San Cesario Caduta del tempio di Apollo

Il console Leonzio decise di portare Cesario davanti al tempio di Apollo per ordinargli di sacrificare agli dei: se avesse rinnegato la sua fede cristiana e reso evidente ciò, offrendo preghiere ed incenso alle divinità pagane, sarebbe stato perdonato sulla base del suo pentimento e lasciato in libertà. Della terza persecuzione dei cristiani sotto Traiano ci testimonia una lettera inviata a Plinio il Giovane quando questi era governatore della Bitinia, nella quale l'imperatore dettava le modalità con cui si doveva trattare la "questione cristiana": nessuna ricerca attiva dei cristiani, ma, in caso di denuncia, essi dovevano essere condannati se avessero rifiutato di sacrificare agli dei. Cesario fu legato al cocchio di Leonzio e, appena si avvicinarono al tempio, il diacono, circondato da soldati, esclamò: "O Dio, Padre del mio Signore Gesù Cristo, Re eterno, a Te tutte le cose sono note, non mi abbandonare, ma degna uno sguardo al tuo servo che spera in Te': Quando ebbe finito la preghiera, il tempio crollò improvvisamente e sotto le sue rovine morì il pontefice Firmino. Il crollo del tempio di Apollo ha come corrispondente il crollo delle mura di Gerico: "Perfède caddero le mura di Gerico, dopo che vi avevano girato attorno per sette giorni" (Ebrei 11:30). Quest'episodio trova numerosi riscontri in altre narrazioni: in sostanza, la popolazione aspettava dal taumaturgo un segno della potenza divina; se avveniva tale evento si convertiva, altrimenti continuava a credere nelle divinità tradizionali. Negli atti apocrifi dell'apostolo Giovanni è descritto un episodio molto simile: un giorno egli entrò nel santuario di Artemide ad Efeso, pregò il Signore ed immediatamente l'altare pagano andò in frantumi e metà del tempio crollò causando molte conversioni al cristianesimo. Secondo una leggenda, anche il soldato Giorgio di Lydda entrò in un tempio pagano, mormorò una preghiera al Signore e con un soffio abbatté gli idoli di pietra. Cesario, recitano le quattro Passiones, viene condotto in medio foro, presso il tempio principale: per molto tempo l'attuale Cattedrale di Terracina è stata identificata come tempio di Apollo in quanto nel testo è specificato che l'edificio che crolla sul pontefice Firmino è il Templum Apollinis.
L'erronea identificazione con il tempio di Apollo è presente già all'inizio del XVI sec. nei disegni di Baldassarre Peruzzi, poi ripresa dallo storico di Terracina Domenico Antonio Contatore e da altri; è probabile che essa derivi da un'errata interpretazione topografica dei fatti narrati nella Passio di Cesario, come è ribadito negli studi recenti sul monumento. La Cattedrale di Terracina - dedicata al diacono Cesario il 24 novembre 1074 - è stata costruita inglobando le strutture del Tempio Maggiore della città romana, posto sul lato nord-ovest del Foro Emiliano. Si è preferita un'attribuzione generica perché non sappiamo con certezza a quale divinità fosse dedicato: la moderna archeologia l'identifica nel Capitolium oppure nel tempio di Roma e Augusto. Con Teodosio (379-395) la religione cristiana diventa religione di Stato e l'imperatore concesse ai cristiani l'uso dei templi pagani, quindi a partire dal V secolo poté iniziare la trasformazione del tempio pagano in basilica di S. Cesario. Nella Cattedrale, allo stato attuale, non esistono tracce di un crollo, ma solo di un incendio sulle lastre marmoree del rivestimento esterno della cella, forse risalente ad età tardo-antica. Il Lugli ipotizza invece che il tempio di Apollo fosse situato sulla sommità di un colle. Le fonti agiografiche parlano di un culto molto antico di Apollo, detto perciò anch'egli Anxur come Giove. A questo dio la tradizione racconta che sotto Nerone si sacrificasse un giovane, il più bello di Terracina, che si gettava a cavallo dall'alto di una rupe. Vera o falsa che sia la leggenda, resta importante l'indicazione topografica che ci induce a credere che il tempio fosse ubicato in un luogo eminente, il quale, escluso il Monte Sant'Angelo (dove era probabilmente il culto di Giove), può riconoscersi nel colle di S. Francesco. Infatti è naturale che ad Apollo, importante divinità della città, fosse dedicato un luogo elevato come il colle di San Francesco, un tempo acropoli della città, passata poi in seconda linea con la creazione della nuova acropoli di Monte S. Angelo nell'età di Silla. E' probabile che non si trattasse di un tempio vero e proprio, ma di un santuario a cielo aperto, costituito soltanto da un' ara col suo thetnenos. E' piuttosto ipotetica l'affermazione del Lugli che il culto di Apollo sia il più antico della città, non essendo citato da nessuna fonte antica, ma solo dalla Passio; inoltre, circa l'identificazione del tempio sul colle di S. Francesco, non vi sono elementi certi, dato che l'iscrizione musiva rinvenuta nell'800 e oggi scomparsa fa solo riferimento al restauro dell'edificio, compiuto da un magistrato locale probabilmente nel II sec. a.C., senza alcuna citazione della divinità tutelare.
Brano e disegno tratti dal Libro illustrato sulla vita di San Cesario, o Cesareo, diacono e martire di Terracina: "CAESARIUS DIACONUS" / Testi e illustrazioni di Giovanni Guida, 2015. (Studio della Passio Sancti Caesarii diac. et Iuliani presb. Terracinae mart.)

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