Sharm el-Sheikh Tenerife? No, grazie


 Con un tono contemplativo e filosofico, fatto di viaggio, appartenenza e stupore per il naturale mutare del tempo.

Oggi, sulla spiaggia, un’amica di mia figlia mi ha raccontato i suoi dieci giorni d’aprile a Sharm el-Sheikh. Gianni, invece, mi parla di Tenerife, dove vive tutto l’anno dentro una temperatura che pare non cambiare mai: venticinque gradi, sempre, come se il tempo avesse deciso di fermarsi.
Li ascolto volentieri. Eppure non provo invidia.
Io sto bene a Lecce. Mi piace il caldo dell’estate, quando la luce sembra divorare ogni ombra; mi piacciono la primavera e l’autunno, con la loro dolce incertezza; persino il freddo dell’inverno, che costringe il corpo a raccogliersi e l’anima a cercare riparo.
Forse sono cresciuto sentendo ripetere che non esistono più le mezze stagioni. Ma io continuo a incontrarle. Non sempre arrivano puntuali, non sempre si lasciano riconoscere, eppure passano ancora davanti alla mia porta.
Non desidero un’eterna primavera. Un anno senza stagioni mi sembrerebbe una vita privata dei suoi mutamenti. Preferisco sentire il mondo che cambia intorno a me e cambiare con lui: avere caldo, avere freddo, aspettare la pioggia, riconoscere il ritorno della luce. Perché vivere, forse, non significa cercare il clima perfetto, ma accogliere ogni stagione quando viene, sapendo che anch’essa passerà.

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