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L'uomo che non combatteva più

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  L'uomo che non combatteva più Un racconto originale ispirato alla prosa asciutta, ai dialoghi essenziali e ai silenzi. Il lunedì mattina faceva freddo. Erano le cinque e lui non voleva alzarsi. Suo padre era già vestito. Aveva preso le chiavi della macchina e guardava l'orologio. «Faremo tardi.» «C'è tempo.» «Non c'è tempo.» Il ragazzo si alzò. Si lavò la faccia con l'acqua fredda. Non fece colazione. Fuori era ancora buio. La macchina era parcheggiata davanti alla casa. Era una berlina chiara, con i sedili di finta pelle e un motore che d'inverno impiegava qualche secondo ad avviarsi. Suo padre guidava veloce. «Devi imparare a essere puntuale.» Il ragazzo guardava fuori dal finestrino. Le strade erano vuote e i lampioni illuminavano i muri delle case. «Sono puntuale.» «Sei sempre l'ultimo.» Non rispose. Aveva imparato che rispondere non serviva. All'inizio rispondeva sempre. Discuteva, alzava la voce, cercava di dimostrar...

ANNIVERSARY (2025) — Ho fiducia nell'umanità

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  ANNIVERSARY (2025) — Ho fiducia nell'umanità Ho visto Anniversary , il film del 2025. Tutto comincia con una ragazza che non ha una famiglia. Una ragazza che entra nella vita degli altri e, poco alla volta, qualcosa cambia. Cambiano le relazioni, le parole, gli sguardi. Cambia il mondo che quelle persone fanno emergere vivendo insieme. Mentre guardavo il film, pensavo a Karl Popper e al suo paradosso della tolleranza. Pensavo a Humberto Maturana e a quella distinzione che considero fondamentale: tollerare qualcuno non significa riconoscerlo come legittimo altro nella convivenza. Ma soprattutto pensavo ai bambini. A quando eravamo bambini e incontravamo un altro bambino senza domandargli quale fosse la sua ideologia, quale religione professassero i suoi genitori, a quale classe sociale appartenesse la sua famiglia. Bastava incontrarsi. Bastava uno sguardo, un gioco, una mano tesa. E nasceva un mondo nel quale ciascuno poteva esserci, senza dover giustificare la propria esi...

Una conversazione immaginaria ispirata alle pagine 7–64 di À l’école de la phénoménologie, dedicate a Edmund Husserl, al movimento fenomenologico e al senso della storia.

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  Conversazioni con i filosofi Antonio Bruno incontra Paul Ricœur Una conversazione immaginaria ispirata alle pagine 7–64 di À l’école de la phénoménologie, dedicate a Edmund Husserl, al movimento fenomenologico e al senso della storia. Il mondo non è ciò che pensiamo: è ciò che viviamo Antonio Bruno: Professore Ricœur, ho letto queste prime sessantaquattro pagine del suo libro e ho avuto una sensazione singolare. Lei comincia parlando di Husserl, del significato, della coscienza, della riduzione fenomenologica. Poi, quasi impercettibilmente, ci conduce verso la storia, la responsabilità, l'umanità. Mi sono domandato se il filo che unisce tutto questo non sia una domanda molto semplice: come facciamo a conoscere il mondo nel quale viviamo? Paul Ricœur: È una domanda semplice soltanto in apparenza, Antonio. Husserl ha avuto il merito di mostrare che noi non siamo spettatori di un mondo già completamente definito. Siamo coscienze intenzionali, vale a dire coscienze semp...