Viaggio con i Coldplay
Viaggio con i Coldplay
Oggi ascolto i Coldplay e non so cosa dicano, non capisco una sola parola, ma forse le parole non servono quando la musica arriva prima del pensiero e ti prende per il petto e ti solleva, ed eccoci già in viaggio, io e Delia, io e Sara, io e tutti quelli che ho amato, noi, sempre noi, lanciati nello spazio infinito mentre la Terra diventa una piccola luce azzurra alle nostre spalle.
La musica corre senza fermarsi. Sale, precipita, torna a salire. È una strada senza asfalto distesa fra le stelle. Io la percorro senza automobile, senza valigia, senza sapere dove conduca. A un tratto vira e anch’io viro con lei, senza freni, senza paura, perché non c’è bisogno di frenare quando non esiste una meta e il viaggio è tutto ciò che sta accadendo.
Sotto di noi passano montagne immense, cime bianche baciate dal sole, laghi immobili come occhi spalancati verso il cielo, fiumi che attraversano la terra inseguendo qualcosa che neppure loro conoscono. Ogni nota apre un paesaggio e ogni battito ne cancella un altro. Non faccio in tempo a trattenerli. Ma non importa: la bellezza non chiede di essere trattenuta, vuole soltanto attraversarti.
E allora lascio che la musica faccia di me ciò che vuole. Le braccia diventano ali, il respiro si allarga, il cuore prende il ritmo della batteria. Non comprendo le parole, eppure comprendo tutto. Comprendo con la pelle, con il sangue, con quella parte segreta del corpo che sa prima della mente.
Forse la musica parla proprio così: inventa dentro di noi luoghi che non esistevano prima dell’ascolto. E mentre continua, ostinata e luminosa, io non sono più seduto qui. Sto passeggiando fra le stelle, sto correndo lungo un fiume, sto volando sopra montagne sconosciute.
E non sono solo.
Ci siamo noi, sempre noi, in viaggio dentro una canzone della quale non conosciamo le parole, ma che sembra conoscere, una per una, tutte le nostre emozioni.

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