Conversazione al bar con Humberto Maturana – C'è qualcosa fuori di me?

 


Conversazione al bar con Humberto Maturana – C'è qualcosa fuori di me?

Il bar si affaccia sul mare. Una leggera brezza muove le tende. Guardo il paesaggio davanti a noi e, dopo qualche minuto di silenzio, rivolgo una domanda a Humberto.


Io: Humberto, c'è davvero qualcosa fuori di me?

Maturana: È una delle domande più antiche dell'umanità.


Io: E qual è la tua risposta?

Maturana: Ti rispondo con un'altra domanda.

Che cosa intendi quando dici "fuori di me"?


Io: Il mondo. Il mare. Gli alberi. Le persone.

Maturana: Tutto ciò che chiami così compare nella tua esperienza del vivere.


Io: Ma il mare è lì anche se io non lo guardo.

Maturana: Può darsi. Ma su ciò che esisterebbe indipendentemente dal tuo operare come osservatore non possiamo dire nulla.


Io: Allora che cosa possiamo dire?

Maturana: Possiamo parlare soltanto delle coerenze del nostro vivere.


Io: Però sento chiaramente che esiste un mondo esterno.

Maturana: Certo.

Quel sentire appartiene alla tua esperienza più intima.


Io: Intendi dire che la sensazione dell'esterno nasce dentro di me?

Maturana: Nasce nella tua sensorialità.


Io: Quindi ciò che chiamo "ambiente"...

Maturana: ...è l'insieme delle configurazioni sensoriali ed effettrici che associ al bordo operativo del tuo organismo.


Io: E ciò che chiamo "interno"?

Maturana: È la sensorialità che accompagna la realizzazione della tua stessa corporeità.


Io: Quindi interno ed esterno sono due modi di distinguere l'esperienza?

Maturana: Esattamente.


Io: Sono davvero separati?

Maturana: Nel nostro vivere li distinguiamo.

Ma nell'unità ecologica organismo-nicchia non sono realmente separati.


Io: Come impariamo questa distinzione?

Maturana: Da bambini.


Io: Attraverso la scuola?

Maturana: Molto prima.

Attraverso il gioco.

Il linguaggiare.

Il conversare con chi si prende cura di noi.


Io: Quindi impariamo lentamente che esiste un "dentro" e un "fuori".

Maturana: Sì.

È una distinzione che nasce nel convivere.


Io: E gli altri animali?

Maturana: Vivono.

Ma non distinguono necessariamente un interno e un esterno come facciamo noi nel linguaggiare.


Io: Per questo non si pongono il problema della realtà.

Maturana: Esatto.

Vivono il loro vivere.


Io: E la differenza tra percezione e illusione?

Maturana: Nasce nella riflessione.

Non nella sensorialità.


Io: Quindi prima viviamo...

Maturana: ...e solo dopo riflettiamo su ciò che abbiamo vissuto.


Io: È nella nostra interiorità che proviamo gioia e dolore.

Maturana: È lì che l'altro acquista presenza.


Io: È lì che un fiore diventa bello.

Maturana: Sì.


Io: È lì che il ferro è duro.

Maturana: Sì.


Io: È lì che una carezza consola.

Maturana: Sì.


Io: Ed è lì che nasce l'amore?

Maturana: È nella sensorialità intima che l'amore rende visibile l'altro.

Ed è allora che nasce la tenerezza.


Io: Quindi tutto ciò che vivo prende forma nella mia sensorialità intima.

Maturana: Ed è da quella sensorialità che nasce anche il tuo vivere nel linguaggiare e nel conversare.


Io: E il cosmo?

Maturana: Anche il cosmo sorge quando, riflettendo sul nostro vivere, distinguiamo ciò che distinguiamo e lo portiamo all'esistenza nel nostro spiegare.


Resto in silenzio osservando il mare.

Mi sembra identico a pochi minuti prima.

Eppure qualcosa è cambiato.


Io: Allora forse la domanda non è se esista qualcosa fuori di me.

Maturana sorride.


Maturana: La domanda che possiamo davvero vivere è un'altra.

Come nasce, nel mio vivere, ciò che chiamo "fuori di me"?

È in quella domanda che inizia la riflessione.

Ed è lì che il nostro osservare diventa consapevole di sé.

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