Oggi ascolto Franco Battiato. E scopro che i segnali di vita non conoscono età

 


Oggi ascolto Franco Battiato. E scopro che i segnali di vita non conoscono età

di Antonio Bruno Pietro — Un racconto musicale ispirato al giornalismo

Ieri sera, 23 ottobre 2026, sono andato a Brindisi. Mi aveva invitato Gianni Dell’Anna e, quando un amico ti invita ad ascoltare musica, bisognerebbe sempre accettare. Perché non sai mai cosa ti aspetta. Magari pensi di andare a sentire delle canzoni che conosci già e invece finisci per incontrare qualcosa che non avevi previsto.

Al Teatro Impero, alle nove di sera, c'era uno spettacolo dal titolo bellissimo: Segnali di vita oltre il tempo, omaggio a Franco Battiato.

Sul palco Renato Carrozzo alla voce, Nini Fumarola al basso, Emanuele Crespino alla batteria, Enrico Caiffa alle chitarre, Dario Cota alle tastiere e Marco Antonio Romano.

Li guardo e mi viene da sorridere. L'unico giovane, almeno a giudicare dall'aspetto, è il batterista. Gli altri mi sembrano più o meno della mia età. Io ho sessantanove anni, loro qualcuno in più, qualcuno in meno, immagino. Non ho chiesto le carte d'identità, naturalmente. Sarebbe stato un modo piuttosto curioso di cominciare una serata dedicata a Battiato.

Eppure questa faccenda dell'età mi interessa.

Perché sul palco ci sono degli uomini che continuano a suonare. Non per dimostrare di essere ancora capaci, almeno questa è la mia impressione. Suonano perché la musica è ancora lì, dentro di loro, e chiede di uscire.

Sono dei diversamente ragazzi.

E mi piace chiamarli così.

Franco Battiato non c'è più. È morto nel maggio del 2021. Ma noi che siamo cresciuti ascoltando la sua musica abbiamo una relazione particolare con le sue canzoni. Non sono soltanto composizioni musicali. Sono luoghi della nostra esistenza.

Pensateci.

Quando ascoltiamo una canzone che abbiamo conosciuto quarant'anni fa, non torniamo davvero a quarant'anni fa. Non possiamo. Siamo persone diverse. Quello che accade è molto più interessante: ascoltiamo oggi quella canzone, con tutto quello che siamo diventati.

E così la musica cambia senza cambiare.

Battiato aveva questa capacità straordinaria di mettere insieme cose che sembravano non poter stare insieme. L'elettronica e la melodia, la filosofia e la canzone popolare, l'ironia e la spiritualità, la ricerca e il successo commerciale.

Era un uomo che non sembrava particolarmente interessato a rassicurare il pubblico. Eppure riusciva a farsi cantare da tutti.

Questo, per me, è uno dei grandi misteri della musica.

Come fa una canzone a diventare patrimonio comune senza perdere la sua originalità?

E come fanno sei musicisti, molti anni dopo, a riprendere quelle canzoni senza trasformarle in semplici fotografie di un passato che non esiste più?

La risposta, forse, sta proprio nel fatto che le suonano dal vivo.

Una cover non è necessariamente una copia. Può diventare un incontro. Chi canta porta la propria voce, chi suona porta il proprio corpo, le proprie mani, la propria storia. E quella canzone, che credevamo di conoscere perfettamente, comincia un'altra volta a vivere.

Certo, Franco Battiato era Franco Battiato. Nessuno può sostituirlo. Ma non è questo il punto.

Il punto è che la musica non appartiene più soltanto a chi l'ha scritta. Appartiene anche a chi l'ha ascoltata, a chi l'ha cantata in automobile, a chi l'ha messa sul giradischi, a chi l'ha incontrata in un momento importante della propria vita.

E appartiene a chi, ieri sera, è salito su quel palco per farla risuonare ancora.

Mi soffermo sul batterista, il più giovane. Mi piace immaginare che per lui quelle canzoni abbiano una storia diversa da quella degli altri musicisti. Forse le ha conosciute quando erano già diventate dei classici. Forse non ha vissuto l'attesa dei nuovi dischi di Battiato, le sorprese, le discussioni, gli entusiasmi di chi lo ascoltava mentre cambiava continuamente linguaggio.

Ma questo non rende meno autentica la sua esperienza.

Anzi.

È proprio così che la musica attraversa le generazioni. Non passando da un'età all'altra come un oggetto conservato in una teca, ma diventando ogni volta un'esperienza nuova.

E allora penso a questi musicisti, ai loro strumenti, alle prove, agli accordi da ricordare, agli arrangiamenti, al piacere di trovarsi insieme.

Penso anche a quanto sia singolare la nostra abitudine di considerare naturale che un ragazzo faccia musica e straordinario che continui a farla un uomo di settant'anni.

Perché?

Da quale momento della vita dovremmo smettere di fare quello che ci piace?

Chi lo ha stabilito?

La musica, fortunatamente, non conosce l'anagrafe. Conosce il ritmo, l'intonazione, l'ascolto, il silenzio, l'errore e la possibilità di ricominciare.

E forse è questo che mi ha interessato di più della serata.

Non soltanto l'omaggio a un grande artista scomparso, ma la presenza di persone vive che continuano a fare musica.

C'è una differenza enorme tra celebrare qualcuno che non c'è più e continuare a vivere attraverso quello che ci ha lasciato.

Nel primo caso guardiamo indietro. Nel secondo siamo qui.

E ieri sera, al Teatro Impero di Brindisi, eravamo qui.

Gianni Dell'Anna mi aveva invitato a un concerto dedicato a Franco Battiato. Mi sono ritrovato a pensare alla vita, al tempo e a questa strana convinzione secondo la quale, invecchiando, dovremmo progressivamente rinunciare alle cose.

Invece no.

Ci sono uomini che prendono ancora in mano una chitarra, un basso, si siedono davanti a una tastiera o dietro una batteria, si avvicinano a un microfono e cominciano.

Senza chiedere permesso alla propria età.

E il pubblico ascolta.

Franco Battiato aveva intitolato una sua canzone Segnali di vita. Mi sembra un titolo perfetto anche per raccontare questi musicisti.

Perché un segnale di vita non è necessariamente qualcosa di clamoroso. A volte è semplicemente un uomo che continua a suonare, un altro che lo ascolta, un amico che ti invita a teatro.

E tu che, a sessantanove anni, scopri di non avere nessuna voglia di smettere di ascoltare, cantare, imparare, meravigliarti.

Grazie, Gianni, per l'invito.

E grazie a questi diversamente ragazzi.

Franco Battiato non è più sul palco. Ma ieri sera, a Brindisi, la sua musica c'era.

E soprattutto c'erano loro.

Vivi.

A fare quello che amano.

Che, a pensarci bene, è già una bellissima forma di eternità.

 

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