Istruzioni per ascoltare un disco del 1979 nel Ferragosto del 2026
Istruzioni per ascoltare un disco del 1979 nel Ferragosto del 2026
Oggi ascolto Discovery degli Electric Light Orchestra, ma la frase è inesatta, perché forse è Discovery che ascolta me.
Il disco uscì in Italia nel giugno del 1979, contemporaneamente al resto del mondo, particolare importante soltanto per chi continua a credere che il tempo sia una cosa seria, una fila ordinata di giorni che comincia da qualche parte e finisce altrove.
In realtà basta appoggiare la puntina sul vinile, o fare oggi quel gesto invisibile con cui si avvia la musica, perché giugno 1979 e Ferragosto 2026 si siedano accanto senza salutarsi, come due persone che si conoscono da sempre.
La tentazione di ricostruire il passato è fortissima. Bisogna stare attenti. Il passato, appena gli concedi una sedia, occupa tutto il tavolo.
Perciò mi limiterò ai fatti.
Il disco lo portava Francesco De Pascalis.
Anno 1979. Via Vittorio Emanuele III, San Cesario di Lecce. Francesco era il regista di Onore al merito, la trasmissione che conducevo con Marina Pagliara, e fu lui a farmi conoscere quel disco.
Bene.
Finito il settore ricordi.
Ah, no.
La sala dalla quale trasmettevamo aveva una finestra affacciata sulla piazza. Si trovava sopra i bagni pubblici e proprio di fronte alla Chiesa Madre. Dalla finestra entravano le voci, qualche rumore di automobile, forse il rintocco delle campane e tutto ciò che allora non sapevamo sarebbe diventato indimenticabile.
Adesso ho finito davvero.
O almeno così credo.
Perché comincia la musica e dentro di me si accende una luce esagerata, una luminosità che non appartiene né al 1979 né al 2026. Ogni brano è una festa. Non racconta una festa: la fa accadere.
Ci sono ragazze con gonne svolazzanti e vestitini color pastello. Mi passano davanti ballando, ridono, mi sorridono come se sapessero qualcosa che io ancora ignoro. Intorno c’è un prato, l’erba sprigiona il suo odore sotto il sole e io, nascosto dietro gli occhiali scuri, guardo quella ragazzina che mi piace da morire.
Non so chi sia.
Forse l’ho conosciuta davvero.
Forse l’ho soltanto attesa.
Forse nasce in questo preciso momento da una tastiera, da una chitarra, da un coro che attraversa quasi mezzo secolo per venirmi a cercare.
Ma bisogna intendersi: quello che sto provando non accadde allora.
Accade adesso.
È il Ferragosto del 2026 e io sono qui. La musica entra nel mio corpo e il mio corpo non le chiede il documento d’identità. Non vuole sapere in quale anno sia stata incisa, chi fossi quando l’ascoltai per la prima volta o se quella ragazza sul prato sia esistita fuori di me. La accoglie e basta.
Io la musica la canto, ma ascolto anche quella cantata dagli altri. E ascoltare non è restare fermi davanti a qualcosa. È un modo di partecipare. La struttura del brano incontra la mia struttura, la sfiora, la perturba, e da quell’incontro sorgono immagini, persone, profumi, colori, desideri.
Non erano nascosti nel disco.
Non erano nascosti completamente neppure in me.
Nascono nell’incontro, come nasce un sentiero quando qualcuno comincia a camminare nell’erba.
Voi, ascoltando lo stesso brano, vedreste probabilmente un’altra festa. Altri visi passerebbero davanti ai vostri occhi. Forse non ci sarebbe nessun prato, nessuna gonna color pastello, nessuna finestra sopra i bagni pubblici. Ci sarebbe ciò che può nascere soltanto da voi.
Eppure, se le mie parole incontreranno qualcosa che avete sentito, o che credete di avere sentito, per un istante ci ritroveremo nella stessa piazza impossibile.
Io alla finestra della radio.
Voi da qualche altra parte.
Francesco con il disco sotto il braccio.
La Chiesa Madre di fronte.
Le ragazze che continuano a ballare sul prato.
E il 1979 che, senza domandare permesso, festeggia il Ferragosto del 2026.

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