Conversazione al bar con Humberto Maturana – Che cos'è il "nulla-nulla"? Che cos'è, allora, la realtà?


 Conversazione al bar con Humberto Maturana – Che cos'è il "nulla-nulla"? Che cos'è, allora, la realtà?

Il bar è quasi vuoto. Il sole del pomeriggio filtra dalle vetrate. Rimango qualche secondo in silenzio, poi apro il libro all'ultima pagina.


Io: Humberto, siamo arrivati alla fine del libro. Ma c'è un'espressione che continua a incuriosirmi: "nulla-nulla". Che cos'è?

Maturana: Prima dimmi una cosa, Antonio. Da dove pensi venga ciò che distingui?


Io: Direi... da qualcosa che esiste già.

Maturana: È proprio questa l'idea che mettiamo in discussione.


Io: Vuoi dire che non possiamo parlare dell'origine delle cose?

Maturana: Possiamo raccontare storie sulle origini. Ma non possiamo dire nulla su qualcosa che immaginiamo esistere indipendentemente dal nostro operare.


Io: Perché?

Maturana: Perché tutto ciò che diciamo nasce sempre nel nostro vivere come osservatori.


Io: Allora perché sentiamo il bisogno di immaginare un'origine assoluta?

Maturana: Perché desideriamo un fondamento ultimo che renda sicuro il nostro pensiero.


Io: Ed è qui che compare il "nulla-nulla"?

Maturana: Sì, ma non nel modo in cui molti immaginano.


Io: Non è il vuoto da cui nasce l'universo?

Maturana: No.


Io: Non è una sostanza invisibile?

Maturana: No.


Io: Non è Dio?

Maturana: Nemmeno.


Io: Allora che cos'è il nulla-nulla?

Maturana: È il nome che diamo al fatto che non possiamo dire nulla su ciò che precede le nostre operazioni di distinzione.


Io: Quindi non descrive qualcosa?

Maturana: Descrive un limite del nostro conoscere.


Io: Perché chiamarlo "nulla-nulla"?

Maturana: Per ricordarci che non stiamo parlando di un oggetto, di una sostanza o di una realtà nascosta.


Io: È semplicemente...

Maturana: ...l'ambito privo di esistenza distinguibile dal quale, nel nostro vivere, emerge ciò che distinguiamo.


Io: Quindi quando distinguo qualcosa...

Maturana: ...emerge contemporaneamente ciò che distingui e il dominio nel quale quella distinzione acquista significato.


Io: Prima esisteva?

Maturana: Non nel tuo conoscere.


Io: E allora che cosa distinguiamo davvero?

Maturana: Distinguiamo processi.


Io: Soltanto processi?

Maturana: Configurazioni di processi.


Io: E ancora?

Maturana: Configurazioni di configurazioni di processi.


Io: E infine?

Maturana: Paesaggi relazionali.


Io: Perché proprio relazionali?

Maturana: Perché nulla acquista senso da solo.


Io: E quando questi paesaggi generano armonia?

Maturana: Generano benessere nel vivere e nel convivere.


Io: Allora arriviamo alla domanda più difficile.

Maturana: Quale?


Io: Che cos'è la realtà?

Maturana sorride.


Maturana: La realtà è ciò che viviamo.


Io: Tutto qui?

Maturana: Tutto qui. E non è poco.


Io: Non esiste una realtà indipendente da noi?

Maturana: Non possiamo dire nulla riguardo a una presunta realtà indipendente dalle operazioni mediante le quali distinguiamo ciò che distinguiamo.


Io: Quindi ciò che chiamiamo realtà...

Maturana: ...coincide con le coerenze del nostro vivere.


Io: E i mondi che abitiamo?

Maturana: Li generiamo vivendo, conversando e riflettendo insieme.


Io: Allora siamo responsabili dei mondi che facciamo esistere.

Maturana: Sì. Ed è questa la nostra più grande libertà.


Rimango in silenzio.

Guardo il libro ormai chiuso.


Io: Humberto... forse il "nulla-nulla" non è un mistero da spiegare.

Maturana: No.

È un invito a riconoscere con umiltà il limite del nostro conoscere.


Io: E allora il libro finisce davvero qui?

Maturana prende l'ultima goccia di caffè, sorride e dice:

Maturana: Finisce il libro.

Non finisce il conversare.

Perché ogni nuova distinzione farà emergere un nuovo mondo.

E finché continueremo a conversare nell'amore e nel rispetto reciproco, continueremo anche a generare realtà nelle quali vivere insieme.

 

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