La lettura del giornale

Roberto Assagioli

Anche di quest’atto, così insignificante in apparenza e così “quotidiano”, potremmo e dovremmo fare occasione di esercizio spirituale.
La lettura del giornale, come vien fatta di consueto, in modo passivo e non vigile, ha effetti non buoni, anzi assai nocivi sul nostro animo.
Il rapido passaggio dell’attenzione da un tema all’altro, il sovrapporsi di una folla di immagini e di idee disparate, che suscitano alla lor volta una serie di emozioni contrastanti; tutto ciò porta alla dispersione mentale, alla superficialità, all’ottundimento del sentire profondo. In questo stato di estroversione e di disgregazione (di “dissipazione”, dicevano con parola efficace gli antichi), noi siamo particolarmente aperti alle suggestioni, ci lasciamo facilmente influenzare dai giudizi, dall’atmosfera psichica, a vicenda scettica, passionale, deprimente del foglio, in cui si riflette, più o meno deformata, la parte più esteriore e men bella della vita dell’umanità.
Quale il rimedio?
Non leggere il giornale, non è possibile nella vita consociata e non sarebbe buono: sarebbe una fuga, un isolamento egoistico.
Trasformare i giornali, sarebbe assai desiderabile (e molto si potrebbe dire in proposito), ma finché ciò non sia avvenuto occorre trovare altro e più pronto rimedio.
E questo non può essere altro che: cambiare il modo di leggere il giornale.
Invece di considerare quell’atto come occasione di abbandono e di riposo, conviene farlo con intensificata vigilanza interiore, con discriminazione sapiente, con cuore caldo e generoso. Resistere alla curiosità vana, non attardarsi su descrizioni prolisse, su discussioni oziose, sui mille piccoli eventi effimeri. Resistere alla suggestione delle idee correnti, delle passioni collettive, del modo ordinario, separativo ed egocentrico, di considerare gli eventi e di reagire ad essi.
Osservare serenamente, dall’alto, questo quadro tumultuoso e confuso della vita umana, cercar di scorgerne l’ordine celato, le direzioni ed i significati, di intuire le grandi leggi che ne regolano il corso.
Percepire la cecità, l’incoscienza, ma anche le aspirazioni buone e gli impulsi generosi delle masse umane. Realizzare vivamente attraverso i tristi fatti: i delitti, i suicidi, le miserie d’ogni genere che gettano nere ombre ammonitrici sulle brillanti apparenze della nostra “civiltà”; quanto sia grande la somma del dolore umano e sentire una spinta profonda e durevole a dare la propria opera, a dedicare la propria vita per diminuire quel cumulo di sofferenze.

Giungere insomma a leggere il giornale con l’occhio dello Spirito e col cuore compassionevole di un Bodhisattva ( I Bodhisattva sono coloro che hanno rinunciato a divenire Buddha, ad entrare nella beatitudine del NirvāĦa, per restare nel mondo a lavorare per il bene dell’umanità per lunghi cicli, finché non sarà tutta liberata e redenta).

Roberto Assaggioli

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