Conversazione al bar con Humberto Maturana – A che cosa servono le domande?
Conversazione al bar con Humberto Maturana – A che cosa servono le domande?
Il bar è
quasi vuoto. Il rumore dei cucchiaini nelle tazzine accompagna il silenzio.
Rimango qualche istante a osservare le persone che entrano e che escono.
Poi guardo
Humberto.
Io: Humberto, a che cosa servono
davvero le domande?
Maturana: Dipende da quale domanda stai
facendo.
Io: Non tutte servono a trovare una
risposta?
Maturana: Molte servono a qualcosa di molto
più importante.
Io: A che cosa?
Maturana: A mostrarti il mondo nel quale stai
già vivendo.
Io: Come sarebbe?
Maturana: Ogni domanda nasce dentro un modo
di vivere.
E ogni
risposta contribuisce a conservarlo oppure a trasformarlo.
Io: Quali sono allora le domande
davvero decisive?
Maturana: Sono poche.
Ma cambiano
un'esistenza.
Io: Quali?
Maturana: La prima è questa:
Voglio
continuare a vivere il modo di vivere che sto vivendo, se mi accorgo che
distrugge le condizioni che rendono possibile il vivere stesso?
Io: È una domanda ecologica.
Maturana: È una domanda sul vivere.
Io: E la seconda?
Maturana: Desidero davvero vivere fondando
la mia vita sulla competizione e sull'ambizione?
Io: Molti direbbero di sì.
Maturana: Molti lo dicono.
Ma pochi
osservano quali conseguenze quella scelta produce nel loro convivere.
Io: E la terza?
Maturana: Desidero continuare a vivere un
modo di vivere che genera discriminazione, dolore e sofferenza?
Io: Sono domande difficili.
Maturana: Perché non chiedono informazioni.
Chiedono
responsabilità.
Io: Quindi ciò che conta non è soltanto
la risposta.
Maturana: Conta il vivere che quella risposta
rende possibile.
Io: Se rispondo "sì", sto
conservando quel modo di vivere.
Maturana: Esattamente.
Io: E se rispondo "no"?
Maturana: Comincia una trasformazione.
Io: Però spesso giustifichiamo ciò che
facciamo.
Maturana: Sempre.
Ogni
spiegazione legittima il mondo che stiamo vivendo.
Io: Anche quando sappiamo che quel
mondo ci fa soffrire?
Maturana: Soprattutto allora.
Io: Perché?
Maturana: Perché è più facile difendere
un'abitudine che metterla in discussione.
Io: Quindi costruiamo teorie.
Maturana: E le chiamiamo razionali.
Io: Ma non sempre lo sono.
Maturana: Molte volte servono soltanto a
proteggerci dall'inquietudine.
Io: Da quale inquietudine?
Maturana: Da quella che nasce quando ci
accorgiamo che il nostro vivere non è coerente con ciò che, nel profondo,
sentiamo giusto.
Io: Vuoi dire che dietro molte
ideologie ci sono desideri nascosti?
Maturana: Spesso sì.
Desideri che
non vogliamo riconoscere.
Io: Perché ce ne vergogniamo.
Maturana: Perché siamo esseri etici.
Io: Tu dici sempre che l'amore è il
fondamento dell'umano.
Maturana: Non come ideale morale.
Come
condizione biologico-culturale del nostro vivere insieme.
Io: E quando ci allontaniamo da quel
fondamento?
Maturana: Inventiamo spiegazioni che rendano
accettabile il disamore.
Io: Quindi il problema non è la teoria.
Maturana: È il desiderio che quella teoria
protegge.
Io: E ogni scelta nasce sempre da un
desiderio.
Maturana: Dal desiderio di conservare
qualcosa che, in quel momento, ci procura benessere o piacere.
Io: Anche quando quel piacere produce
sofferenza negli altri?
Maturana: Anche allora.
Per questo
la responsabilità non può essere delegata.
Resto in
silenzio.
Le tre
domande continuano a risuonare dentro di me.
Non sembrano
chiedere una risposta immediata.
Sembrano
chiedere un modo diverso di vivere.
Io: Allora le domande più importanti
non servono a conoscere il mondo.
Maturana
sorride.
Maturana: No.
Servono a
conoscere il vivere che stiamo scegliendo.
Perché ogni
risposta che ci diamo non descrive soltanto ciò che pensiamo.
Descrive
soprattutto il mondo che desideriamo continuare a generare con il nostro
vivere.

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