OGGI ASCOLTO | GIORGIA — SIAMO L'ECCEZIONE

 

OGGI ASCOLTO | GIORGIA — SIAMO L'ECCEZIONE


L'amore non è un'eccezione. È una trasformazione.

Una riflessione musicale e umana, con il calore narrativo del giornalismo.

Oggi ascolto Giorgia – «Siamo l'eccezione»

L'amore non è un'eccezione. È una trasformazione.

di Antonio Bruno

Ci sono canzoni che ascoltiamo perché sappiamo già dove ci porteranno. E ce ne sono altre che, proprio quando siamo convinti di aver capito tutto, cambiano strada. E ci lasciano lì, meravigliati, a domandarci come abbiano fatto.

A me è successo stamattina, ascoltando Giorgia Todrani cantare Siamo l'eccezione.

C'è un momento, nella musica, che mi affascina particolarmente. È quello in cui nasce una tensione. Una successione di accordi, una frase melodica, un movimento armonico che sembra prometterci qualcosa. Noi ascoltatori, senza nemmeno accorgercene, cominciamo ad aspettare una soluzione.

Perché abbiamo una memoria musicale. Abbiamo ascoltato migliaia di canzoni e abbiamo imparato a riconoscere i percorsi. Sappiamo, o crediamo di sapere, dove una melodia andrà a finire.

Poi arrivano Giorgia, Mario Castiglione, che tutti conoscono come Mameli, ed Enrico Brun. E decidono di portarci altrove.

Il passaggio che mi ha sorpreso è quello in cui Giorgia canta:

«Ed incontrarsi prima o poi / Dentro a una foto di noi».

Ecco. È lì che mi sono fermato.

Non perché quelle parole raccontino qualcosa di straordinario. Al contrario. Raccontano una delle esperienze più comuni e misteriose della vita: ritrovarsi in una fotografia e riconoscere due persone che non esistono più, almeno non nella forma in cui le vediamo.

Ma è soprattutto il modo in cui la frase viene risolta musicalmente a sorprendermi. La melodia prende una direzione che non avevo previsto. La tensione non si scioglie dove la mia memoria musicale si aspettava che si sciogliesse.

E io provo piacere.

Il piacere della sorpresa.

Che poi, a pensarci bene, è uno dei piaceri più grandi che possiamo provare anche nella vita.

Perché quando tutto accade come avevamo previsto, non scopriamo niente. Quando invece qualcosa interrompe la nostra previsione, ecco che può emergere un mondo nuovo.

E forse questa canzone parla proprio di questo.

Di due persone che hanno trascorso insieme molto tempo. Io immagino un matrimonio, oppure una lunga convivenza. Una di quelle storie nelle quali non ci si limita a condividere una casa, un letto, le bollette, le vacanze, le malattie, le preoccupazioni. Si condivide soprattutto una trasformazione.

Eppure c'è qualcosa di curioso.

Il ritornello, al contrario di quel passaggio melodico che mi ha sorpreso, è rassicurante. Ha la dolcezza delle cose conosciute, la forza delle dichiarazioni che sembrano voler resistere al tempo.

Giorgia lo canta con una voce che non ha più bisogno di dimostrare nulla.

E questa, per me, è una delle cose più belle della sua interpretazione.

Non c'è l'esibizione della potenza vocale fine a se stessa. C'è una donna che racconta. Che attraversa le parole con un timbro caldo, profondo, capace di trattenere l'emozione prima di liberarla.

Sotto la sua voce si muove un arrangiamento raffinato, nel quale l'elettronica convive con sonorità acustiche. Il pianoforte, le chitarre, il basso, i sintetizzatori e la scansione ritmica costruiscono un paesaggio sonoro che accompagna il racconto senza soffocarlo.

Le strofe sembrano avvicinarsi all'orecchio per confidare qualcosa. Il ritornello si apre e diventa collettivo.

Non parla più soltanto di quei due.

Parla di noi.

Di me, di te, di tutti quelli che hanno amato qualcuno e hanno creduto, almeno una volta, che il proprio amore fosse diverso da tutti gli altri.

E qui comincia la parte della canzone che mi interessa ancora di più della musica.

Perché Giorgia canta di un'eccezione.

Ma io mi domando: eccezione rispetto a che cosa?

Provate ad ascoltare due innamorati. Qualunque coppia, in qualunque parte del mondo. A Lecce, a Roma, a Buenos Aires, a New York.

Chiedete loro che cosa renda speciale la loro storia.

Vi racconteranno che il loro amore è diverso. Che nessuno potrebbe capire fino in fondo quello che provano. Che loro si riconoscono in un modo che agli altri è sconosciuto.

E allora mi viene da sorridere.

Perché, se tutti siamo un'eccezione, che cosa resta della regola?

Forse siamo tutti straordinariamente ordinari nel considerarci straordinari.

E non c'è niente di male.

Il problema nasce quando quella convinzione diventa un'aspettativa. Quando cominciamo a pensare che la persona che amiamo debba continuare a essere quella che abbiamo conosciuto.

Quella della fotografia.

Quella del primo bacio.

Quella delle promesse.

Quella che ci guardava in un certo modo, che ci parlava con certe parole, che desiderava certe cose.

E invece il tempo passa.

Anzi, non è neppure il tempo a trasformarci. Siamo noi che cambiamo vivendo. Cambiamo in ogni esperienza, in ogni incontro, in ogni dolore, in ogni gioia.

Mi viene in mente Lewis Carroll, quando fa dire ad Alice, nel Paese delle Meraviglie:

«Non posso tornare a ieri perché ero una persona diversa allora».

È una frase meravigliosa.

Perché contiene una verità che nelle relazioni sentimentali facciamo tanta fatica ad accogliere.

Io non sono più quello di ieri.

E neppure tu.

E allora chi siamo, oggi, noi due?

È una domanda enorme.

Perché un amore non è qualcosa che si costruisce una volta per tutte e poi si conserva intatto, come un mobile antico o una fotografia incorniciata.

Un amore è qualcosa che accade mentre due persone vivono.

E vivendo si trasformano.

Può accadere che quelle trasformazioni continuino a generare vicinanza, curiosità, desiderio, tenerezza. Può accadere che due persone si scoprano continuamente nuove e continuino a scegliersi.

Ma può accadere anche il contrario.

Che gli amanti diventino estranei.

Non necessariamente perché qualcuno abbia tradito, mentito o commesso una colpa.

Semplicemente perché, trasformandosi, hanno fatto emergere modi diversi di stare al mondo. E quello che un tempo li univa non produce più la stessa esperienza.

Quante volte, nelle storie d'amore, sentiamo pronunciare la frase: «Non sei più quello di prima»?

Quasi sempre è un'accusa.

E se invece fosse soltanto una constatazione?

Se provassimo a sostituire quella frase con un'altra?

«Tu sei cambiato. Anch'io sono cambiato. Vediamo chi siamo diventati».

Non sarebbe una promessa di riconciliazione. Non sarebbe neppure una garanzia di felicità.

Sarebbe però un incontro.

Forse il primo incontro autentico dopo tanti anni trascorsi a cercare nell'altro la persona che ricordiamo.

E qui torno a Giorgia.

Perché quel ritornello così dolce, così rassicurante, mi sembra contenere anche una contraddizione profondamente umana.

Noi desideriamo essere riconosciuti nella nostra unicità, ma spesso fatichiamo a riconoscere l'unicità dell'altro.

Vogliamo essere accolti per quello che siamo diventati, ma pretendiamo che l'altro rimanga quello che era.

Ci sentiamo eccezionali e ci deludiamo quando scopriamo che anche l'altro rivendica la propria eccezione.

E così una canzone d'amore finisce per diventare, almeno per me, una canzone sulla conoscenza.

Sulla difficoltà di vedere davvero chi abbiamo davanti.

Sulla tentazione di sostituire la persona reale con l'immagine che ci siamo costruiti di lei.

E sulla possibilità, sempre aperta, di incontrarla nuovamente.

C'è poi un'immagine che continua a tornarmi in mente.

Quella fotografia.

Due persone che si guardano da un passato che non esiste più.

Forse sorridono. Forse sono felici. Forse non sanno ancora quello che accadrà.

Noi le osserviamo e diciamo: «Eravamo noi».

Ma è proprio così?

Erano due persone che stavano vivendo la loro vita. Non conoscevano il futuro. Non sapevano che un giorno sarebbero diventate un ricordo.

E noi, oggi, guardandole, siamo altre persone ancora.

La fotografia non conserva l'amore.

Conserva la luce di un istante.

L'amore, se esiste ancora, bisogna incontrarlo nel presente.

Ecco perché quel passaggio musicale mi ha emozionato tanto.

Perché la musica fa esattamente quello che la vita continua a fare: prende una direzione che non avevamo previsto.

Noi possiamo opporci, protestare, pretendere che torni alla melodia precedente.

Oppure possiamo ascoltare.

Ascoltare davvero.

E scoprire che anche una soluzione inattesa può essere bellissima.

Alla fine della canzone Giorgia lascia sospesa una certezza affettiva: tutto cambia, ma un sorriso rimane.

È un'immagine tenera, struggente.

Io però, ascoltandola, mi domando se quel sorriso sia davvero rimasto uguale o se sia cambiato anche lui, insieme a tutto il resto.

Forse siamo noi a riconoscerlo come lo stesso.

E forse è proprio questo uno dei misteri dell'amore: riconoscere qualcuno che cambia senza pretendere che smetta di cambiare.

Non so se siamo davvero l'eccezione.

So che ogni volta che amiamo qualcuno possiamo incontrare una persona che non avevamo previsto.

Anche quando è la stessa con cui viviamo da trent'anni.

E magari, proprio quando pensavamo di conoscere già tutta la canzone, arriva Giorgia.

Cambia una frase musicale.

Ci sorprende.

E ci ricorda che la bellezza non sta sempre nel ritrovare quello che conosciamo. Qualche volta sta nell'accogliere quello che non ci aspettavamo.

Oggi ascolto Giorgia.

E mentre ascolto, mi accorgo che non ho bisogno di sapere come andrà a finire.

Mi basta ascoltare quello che sta accadendo.

Anche questo, in fondo, è un modo di amare.

 

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