Conversazione al bar con Humberto Maturana – Creatori di mondi

 


Conversazione al bar con Humberto Maturana – Creatori di mondi

Il bar è quasi vuoto. Davanti a noi il mare sembra immobile, ma basta osservarlo per qualche secondo per accorgersi che nulla rimane davvero fermo. Humberto guarda l’acqua. Io ripenso a una frase appena letta.


Io: Humberto, dici che ogni riflessione porta all’esistenza un mondo nuovo. Non è un’affermazione esagerata?

Maturana: Dipende da ciò che intendi per mondo.


Io: Io penso al mondo come a qualcosa che esiste già e che noi scopriamo.

Maturana: Ed è precisamente questo che ti impedisce di vedere ciò che accade quando rifletti.


Io: Che cosa accade?

Maturana: Torni ricorsivamente sul tuo stesso vivere.

Guardi ciò che stavi facendo da un nuovo dominio di osservazione.

E, nel farlo, compare qualcosa che prima non esisteva per te.


Io: Ma quella cosa non era già lì?

Maturana: Questa è l’impressione che abbiamo sempre.

Viviamo ciò che distinguiamo come se preesistesse alla nostra distinzione.


Io: Fammi un esempio.

Maturana: Stai discutendo con qualcuno e pensi: «Mi sta attaccando».

In quel momento vivi un determinato mondo relazionale.


Io: Un mondo di conflitto.

Maturana: Sì.

Poi rifletti e ti domandi: «Sono sicuro che mi stia attaccando? O sono io che sto vivendo le sue parole come un attacco?».


Io: E cambia qualcosa.

Maturana: Può cambiare tutto.


Io: Ma l’altra persona è sempre la stessa.

Maturana: Certamente. Ma è cambiato il mondo relazionale nel quale quella persona emerge per te.

La riflessione ha aperto un dominio che prima non esisteva nel tuo vivere.


Io: Quindi siamo creatori di mondi?

Maturana: Nel nostro vivere umano, sì.

Ma attenzione: non significa che possiamo creare arbitrariamente qualsiasi cosa desideriamo.


Io: Perché siamo vincolati dalla nostra struttura.

Maturana: Esattamente.

Esistiamo come sistemi autopoietici molecolari, determinati dalla nostra struttura, e tutto ciò che facciamo accade nelle coerenze sensoriali-operative-relazionali del nostro vivere.


Io: Quindi non creo il mondo semplicemente pensandolo.

Maturana: No.

Non stiamo parlando di magia.

Stiamo parlando del modo in cui un mondo sorge nell’operare dell’osservatore.


Io: Nel testo dici anche qualcosa di ancora più difficile: nulla accade perché debba accadere.

Maturana: È fondamentale comprenderlo.


Io: Perché?

Maturana: Perché tendiamo continuamente a trasformare la storia in un progetto.

Guardiamo ciò che esiste oggi e immaginiamo che tutto ciò che è accaduto prima dovesse necessariamente condurre fin qui.


Io: Come se l’evoluzione avesse una meta.

Maturana: Esattamente.

Ma la deriva naturale non possiede una meta.


Io: Allora perché un organismo possiede proprio le caratteristiche che gli permettono di vivere nel suo ambiente?

Maturana: Perché se non si fosse conservata la congruenza tra organismo e nicchio, quell’organismo non sarebbe lì.


Io: Sembra quasi la stessa cosa.

Maturana: Non lo è affatto.


Io: Qual è la differenza?

Maturana: Una cosa è dire: «Questo è accaduto affinché l’organismo potesse vivere».

Un’altra è dire: «Poiché questo è accaduto e il vivere si è conservato, oggi osserviamo questo organismo vivente».


Io: Nel primo caso introduco uno scopo.

Maturana: Sì.

Nel secondo riconosci una storia.


Io: Quindi la vita non procede verso qualcosa.

Maturana: La vita semplicemente procede conservando il vivere finché il vivere si conserva.


Io: E organismo e nicchio?

Maturana: Cambiano insieme.

Ma non perché uno possieda il progetto dell’altro.


Io: Non si controllano reciprocamente?

Maturana: No.

Possiedono dinamiche proprie.

L’organismo realizza e conserva la propria autopoiesi molecolare. Il nicchio segue il proprio divenire strutturale.

Quando organismo e nicchio si incontrano, ciascuno innesca cambiamenti nell’altro secondo la struttura dell’altro.


Io: Ed è da questi incontri che nasce la storia?

Maturana: Precisamente.

Una storia che nessuno dei due contiene anticipatamente.


Io: Per questo dici che è imprevedibile.

Maturana: Sì.

Non perché sia caotica o priva di coerenze, ma perché ciò che accadrà nasce dall’incontro concreto di dinamiche che hanno storie indipendenti.


Io: Come due persone che si incontrano.

Maturana: È un ottimo esempio.

Tu arrivi con la tua storia.

L’altra persona arriva con la propria.


Io: Nessuno dei due contiene già ciò che accadrà tra noi.

Maturana: Esatto.

La relazione nasce nell’incontro.


Io: E, una volta nata, modifica entrambi.

Maturana: Se l’incontro continua, sì.

Nasce una nuova architettura dinamica relazionale.


Io: Quindi anche una coppia, una famiglia, una comunità possono essere comprese così.

Maturana: Certamente.

Gli organismi intrecciano i propri nicchi e generano comunità ecologiche nelle quali ciascuno partecipa alla trasformazione del vivere degli altri.


Io: Ma quando osserviamo una comunità molto complessa abbiamo l’impressione che qualcuno debba averla progettata.

Maturana: È una tentazione frequente dell’osservatore.


Io: Perché?

Maturana: Perché confondiamo la coerenza del risultato con l’intenzionalità della sua origine.


Io: Cioè?

Maturana: Vediamo qualcosa di straordinariamente coerente e pensiamo: «Deve essere stato progettato così».

Ma una coerenza può essere il risultato storico della conservazione ricorsiva di ciò che ha continuato a essere possibile.


Io: Quindi l’ordine non implica necessariamente un progetto.

Maturana: Esattamente.

Può emergere spontaneamente dalla conservazione delle coerenze del vivere.


Rimango a guardare il mare.

Una barca attraversa lentamente l’orizzonte.

Penso che, se avessi guardato altrove per qualche secondo, quella precisa immagine non sarebbe mai esistita nel mio vivere.


Io: Humberto, allora anche questa conversazione sta creando un mondo.

Maturana: Certamente.


Io: Quale?

Maturana: Quello nel quale adesso puoi distinguere ciò che prima non distinguevi.


Io: E domani potrei vedere le stesse cose diversamente.

Maturana: Naturalmente.

Perché domani sarai strutturalmente diverso.

E anche il tuo nicchio sarà diverso.


Io: Allora non possiamo sapere esattamente dove ci porterà una riflessione.

Maturana: No.

Possiamo soltanto viverla.


Io: Ma possiamo scegliere di riflettere.

Maturana: Ed è qui che la questione diventa profondamente umana.


Io: Perché?

Maturana: Perché riflettere significa interrompere per un momento la certezza del mondo che stiamo vivendo e guardare nuovamente ciò che stiamo facendo.


Io: E quel nuovo sguardo può cambiare il nostro vivere.

Maturana: Sì.

Ogni autentica riflessione apre la possibilità di una nuova deriva.


Il cameriere porta altri due caffè.

Guardo Humberto.


Io: Credo di capire perché ci chiami creatori di mondi.

Non perché possiamo decidere arbitrariamente che cosa debba esistere, ma perché ogni volta che distinguiamo, conversiamo e riflettiamo facciamo emergere nuovi domini del vivere che prima, nel nostro vivere, non esistevano.

Maturana: Proprio così.

E ricorda la conseguenza più importante.


Io: Quale?

Maturana: Se i mondi umani sorgono nel nostro conversare e nel nostro fare, non possiamo considerarci semplicemente abitanti innocenti di mondi già fatti.

Siamo partecipanti alla loro continua generazione.


Io: E quindi responsabili dei mondi che contribuiamo a generare.

Maturana sorride e guarda il mare.


Maturana: Questa è la libertà — e insieme la responsabilità — che nasce dalla riflessione: possiamo guardare il mondo che stiamo generando e domandarci se è proprio quello nel quale desideriamo continuare a vivere e convivere.

 

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