La festa adesso
La festa adesso
Oggi Supertramp, e immediatamente è festa.
Non una festa organizzata, sia chiaro, con gli inviti spediti in anticipo, le sedie disposte lungo le pareti e qualcuno incaricato di controllare che la felicità non sporchi il pavimento. No. Una festa improvvisa, di quelle che entrano dalla finestra senza bussare e rovesciano un bicchiere di luce sopra ogni cosa.
La musica comincia e la stanza cambia mestiere. Il tavolo smette di essere un tavolo, la finestra dimentica il paesaggio che le avevano assegnato, persino l’orologio, poveretto, continua a muovere le lancette senza accorgersi che il tempo se n’è già andato a ballare.
Io non capisco una sola parola.
Questo dovrebbe essere un problema, secondo le persone serie. Bisognerebbe conoscere l’inglese, tradurre i testi, stabilire che cosa vogliano dire esattamente quelle voci. Ma intanto il piede ha già capito, le spalle hanno capito, qualcosa nello stomaco si è messo a sorridere. Il corpo, che non ha mai frequentato corsi di lingua, traduce tutto perfettamente.
Dice: festa.
Dice: alzati.
Dice: questa felicità sta accadendo proprio a te.
Forse i Supertramp non cantano in inglese. Forse cantano in quella lingua anteriore alle parole che conoscono i bambini, gli innamorati e le persone che, almeno per qualche minuto, hanno smesso di difendersi dalla vita.
La musica passa da uno strumento all’altro e in mezzo accade la relazione: una voce chiama, il pianoforte risponde, la batteria spalanca la porta e tutti entrano insieme. Nessuno rimane solo, nemmeno chi ascolta.
Così mi lascio raggiungere.
Non so che cosa stiano raccontando e, stranamente, so benissimo che cosa mi stanno dicendo. Mi dicono che ogni circostanza possiede un punto segreto sul quale può cadere uno spruzzo di felicità. Basta una nota precisa, una voce che sale, un ritmo che prende per mano ciò che fino a un momento prima sembrava immobile.
Fuori, il mondo continua a compilare i suoi moduli, a prevedere domani, a ricostruire ieri. Io no.
Io faccio festa.
Adesso.

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