L’estate “sancisariana”


A casa mia non se ne parlava nemmeno di poter avere il permesso di andare al mare con la Corriera. C’era la Corriera che partiva da San Cesario per andare a Porto Cesareo, spiaggia “Lu Ngiccu”. La Corriera si fermava nei pressi della Chiesa Madre “allu largu te lu palazzu” l’odierna Piazza Garibaldi e frotte di ragazzini in maglietta e pantaloncini corti, tra cui i miei compagni della scuola elementare, si arrampicavano su quegli scalini per giungere a conquistare gli ultimi posti, quelli che si poteva stare in 5.

Il mio amico Sandro De Simone mi raccontava della bellezza della spiaggia e della circostanza di fare un bel bagno per poi, dopo qualche ora, riprendere la Corriera per fare ritorno a San Cesario.
Lui al rientro andava a prendere “nnu sargeniscu” dalla baracca che li custodiva, giorno e notte, nei pressi della Chiesa madre.
C’era dentro un uomo che vendeva angurie e melloni per i mesi di luglio e agosto. Mi ricordo che con 10 lire ne potevi avere uno!
Ci si rinfrescava con quell’anguria. Si vendeva l’anguria intera, mai come a Roma, dove invece potevi acquistarne una fetta. Era meglio avere la fetta, uno poteva vedere se era del colore giusto. Ma acquistare “lu sargeniscu” intero ti avvolgeva in un alone di MISTERO.
La questione era se l’anguria sarebbe stata rossa o no! E questo lo potevi scoprire solo dopo averla aperta. C’erano le dita esperte di chi con le nocche bussava sull’anguria e, dal suono che ne scaturiva,  riusciva a comprendere se la polpa con i semi neri sarebbe stata di colore rosso oppure rosa o, peggio, bianca!

C’era poi l’acquisto te lu sargeniscu te lu nunnu Petruzzu. Lui che abitava alla prima curte a sinistra dopu la farmacia te don Gennaru, dopo aver acquistato l’anguria, la metteva nel secchio e la faceva andare giù nell’acqua del pozzo per farla rinfrescare. Il nonno teneva fresco lu argeniscu in questo modo e poi a pranzo lo apriva per gustarselo.
Negli anni 60 molti acquistarono la ghiacciaia, alimentata dal ghiaccio a blocchi venduto dal camioncino che passava vicino casa. Il ghiaccio lo facevano vicino casa di mio nonno, arretu lu nfiernu, i Rollo. Le ghiacciaie grandi prevedevano l’introduzione nell’apposito scomparto di un blocco di ghiaccio intero, quelle piccole, mezzo blocco.



Papà ne acquistò una, ma dopo un po’, stanco di questa fornitura del ghiaccio decise di passare alle maniere forti e comprò il frigorifero Rex.
Che festa l’arrivo di quel frigorifero che ospitava l’acqua, il latte e poco altro. Era vuoto, molto vuoto. Io lo ricordo spazioso e con ciò che ospitava come sperduti in quello spazio immenso e … fresco.



Che bella la mia famiglia, i mie genitori giovani giovani e le mie sorelline. La Tv e il frigorifero, i simboli del boom degli anni 60 a cui si sommò, dopo poco, la Fiat 600. Carosello e Tic tac, la scatole dei desideri che si apriva la sera davanti agli occhi strabuzzati di noi piccolini e che ci faceva sognare tantissimo di tutto e di più.
Che fiume di ricordi ha provocato quella spiaggia. Ricordi di estati lunghissime che iniziavano nei primi del mese di giugno e che si concludevano il 30 settembre poiché, solo il primo di ottobre, San Remigio si sarebbe poi tornati a scuola.
Bighellonavo con i miei amici di allora, con Sandro De Simone, Roberto Lettere, Carmine Passalacqua e Nicola Torelli. Gli amici delle scuole elementari.
Giornate lunghissime, bianco accecante, polvere delle strade che veniva tenuta a terra con l’autobotte che passava per bagnarle.

Qualche gazzosa o aranciata o birra e i tappi. Già i tappi con cui giocavamo collezionandone a centinaia, in una busta. Ricordo che ci incontravamo per giocarceli a pari e dispari oppure con l’indice che trattenuto dal pollice viene lasciato per colpire il tappo. Vinceva chi lo faceva andare più lontano.

Scrivendo ci sono dentro sino al collo nell’estate “sancisariana” anni 60, con la bicicletta vicino alle fontane pubbliche noi li fermi che ci spruzzavamo per gioco acqua addosso e il grido “attenti sta rrianu le uardie!” che ci faceva scappare via, anche se poi i nostri genitori venivano informati di tutto.
L’estate lunghissima prima delle piogge dell’autunno che annunciavano l’arrivo del grembiule e della classe, sempre quella, dal 1963 al 1968. L’estate prima degli autunno scolastici, in quella classe nella Scuola Elementare “Michele Saponaro” nel paese più bello del Mondo.

Antonio Bruno

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