I Cinema (sale cinematografiche) di San Cesario
Il cinema è il modo più diretto per entrare in competizione con Dio.
(Federico Fellini)
(Federico Fellini)
E’ che i grandi fumavano, avevano questa sigaretta in bocca,
i fiammiferi che difendevano dal vento con strani gesti della mano, quasi una
magia. E’ che erano bambini che volevano crescere in fretta e fumare
significava essere cresciuti. E la domenica potevano sentirsi “grandi” andando
al Cinema con gli amici.
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| Cinema San Carlo via Cepolla |
Al cinema si poteva fumare indisturbati nel buio della sala
ed è per questo che si andava “allu Tumenicu te lu sale” , ci si faceva dare due nazionali senza filtro un
una bustina di carta per il modico costo di dieci lire, ovvero cinque lire a
sigaretta. Poi alla volta del cinema iride dove il biglietto costava 130 lire.
Già, perché a casa si erano chiesti i soldi per andare al cinema e siccome il
biglietto del Cinema San Carlo costava 150 lire ecco che si era ottenuto di
averle. Poi si decideva di andare all’Iride e con le 20 lire avanzate si
acquistavano 2 nazionali senza filtro e “te lu Chitarra” cinque caramelle all’anice
e cinque alla menta per un costo delle restanti 10 lire perché prima di
arrivare a casa si succhiavano le caramelle per non far sentire l’odore del
fumo.
Nella sala ai primi posti e finalmente si sarebbe potuto
vedere il film minimo per due volte, per riprovare di nuovo le stesse emozioni.
Si restava seduti su quella poltrona di legno e si rivivevano le avventure dei
pistoleri o degli spadaccini, una volta ancora, e ancora.
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| Cinema Iride via Dante |
Sotto i piedi c’era ciò che restava “te lu passa tiempu te
lu Santu” montagne di ciò che restava dopo aver aperto con i denti i semi di
zucca secchi o i lupini addolciti in acqua e sale. Montagne di chi aveva
investito quelle dieci lire nei cartocci di carta di giornale che contenevano “lu
passatiempu”.
Scene che non ci sono più, ricordi di una San Cesario di
Lecce con due sale di seconda visione con un offerta di spettacoli impensabile
per i paesi vicini.
Il Cinema iride era gestito dall’appuntato Candido, un
signore buono e comprensivo molto tollerante con i bambini di San Cesario ed il
Cinema San Carlo era gestito dal Sig. Cantarini che non aveva la stessa
comprensione e che sgridava le prime file occupate dai bambini per le lamentele
dei “grandi” che volevano gustarsi “la pellicola” senza essere disturbati.
Al Cinema ti incontravi con le generazioni che ti precedevano,
c’erano i nonni, i papà e i figli, tutti nella stessa sala a vedere lo stesso
film. Poi si spegnevano le luci, buio in sala, il proiettore partiva e tutti
con gli occhi spalancati, dimentichi di chi si fosse e di chi c’era, ci si
tuffava nel sogno!
Per la verità c’era anche la parrocchia che, con un
proiettore a 16 millimetri, ogni tanto proiettava nella sala più grande di Via
Mazzini. Ma più che i film in quella sala si vedeva la proiezione di
diapositive con vite di santi e racconti della Bibbia. Tutti assiepati a guardare i disegni proiettati sullo schermo mentre la giovane aiutante del prete leggeva la
descrizione aiutata dalla luce di una torcia.
Nel 1968 arrivò un prete giovane da San Pietro in Lama, era
don Giovanni Buttazzo, che organizzò il Cineforum per un certo numero di anni.
Si trattava di un giorno a settimana per una decina di settimane con film che
poi avrebbero dovuto dare luogo a un dibattito. La tessera aveva un
prezzo conveniente e in molti l’acquistammo, andavamo a vedere il film ma dopo,
di dibattiti, non se ne sono mai visti. C’era un’organizzazione che distribuiva
i film si chiamava Cinit.
Erano le prime uscite da soli, era la libertà, era il sogno,
era il Cinema.
Antonio Bruno




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