Le estati che non furono fotografate
Le estati che non furono fotografate
Il numero di oggi di Sette, il settimanale del Corriere della
Sera, è dedicato alle vacanze degli anni Sessanta, gli anni della mia
infanzia. Le racconta attraverso le fotografie delle celebrità che venivano in
Italia: corpi distesi al sole, alberghi, terrazze sul mare, automobili
decappottabili, sorrisi rivolti all’obiettivo.
Ho guardato quelle immagini cercandovi la mia estate. Non l’ho trovata.
Fino al 1968 andavo al mare due o tre volte in tutta la stagione. Non
ricordo le vacanze come un tempo separato dal resto dell’anno. Erano giorni
lunghi trascorsi nel paese, a bighellonare per le strade, inventando qualcosa
da fare perché non accadeva quasi nulla.
Gli altri partivano dalla piazza con la corriera. Portavano borse,
asciugamani, bottiglie d’acqua e il pranzo preparato a casa. Raggiungevano la
spiaggia più vicina e tornavano la sera, stanchi, accaldati, con il sale sulla
pelle. Mia madre si rifiutava di affrontare quella sauna dell’andata e del
ritorno. Per lei non era una vacanza.
Chi poteva permetterselo prendeva in affitto una casa in uno dei paesi della
costa. Non si diceva: “Andiamo in vacanza”. Si diceva: “Abbiamo preso la
quindicina”. La prima o la seconda di luglio, la prima o la seconda di agosto.
Qualcuno aspettava settembre, quando costava meno e sulle spiagge cominciava a
esserci spazio.
Per molti ragazzi l’estate non significava il mare. Significava entrare
nella bottega di un falegname, di un meccanico o di un fabbro. Per le ragazze,
imparare a cucire da una sarta. Non era ancora un lavoro, ma non era più
libertà. Gli adulti lo chiamavano “imparare un mestiere”. Era il modo con cui
l’infanzia cominciava lentamente a finire.
Questa era l’estate di molti italiani negli anni Sessanta. Non c’erano
fotografi ad aspettarli all’arrivo della corriera. Nessuno immortalava le
stanze prese in affitto per quindici giorni, i bambini rimasti in paese o le
mani degli apprendisti sporche di colla e grasso.
Di tutto questo, su Sette, non c’è traccia.
Forse perché alcune vite vengono fotografate e diventano la memoria di
un’epoca. Le altre, quelle della maggioranza, restano fuori dall’inquadratura.
Eppure l’Italia di allora era soprattutto lì: nella piazza da cui partiva la
corriera, nella decisione di una madre di non affrontare il viaggio, nei
quindici giorni al mare conquistati con i risparmi di un anno, nelle botteghe
in cui i bambini imparavano troppo presto il lavoro degli adulti.
Le fotografie delle celebrità raccontano le vacanze degli anni Sessanta. Non
raccontano le nostre estati.
Nella foto Jacqueline
Kennedy in vacanza in Italia insieme alla figlia Caroline nell’estate del 1962,
osserva un cartello di benvenuto

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