Non trattenere ciò che è eterno nell'istante
Non trattenere ciò che è
eterno nell'istante
Meditazione
davanti a un quadro, ispirata alla sensibilità poetica
Vi sono
incontri che non chiedono di durare, perché hanno già raggiunto, nell'istante
in cui accadono, tutta la loro eternità.
Guardate
quei due esseri che si abbracciano sopra i tetti del mondo. Non sembrano
appartenere alla terra, e tuttavia nulla è più terrestre delle loro mani, delle
labbra che si cercano, dei corpi che si riconoscono. Non stanno fuggendo dalla
vita. Vi stanno entrando così profondamente da perdere, per un momento, il
bisogno di sapere dove essa li condurrà.
Lei gli
viene incontro. È lei a cercarlo. E lui non attende altro che accoglierla, non
perché gli manchi qualcosa, ma perché qualcosa di meraviglioso sta accadendo.
La stringe.
La bacia. Lei lo stringe e lo bacia.
Ed è
bellissimo.
Forse
l'amore comincia proprio dove finisce la necessità di essere amati. Quando due
esseri non si chiedono reciprocamente di colmare una mancanza, ma si offrono la
propria presenza, intera, senza riserve e senza promesse.
Non vi è
conquista in quell'abbraccio. Non vi è vittoria. Nessuno deve diventare diverso
da ciò che è per meritare la tenerezza dell'altro.
E tuttavia,
dietro di loro, un'ombra solleva una mano.
Il mondo
conosce molti modi per interrompere un bacio. Ha inventato leggi, consuetudini,
paure, giudizi. Ha imparato a chiamare impossibile ciò che non comprende e
proibito ciò che non riesce ad accogliere.
Ma guardate
l'uomo.
Non combatte
contro quell'ombra.
Non le
chiede di scomparire.
Non pretende
che il mondo cambi affinché ciò che ha vissuto possa conservare la propria
bellezza.
Semplicemente
riconosce che essa è lì.
E questo non
rende meno vero l'abbraccio, meno dolce il bacio, meno intensa la gioia.
Perché ciò
che è stato vissuto pienamente non ha bisogno di essere difeso dal tempo.
Più lontano,
nella parte del dipinto dove gli uomini si riuniscono, discutono e cercano di
affermare la propria volontà, si svolge un'altra storia.
Vi sono
parole, gesti, mani alzate. Qualcuno desidera guidare, qualcuno essere
ascoltato, qualcuno decidere per tutti.
Ciascuno
sembra portare con sé un piccolo mondo e chiedere agli altri di abitarlo.
Eppure, in
mezzo a quelle figure, nasce una luce verde.
All'inizio è
quasi impercettibile.
Un filo
sottile, una promessa che non sa ancora di esserlo.
Poi si
espande.
Attraversa
le persone, sfiora le case, raggiunge gli ulivi, si confonde con il respiro
degli alberi.
Non chiede
il permesso di crescere.
Non cerca
spettatori.
Non pretende
riconoscenza.
Cresce
perché crescere è ciò che sta accadendo.
Forse anche
l'uomo deve imparare dagli alberi questa difficile semplicità: non interrogare
continuamente la propria esistenza per stabilire se meriti di essere vissuta.
Un albero
non interrompe la primavera per domandarsi se qualcuno apprezzerà i suoi fiori.
Fiorisce.
E il fiore
non è la ricompensa dell'albero. È il suo vivere.
Nella parte
inferiore del quadro, l'uomo è finalmente seduto davanti alla distesa luminosa
della sera.
Non sembra
attendere nessuno.
Ma non è
solo.
Con lui sono
tutti gli abbracci che ha dato e ricevuto, tutte le strade percorse, le persone
incontrate, le parole pronunciate e quelle che ha scelto di non pronunciare.
Con lui sono
anche le occasioni che non hanno avuto seguito, le porte che altri hanno
chiuso, le collaborazioni che non sono nate.
Eppure nulla
di tutto questo gli appare come un debito che la vita debba ancora saldare.
Il sole
scende verso il mare.
Gli ulivi
trattengono l'ultima luce.
Il vento
attraversa le foglie e nessuna foglia cerca di trattenerlo.
L'uomo
chiude gli occhi.
Forse
comprende, senza nemmeno formulare un pensiero, che la libertà non consiste
nell'ottenere tutto ciò che desideriamo, né nel diventare indifferenti a ciò
che ci viene negato.
Consiste nel
poter desiderare senza smarrirsi nel desiderio, amare senza trasformare l'amore
in possesso, partecipare senza fare della propria presenza una condizione
indispensabile.
E
soprattutto nel non dover continuamente giustificare la propria esistenza
attraverso ciò che si riesce a ottenere.
Quante vite
trascorrono nell'attesa di cominciare!
Attendono un
riconoscimento, una risposta, un amore, una vittoria, una stagione migliore. E
intanto la vita, quella vera, passa silenziosamente attraverso le loro mani.
Quest'uomo,
invece, sembra aver scoperto qualcosa che non si può insegnare e che forse si
può soltanto vivere.
Che non
esiste un altro istante nel quale essere finalmente se stessi.
Che non
bisogna raggiungere un luogo diverso da quello in cui si è per incontrare la
propria vita.
Che perfino
il tempo, quando smettiamo di misurarlo attraverso ciò che ci manca, perde la
sua severità.
Non c'è più
un prima da rimpiangere, né un dopo da conquistare.
C'è il bacio
mentre si bacia.
L'abbraccio
mentre si abbraccia.
Il passo
mentre si cammina.
La luce
mentre illumina.
E la vita
mentre vive.
Forse è
questo il segreto custodito dal pittore nei suoi colori: l'amore non ci chiede
di fermare il mondo, ma di essere presenti quando il mondo ci attraversa.
La ragazza
del sogno può allontanarsi.
La folla può
disperdersi.
Le parole
possono essere dimenticate.
Il sole può
tramontare.
Ma nulla di
tutto questo costituisce una perdita necessaria, perché la bellezza non è una
proprietà da conservare. È un'esperienza che si compie.
E allora
l'uomo apre gli occhi.
Davanti a
lui il paesaggio è ancora lì, e tuttavia non è più quello di un momento prima.
Anche lui è
cambiato.
Non perché
abbia deciso di cambiare.
Ma perché
vivere è questo continuo, silenzioso divenire.
Sorride.
Non domanda
al giorno di durare ancora.
Non domanda
alla notte di tardare.
Non domanda
all'amore di promettere ciò che non può promettere.
E non
domanda più a se stesso di essere diverso.
È qui.
È vivo.
E ciò che
vive, mentre lo vive, gli basta.

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