che avrebbe preferito non pronunciare.
Anche gli
abbracci che non ha dato.
Perché
adesso può darne altri.
E può ancora
amare.
Può ancora
commuoversi ascoltando una voce. Può ancora imparare. Può ancora lasciarsi
sorprendere dalla bellezza di un volto, da un libro, da un albero che mette le
prime foglie.
Può ancora
cominciare.
Ecco, forse
è proprio questo che racconta la fotografia.
Non un uomo
che vuole tornare giovane.
Un uomo che
non ha più bisogno di tornare da nessuna parte.
Perché è
arrivato dove si trova.
E dove si
trova c'è tutta la sua vita.
C'è Antonio
bambino.
C'è Antonio
ragazzo.
C'è Antonio
uomo.
E c'è
Antonio che ancora non conosce.
Non si fanno
concorrenza. Non si rimproverano niente. Non chiedono che uno di loro prevalga
sugli altri.
Si tengono
compagnia.
E quando l'uomo
sorride appena, come in questa fotografia, forse è perché li sente tutti.
Sono lì.
Sono sempre
stati lì.
E
continueranno a esserci finché ci sarà un altro mattino da vivere.
Allora i
capelli bianchi non sono più il segno del tempo che rimane.
Sono il
colore che il tempo ha scelto per raccontare quanto è già stato vissuto.
E la
maglietta verde, semplice come una giornata qualunque, diventa quasi una
dichiarazione.
Il verde
delle foglie nuove.
Il verde di
ciò che germoglia.
Il verde di
una primavera che non domanda quanti anni abbia l'albero.
Un uomo sta
davanti a una parete bianca.
Ha le mani
nelle tasche.
Guarda la
vita.
E la vita,
per una volta, non gli chiede niente.
Gli basta
esserci.
Non ho più
l'età di quando ero ragazzo.
Ho ancora la
vita di quando lo ero.
Antonio
Bruno Pietro
21 ottobre 2026

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