Conversazione al bar con Humberto Maturana – Composizione e totalità

 


Conversazione al bar con Humberto Maturana – Composizione e totalità

Sul tavolo ci sono due tazzine, un cucchiaino, il mio taccuino e una penna. Humberto prende il cucchiaino e lo appoggia accanto alla tazzina.


Io: Humberto, un organismo è fatto di parti. Eppure tu dici che opera come una totalità. Che cosa significa?

Maturana: Significa che quando incontri un organismo non incontri una collezione di componenti.

Incontri una totalità.


Io: Per esempio, quando vedo un cane vedo il cane, non cellule, organi, tessuti e molecole.

Maturana: Esattamente.

Il cane opera nel proprio dominio relazionale come un'unità.

Corre, mangia, gioca, ti riconosce, si avvicina.


Io: Ma sappiamo che è composto da miliardi di cellule.

Maturana: Certamente. E possiamo distinguerlo anche come unità composta.

Ma devi stare attento a non confondere i due domini.


Io: Quali?

Maturana: Il dominio nel quale il cane opera come totalità e quello nel quale distingui i componenti che ne realizzano la composizione.


Io: Perché sono domini differenti?

Maturana: Perché le proprietà della totalità non sono le proprietà dei suoi componenti.


Io: Fammi un esempio semplice.

Maturana indica la tazzina.


Maturana: Che cos'è?

Io: Una tazzina.

Maturana: Se la frantumassimo in cento pezzi, avremmo cento piccole tazzine?

Io: No. Avremmo frammenti di ceramica.

Maturana: E allora dove è finita la tazzina?


Io: È scomparsa quando abbiamo distrutto la relazione tra le parti che la costituivano.

Maturana: Precisamente.


Io: Quindi la tazzina non coincide con la materia di cui è composta.

Maturana: La materia partecipa alla sua realizzazione, ma ciò che la costituisce come tazzina è una particolare configurazione di relazioni.


Io: Quella che tu chiami organizzazione.

Maturana: Sì.

L'organizzazione è la configurazione di relazioni che deve conservarsi perché una totalità continui ad appartenere alla classe alla quale appartiene.


Io: E la struttura?

Maturana: Sono i componenti concreti e le relazioni concrete che, in un determinato momento, realizzano quell'organizzazione.


Io: Quindi organizzazione e struttura non sono la stessa cosa.

Maturana: No.

Ed è una distinzione fondamentale.


Io: Posso cambiare la struttura senza perdere l'identità della totalità?

Maturana: Continuamente.

È proprio ciò che accade a un essere vivente.


Io: Le molecole cambiano, le cellule cambiano, il corpo cambia...

Maturana: ...e finché si conserva l'organizzazione autopoietica, l'essere vivente continua a esistere come essere vivente.


Io: Quindi ciò che si conserva non sono necessariamente i componenti.

Maturana: Si conserva l'organizzazione attraverso una struttura che continuamente cambia.


Resto qualche secondo a guardare la tazzina.


Io: Però c'è qualcosa che mi confonde. Noi diciamo che prima esistono i componenti e poi, mettendoli insieme, costruiamo la totalità.

Maturana: È così che generalmente pensiamo.


Io: Ed è sbagliato?

Maturana: Non sempre. Ma può nascondere qualcosa di importante.


Io: Che cosa?

Maturana: Che qualcosa è un componente soltanto rispetto alla totalità alla quale partecipa.


Io: Non capisco.

Maturana: Questa tazzina contiene ceramica.

Ma la ceramica non è, in sé, un "componente di tazzina".


Io: Diventa componente della tazzina quando partecipa alla sua composizione.

Maturana: Esattamente.


Io: Quindi essere componente non è una proprietà assoluta della cosa.

Maturana: È una distinzione relazionale.


Io: Allora è la totalità che determina che cosa conta come suo componente.

Maturana: Precisamente.


Io: Questo rovescia il modo abituale di pensare.

Maturana: Perché normalmente immaginiamo che il mondo sia già suddiviso in cose indipendenti e che successivamente queste cose si combinino.


Io: Mentre tu dici che quando distinguo una totalità distinguo contemporaneamente anche ciò che, rispetto a quella totalità, può essere considerato componente.

Maturana: Sì.


Io: Torniamo al cane.

Maturana: Va bene.


Io: Una cellula del cane è un componente del cane.

Maturana: Quando la distingui nell'architettura dinamica che realizza quel cane.


Io: Ma se quella cellula viene separata?

Maturana: Puoi continuare a descriverne l'origine dicendo che era una cellula di quel cane, ma non sta più partecipando come componente alla realizzazione presente di quella totalità.


Io: Quindi "componente" indica una partecipazione.

Maturana: Una partecipazione relazionale alla realizzazione di una totalità.


Io: Ecco perché dici che la natura della totalità determina la natura dei suoi componenti.

Maturana: Nel dominio nel quale li distingui come componenti, sì.


Io: Ma allora la totalità è semplicemente la somma delle parti più le loro relazioni?

Maturana: Non direi così.


Io: Perché?

Maturana: Perché rischi ancora di pensare che la totalità si trovi nello stesso dominio dei componenti.


Io: E non è così.

Maturana: No.


Io: Spiegamelo con l'organismo.

Maturana: Le molecole che partecipano alla realizzazione del tuo organismo operano nel dominio molecolare.

Tu, come persona, cammini per strada, conversi, abbracci qualcuno, scrivi un libro.


Io: Una molecola non conversa.

Maturana: Né ama, né passeggia, né scrive.


Io: Ma senza molecole io non potrei fare nulla di tutto questo.

Maturana: Certamente.

Questo però non significa che il conversare possa essere ridotto alle proprietà delle molecole.


Io: Quindi la totalità emerge in un dominio operativo-relazionale differente.

Maturana: Esatto.

Ed è qui che nasce gran parte delle confusioni riduzionistiche.


Io: Quando pretendiamo di spiegare le proprietà della totalità cercandole direttamente nei componenti.

Maturana: Sì.

Possiamo spiegare come la struttura rende possibile l'operare della totalità, ma non dobbiamo confondere i domini.


Io: Come quando parlavamo della coscienza.

Maturana: Proprio così.

Il sistema nervoso è indispensabile, ma da questo non segue che la coscienza sia una proprietà localizzabile in qualche neurone.


Io: Perché la coscienza emerge nel dominio relazionale del vivere umano.

Maturana: Stai cominciando a collegare le distinzioni.


Sorrido.

Humberto sposta il cucchiaino.


Io: Ma nel testo c'è un'affermazione ancora più radicale: ogni volta che distinguiamo qualcosa emerge anche il dominio nel quale quella cosa esiste.

Maturana: Sì.


Io: Prendiamo questo cucchiaino. Io lo distinguo.

Maturana: E distinguendolo non emerge soltanto il cucchiaino.


Io: Che cos'altro emerge?

Maturana: Un intero ambito di possibili relazioni.

Può essere preso.

Può cadere.

Può essere appoggiato.

Può contenere qualcosa.

Può urtare la tazzina.


Io: Quindi distinguere un ente significa far emergere anche una matrice sensoriale-operativa-relazionale.

Maturana: Precisamente.

La cosa distinta non emerge sola.

Emerge insieme al dominio nel quale possiede senso come ciò che è.


Io: E questo significa che ogni distinzione genera un mondo.

Maturana: In senso rigoroso, sì.


Io: Un mondo nuovo?

Maturana: Un nuovo dominio di distinzioni e di possibili relazioni che prima di quella distinzione non esisteva nel tuo osservare.


Io: Allora osservare non significa semplicemente fotografare qualcosa che è già completamente costituito davanti a noi.

Maturana: No.

Osservare significa operare nella distinzione.


Io: Però ciò che distinguo mi appare immediatamente come indipendente da me.

Maturana: È proprio ciò che accade nel nostro sentire.


Io: Vedo la tazzina e penso: «È lì, indipendentemente da me».

Maturana: E la vivi così.

Non devi negarlo.


Io: Ma non posso dimostrare che esista come qualcosa di indipendente dalla mia operazione di distinzione.

Maturana: Esattamente.

Puoi soltanto operare nelle coerenze della tua esperienza.


Io: E qui torniamo alla realtà.

Maturana: Sempre.


Io: Noi viviamo come se ci fosse un mondo esterno che ci contiene.

Maturana: Sì.

Sentiamo di trovarci in un ambiente e sentiamo che le nostre azioni agiscono su di esso.


Io: Eppure tu dici che tutto ciò che mi accade avviene nella dinamica chiusa del mio organismo.

Maturana: Perché sei un sistema determinato dalla tua struttura.


Io: Significa che l'ambiente non determina ciò che accade dentro di me?

Maturana: Esattamente.

Può innescare un cambiamento, ma ciò che accade in te è determinato dalla tua struttura in quell'istante.


Io: Un esempio?

Maturana prende il cucchiaino e colpisce leggermente la tazzina.

Tin.


Maturana: Che cosa hai sentito?

Io: Il suono del cucchiaino sulla tazzina.

Maturana: Questa è la tua esperienza.

Ma ciò che è accaduto nel tuo sistema nervoso è stato determinato dalla tua struttura, non dalla tazzina.


Io: La perturbazione proviene dall'incontro.

Maturana: Sì.

Ma non porta dentro di te un'istruzione che dica al sistema nervoso che cosa deve fare.


Io: Quindi l'ambiente innesca, non specifica.

Maturana: Precisamente.


Io: E il mio organismo rimane, per così dire, cieco rispetto alla natura di ciò che lo perturba.

Maturana: Questa è una formulazione importante.

Il sistema opera secondo le proprie correlazioni interne.


Io: Eppure io vivo l'esperienza di un cucchiaino esterno che colpisce una tazzina esterna.

Maturana: Certamente.

Ed è perfettamente legittimo nel dominio del tuo vivere quotidiano.

Il problema nasce soltanto se trasformi quella esperienza in una prova dell'esistenza di una realtà indipendente dal tuo operare.


Io: Allora, se comprendo questo, cambia anche la mia responsabilità come osservatore.

Maturana: Inevitabilmente.


Io: Perché?

Maturana: Perché non puoi più comportarti come se le tue distinzioni fossero semplicemente imposte da una realtà esterna che parla attraverso di te.


Io: Sono io che distinguo.

Maturana: Sì.


Io: Sono io che spiego.

Maturana: Sì.


Io: Sono io che scelgo i criteri con cui considero valida una spiegazione.

Maturana: Sì.


Io: E se so tutto questo, divento responsabile di ciò che faccio con le mie distinzioni.

Maturana: È questo il punto.


Io: Non significa che posso inventare arbitrariamente qualsiasi mondo.

Maturana: No. Continui a operare come sistema autopoietico molecolare, determinato dalla tua struttura, nell'unità ecologica organismo-nicchio che integri.


Io: Ma significa che non posso nascondermi dietro la frase: «Le cose stanno semplicemente così».

Maturana: Puoi dirlo.

Ma, se rifletti, puoi anche domandarti:

«Secondo quale distinzione?»

«In quale dominio?»

«Con quale criterio di validità?»

«E che cosa genero vivendo questa distinzione come valida?»


Rimango in silenzio.

Guardo la tazzina.

Poi il cucchiaino.

Poi Humberto.


Io: Credo che adesso capisca meglio che cosa significa dire che una totalità non è la somma delle parti.

Maturana: Dimmi.


Io: Quando distinguo una totalità, distinguo contemporaneamente un'organizzazione, dei componenti che partecipano alla sua realizzazione e un dominio nel quale quella totalità può esistere e operare.

Maturana: Continua.


Io: I componenti non possiedono da soli le proprietà della totalità.

E non sono neppure "componenti" in senso assoluto: lo diventano nella relazione che realizza quella totalità.

Maturana: Bene.


Io: E la totalità opera in un dominio diverso da quello dei componenti che la costituiscono.

Maturana: Esattamente.


Io: Quindi, quando distinguo un organismo, non sto semplicemente trovando una cosa già pronta composta da pezzi già pronti.

Sto facendo emergere, nel mio osservare, l'organismo, i suoi componenti e la matrice di relazioni nella quale tutto questo acquista senso.

Maturana: Sì.


Io: Ed ecco perché ogni distinzione apre un mondo.

Humberto annuisce.


Maturana: E adesso arriva la domanda veramente importante.

Io: Quale?

Maturana: Se sai che le tue distinzioni partecipano alla generazione dei mondi nei quali vivi...

Io: ...che cosa faccio sapendo che sto facendo ciò che faccio?

Maturana sorride.


Maturana: Precisamente.

Perché la riflessione non ci rende padroni della realtà: ci rende responsabili dei mondi che contribuiamo a generare attraverso le nostre distinzioni, le nostre spiegazioni e il nostro vivere-convivere.

 

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