Buon trasloco
Buon trasloco
L’ho cantata diversamente, lo so. Forse agli ammiratori di Olly e Juli sarà sembrato un piccolo sacrilegio, come quando qualcuno entra in una stanza amata e sposta un mobile che credevamo dovesse restare per sempre nello stesso posto.
Ma io provengo dagli anni Sessanta. Appartengo a quella generazione che chiamarono dei baby boomer e che imparò l’amore ascoltando voci calde e profonde, capaci di scendere dentro il corpo prima ancora che le parole raggiungessero la mente.
Erano gli anni in cui si ballava lentamente. E il ballo, a dire il vero, era soltanto un pretesto inventato dalla musica per consentire a due corpi di avvicinarsi senza dover confessare ciò che desideravano. Si appoggiava appena il petto contro di lei, con una delicatezza che sembrava casuale, mentre dentro si aspettava un segnale: un respiro più corto, un cedimento delle spalle, un tremore quasi impercettibile che dicesse che anche lei aveva sentito.
Io l’ho cantata così.
Non come una canzone arrivata oggi, ma come se avesse attraversato tutti gli anni della mia vita per venirmi incontro. Le ho dato la voce dell’uomo che sono e l’emozione del ragazzo che fui, quando bastava sapere che l’avrei rivista perché la pancia si stringesse e il mondo intero cambiasse consistenza.
Forse questa emozione è arrivata anche a qualcuno di coloro che mi ascoltavano. Forse no. Ma è arrivata a me. Ed è arrivata forte, intima, vera.
Perché certe canzoni non si cantano per essere fedeli a chi le ha cantate prima. Si cantano per ritrovare chi eravamo noi quando ancora non le conoscevamo, ma le stavamo già aspettando.
E allora buon trasloco, mia canzone.
Hai cambiato voce, epoca e dimora. Ma, passando attraverso di me, sei tornata a casa.
https://www.youtube.com/watch?v=y4X8Buzfvrc

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