ANNIVERSARY (2025) — Ho fiducia nell'umanità
ANNIVERSARY
(2025) — Ho fiducia nell'umanità
Ho visto Anniversary,
il film del 2025. Tutto comincia con una ragazza che non ha una famiglia. Una
ragazza che entra nella vita degli altri e, poco alla volta, qualcosa cambia.
Cambiano le relazioni, le parole, gli sguardi. Cambia il mondo che quelle
persone fanno emergere vivendo insieme.
Mentre
guardavo il film, pensavo a Karl Popper e al suo paradosso della tolleranza.
Pensavo a Humberto Maturana e a quella distinzione che considero fondamentale:
tollerare qualcuno non significa riconoscerlo come legittimo altro nella
convivenza.
Ma
soprattutto pensavo ai bambini.
A quando
eravamo bambini e incontravamo un altro bambino senza domandargli quale fosse
la sua ideologia, quale religione professassero i suoi genitori, a quale classe
sociale appartenesse la sua famiglia. Bastava incontrarsi. Bastava uno sguardo,
un gioco, una mano tesa. E nasceva un mondo nel quale ciascuno poteva esserci,
senza dover giustificare la propria esistenza.
Naturalmente
anche i bambini possono escludere, ferire, competere. Ma conoscono anche, prima
ancora di saperlo spiegare, l'esperienza della reciproca accettazione.
Quell'esperienza non è scomparsa. Appartiene alla nostra storia di esseri
umani.
Maturana ci
ha insegnato che l'amore non è soltanto un sentimento. È l'emozione nella quale
l'altro emerge come un legittimo altro nella convivenza. È il fondamento del
sociale, la possibilità stessa di vivere insieme senza che uno debba negare
l'altro per affermare se stesso.
E allora mi
domando che cosa accadrebbe se smettessimo di voler correggere continuamente
gli altri, di pretendere che somiglino a noi, che pensino come noi, che vivano
secondo le nostre aspettative.
Non
significa accettare la violenza o rinunciare a contrastare chi nega la libertà
altrui. Significa comprendere che possiamo rifiutare una condotta senza negare
l'umanità di chi la compie.
Anniversary mi ha fatto pensare a quanto sia
fragile una convivenza quando la paura prende il posto della fiducia, quando le
idee diventano più importanti delle persone, quando il bisogno di appartenere
si trasforma nel desiderio di escludere.
Eppure io ho
fiducia.
Non perché
creda che il bene debba necessariamente vincere. Non perché immagini un'umanità
incapace di distruggere ciò che ha costruito. La storia ci ha mostrato troppe
volte il contrario.
Ho fiducia
perché so che abbiamo conosciuto un altro modo di vivere. Lo abbiamo
sperimentato nelle relazioni nelle quali siamo stati accolti senza condizioni,
riconosciuti senza dover dimostrare nulla, amati senza dover diventare diversi.
E ciò che
abbiamo vissuto può tornare a emergere, ogni volta che scegliamo di conservarlo
nelle nostre relazioni.
Non aspetto
che qualcuno cambi il mondo al posto mio. Il mondo emerge anche da ciò che
faccio, da come ascolto, da come guardo, da come incontro chi è diverso da me.
Ho fiducia
che possa prevalere il riconoscimento reciproco di legittimità.
Non è una
previsione. È una fiducia che si rinnova nel vivere, ogni volta che riconosco
nell'altro un essere umano legittimo quanto me.
Forse il
futuro dell'umanità non comincia con una grande rivoluzione.
Forse
comincia quando due persone si incontrano e nessuna delle due pretende che
l'altra smetta di essere se stessa.
Come
accadeva, qualche volta, quando eravamo bambini.
Antonio
Bruno
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