Una canzone che fa volare
Una canzone che fa volare
Oggi la musica mi ha riportato The Devil Is Loose, la canzone di Asha Puthli che nei primi mesi del 1978 conquistò l’Italia dopo la sua sensuale apparizione al Festival di Sanremo.
Allora presentavo programmi nelle prime radio private. Una di quelle voci senza volto che entravano nelle case portando dischi, dediche e sogni. La mia radio si chiamava Radio San Cesario e trasmetteva da una stanza al primo piano di via Vittorio Emanuele III.
Ricordo il gesto quasi religioso con cui appoggiavo la puntina sul vinile. Il piatto cominciava a girare e la voce di Asha Puthli riempiva la stanza. Io amavo quella canzone e, forse, attraverso il microfono cercavo di farla amare anche agli altri.
Ma basta con la macchina del tempo. Il passato è un luogo bellissimo, purché non ci impedisca di abitare il presente.
Adesso ascolto questa melodia e mi sembra di entrare in una nuvola. Salgo lentamente, abbracciato alla mia ragazza. Da lassù vedo le città, le strade, le case illuminate e persino ciascuno di voi, con le proprie gioie nascoste e le proprie malinconie.
La musica sa fare anche questo: ci prende dalla stanza in cui siamo e ci porta dove, da soli, non avremmo mai saputo arrivare.
The Devil Is Loose è una canzone che fa volare.
E per oggi mi sembra tutto.
E, soprattutto, mi sembra che basti.

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