La crisi politica di San Cesario di Lecce: analisi epistemologica e fenomenologica
La crisi politica di San
Cesario di Lecce: analisi epistemologica e fenomenologica
Analisi
delle dichiarazioni di Luigi Totaro, Giulio Greco, Viviana Zizza e Anna Luperto
— ottobre 2026
1. Premessa: non chi ha ragione, ma come ciascuno costruisce
la propria realtà
Le
dichiarazioni presenti sui Social consentono di osservare una crisi politica
che investe non soltanto la composizione della Giunta comunale di San Cesario
di Lecce, ma anche il significato attribuito al progetto civico Uniamo San
Cesario.
Per
analizzarle propongo due prospettive complementari:
- Epistemologica: come ciascun
protagonista costruisce ciò che considera vero, quali distinzioni
utilizza, quali spiegazioni propone e come attribuisce responsabilità agli
altri.
- Fenomenologica: quale
esperienza relazionale ed emotiva emerge dalle parole, quali significati
vengono attribuiti agli eventi e quale mondo politico prende forma
attraverso le dichiarazioni.
Utilizzerò
come riferimento teorico il pensiero di Humberto Maturana e Ximena Dávila, con
particolare attenzione alla biologia del conoscere, alla legittimità dell'altro
e alla distinzione tra spiegazione dell'esperienza e attribuzione di
intenzioni.
Un principio
è fondamentale: non possiamo conoscere direttamente l'esperienza interiore dei
protagonisti attraverso i loro comunicati. Possiamo analizzare il modo in cui
essi la raccontano e il mondo relazionale che emerge da quel racconto.
Le lettere
protocollate di Anna Luperto costituiscono inoltre una testimonianza
documentale delle posizioni da lei assunte. Non dimostrano, da sole, la
fondatezza di tutte le interpretazioni politiche contenute negli altri
interventi.
2. Le quattro posizioni che emergono
|
Protagonisti |
Distinzione prevalente |
Modalità narrativa |
|
Totaro e
Greco, con Zizza |
Progetto
civico originario / nuova maggioranza |
Contestazione
e attribuzione di responsabilità |
|
Anna
Luperto |
Coerenza
istituzionale / condizioni di esercizio dell'incarico |
Ricostruzione
e motivazione della rinuncia |
|
Viviana
Zizza, nel commento personale |
Autenticità
della scelta / comportamento altrui |
Solidarietà
e contrapposizione |
|
Sindaco
Giuseppe Distante |
Posizione
ricostruita indirettamente |
Non
valutabile compiutamente senza le sue dichiarazioni |
Il comunicato sottoscritto da Totaro, Zizza e Greco sostiene che la crisi
abbia compromesso il progetto originario e attribuisce al sindaco la
responsabilità delle scelte che hanno modificato la maggioranza. Si tratta
della loro ricostruzione politica, non di fatti tutti autonomamente accertati.
Totaro Zizza
Greco DA UNIAMO SAN CESARIO A LEGHIAMO SAN CESARIO.docx
La posizione
di Luperto è documentata anche attraverso due comunicazioni formali: quella del
30 settembre e quella del 16 ottobre 2026, con cui non accetta la nuova nomina
assessorile.
3. Analisi epistemologica: come nasce la verità
politica
A. Totaro, Greco e Zizza: la verità come attribuzione
di responsabilità
Il
comunicato collettivo contiene una formulazione particolarmente significativa:
«La VERITÀ è
che, obbedendo ai diktat dell’assessore Rizzello, hai tramato [...]».
Totaro Zizza Greco DA UNIAMO SAN
CESARIO A LEGHIAMO SAN CESARIO.docx
Dal punto di
vista epistemologico, questa affermazione presenta un problema preciso.
I firmatari
osservano alcuni eventi: la ricomposizione della maggioranza, la sostituzione
di assessori, l'attribuzione di nuovi incarichi e la ridefinizione degli
equilibri politici.
A questi
eventi attribuiscono una spiegazione: l'esistenza di una strategia precedentemente
concordata.
Ma l'evento
osservato e la spiegazione dell'evento non sono la stessa cosa.
La
ricomposizione della Giunta è un accadimento amministrativo documentabile.
L'asserita intenzione di preparare un accordo politico da oltre un anno è invece
un'interpretazione che richiederebbe ulteriori elementi per essere verificata.
Nell'epistemologia
di Maturana, l'osservatore non accede a una realtà indipendente dalla propria
operazione di distinzione: descrive ciò che distingue all'interno della propria
esperienza.
Questo non
significa che tutte le interpretazioni siano equivalenti. Significa che occorre
esplicitare i criteri attraverso i quali una spiegazione viene considerata
valida.
Nel
comunicato la parola verità, scritta in maiuscolo, sembra assumere una funzione
conclusiva: ciò che è spiegazione dei firmatari viene presentato come
interpretazione definitiva degli eventi.
Un altro
passaggio significativo è il riferimento alla dignità:
«NOI SAREMO
SEMPRE FIERI DI METTERE AL PRIMO POSTO LA DIGNITÀ E I CITTADINI».
Totaro Zizza Greco DA UNIAMO SAN
CESARIO A LEGHIAMO SAN CESARIO.docx
Qui la
distinzione non riguarda più soltanto scelte amministrative differenti. Si
estende al valore morale delle posizioni contrapposte.
Il rischio
epistemologico è che la discussione si sposti dalla verificabilità delle
decisioni alla delegittimazione degli interlocutori.
B. Anna Luperto: la verità come coerenza della propria
esperienza
Nella
lettera del 30 settembre, Luperto formula una richiesta al sindaco: chiarire quale
sia la concreta volontà politica rispetto al progetto Uniamo San Cesario.
Non contesta
semplicemente la possibilità che il progetto cambi.
Sostiene che
un eventuale cambiamento debba essere dichiarato, discusso e riconosciuto.
La
distinzione è importante.
Luperto non
afferma che il progetto originario sia immutabile. Ammette esplicitamente la
possibilità che venga modificato, rinegoziato o superato.
Chiede però
che ciò avvenga attraverso un confronto riconoscibile.
Nella
lettera del 16 ottobre, dopo la riconferma delle deleghe assessorili, scrive:
«Un incarico
di governo più che esaurirsi nell'attribuzione di deleghe, debba trovare
fondamento nella chiarezza delle scelte politiche».
Questa
proposizione costituisce il nucleo epistemologico della sua posizione.
L'incarico
non è sufficiente a legittimare, nella sua esperienza, l'esercizio
dell'incarico stesso.
La nomina è
un fatto amministrativo. La possibilità di riconoscersi nel progetto politico è
una condizione relazionale.
Sono due
domini differenti.
Luperto non
nega l'esistenza del primo; dichiara che, per lei, non basta senza il secondo.
Nel suo
successivo intervento pubblico, inoltre, distingue la ricostruzione
giornalistica della crisi dalle comunicazioni ricevute nelle sedi istituzionali
e sostiene che le dinamiche preelettorali abbiano prevalso sul confronto.
Anna Luperto
ha scritto.docx
Anche
quest'ultima è una sua interpretazione, ma è espressa rendendo riconoscibile il
punto di osservazione da cui nasce.
4. Analisi fenomenologica: le emozioni che organizzano
la relazione
In una
prospettiva ispirata a Maturana, le emozioni non sono semplicemente sentimenti
che accompagnano le azioni. Sono disposizioni corporee e relazionali che
delimitano il campo delle azioni possibili.
Non possiamo
stabilire con certezza quali emozioni i protagonisti abbiano provato. Possiamo
però distinguere le configurazioni emotive suggerite dal linguaggio.
Totaro,
Greco e Zizza — il linguaggio della rottura
Il
comunicato utilizza espressioni come «distruzione della squadra», «tradimento»,
«inciucio» e «accentramento del potere». Queste parole costruiscono una scena
relazionale di conflitto, nella quale gli altri protagonisti vengono descritti
come responsabili della perdita del progetto condiviso.
Anna Luperto
— il linguaggio della coerenza
Le sue
lettere ruotano attorno a parole come chiarezza, confronto, responsabilità,
progetto e coerenza. La rinuncia alla nomina viene descritta come conseguenza
della mancata corrispondenza tra l'incarico proposto e le condizioni politiche
che lei ritiene necessarie.
Viviana
Zizza — il linguaggio dell'appartenenza
Nel commento
rivolto a Luperto emergono solidarietà personale e contrapposizione verso altri
interlocutori, descritti come persone che temono il confronto o agiscono con
rancore. L'apprezzamento per la scelta di Luperto convive con un giudizio
negativo sugli altri.
Viviana
Zizza ha scritto.docx
Il punto
fenomenologicamente interessante è che uno stesso evento — la ricomposizione
della Giunta — può essere vissuto e descritto come tradimento, come perdita di
coerenza o come necessaria riorganizzazione politica.
L'ultima
possibilità rimane, in questa documentazione, un'ipotesi interpretativa: manca
infatti una ricostruzione diretta e completa del sindaco.
5. Il passaggio fondamentale: dal progetto condiviso
all'identità contrapposta
Il progetto
Uniamo San Cesario appare, nelle dichiarazioni, come qualcosa di più di una
denominazione elettorale.
È richiamato
come un patto originario, un criterio di riconoscimento reciproco e un insieme
di impegni assunti davanti alla comunità.
La crisi
rende evidente una questione tipica dei sistemi sociali.
Un gruppo
può continuare a utilizzare lo stesso nome e mantenere formalmente una
struttura, mentre i suoi componenti non riconoscono più lo stesso significato
nelle relazioni che lo costituiscono.
Il nome
permane. Il mondo relazionale cambia.
Schema interpretativo della crisi
Progetto
civico originario
Collaborazione,
responsabilità, riconoscimento reciproco dichiarati
Divergenze e
ricomposizione della maggioranza
Decisioni
istituzionali e differenti interpretazioni del percorso politico
Narrazione
della rottura
Ricerca dei
responsabili e difesa del progetto originario
Narrazione
della coerenza
Richiesta di
chiarimento e scelta di non accettare l'incarico
Questione
ancora aperta
Quali
relazioni e quali impegni comuni possono ancora essere riconosciuti come
legittimi?
Schema
analitico delle dichiarazioni, non ricostruzione causale accertata degli
eventi.
6. La legittimità dell'altro: il nodo centrale secondo
Maturana
Per
Maturana, l'amore, inteso in senso biologico-relazionale, è il dominio di
condotte nel quale l'altro emerge come legittimo altro nella convivenza.
Questo non
significa condividere ogni sua decisione.
Significa
riconoscere che l'altro può esistere nella relazione anche quando le sue
convinzioni e le sue scelte sono differenti dalle nostre.
Applicando
questa prospettiva ai testi, emergono due questioni.
La prima
riguarda il comunicato collettivo.
Quando gli
interlocutori vengono descritti con espressioni come «fantocci» o «stampelle»,
la loro legittimità come interlocutori appare linguisticamente ridotta. Non si
contesta soltanto una scelta; si qualifica negativamente chi la compie.
La seconda
riguarda Luperto.
La sua rinuncia
non è formulata come richiesta di esclusione degli altri dalla vita politica. È
presentata come impossibilità personale di esercitare un ruolo nelle condizioni
attuali.
Questa
differenza non dimostra una superiorità morale di una posizione sull'altra.
Indica due
modalità linguistiche differenti di affrontare la crisi: una centrata
sull'attribuzione di responsabilità agli altri, l'altra sulla dichiarazione
delle condizioni della propria partecipazione.
Riconoscere
la legittimità dell'altro non impone di continuare a collaborare con lui.
Consente anche di interrompere una collaborazione senza negare il diritto
dell'altro a compiere scelte differenti.
7. Il potere e la sottomissione
Un altro
riferimento utile è la riflessione di Maturana sul rapporto tra potere e
obbedienza.
Nella sua
prospettiva, il potere non è semplicemente una proprietà posseduta da qualcuno.
Emerge in una relazione nella quale qualcuno obbedisce.
La questione
diventa allora particolarmente interessante.
Il
comunicato di Totaro, Greco e Zizza denuncia un accentramento del potere.
Ma
un'analisi epistemologica non dovrebbe fermarsi a stabilire chi detenga il
potere.
Dovrebbe
chiedersi:
- Quali pratiche relazionali
hanno consentito la formazione e il mantenimento degli equilibri politici
precedenti?
- Quali accordi hanno reso
possibili le decisioni contestate?
- Che cosa ciascun protagonista
ha contribuito a conservare fino al momento della rottura?
- Quali forme di collaborazione o
di accettazione delle decisioni hanno sostenuto il sistema amministrativo?
Sono domande
che non assegnano colpe.
Spostano
l'osservazione dall'individuo isolato alla rete di relazioni nella quale
l'individuo agisce.
È qui che la
domanda «Come faccio quello che faccio?» acquista una funzione politica
concreta.
Non più
soltanto: «Che cosa mi hanno fatto?».
Ma anche:
«Come ho partecipato alla costruzione e alla conservazione del mondo politico
che oggi contesto?».
8. La rinuncia di Anna Luperto: un'esperienza
particolarmente significativa
La sequenza
documentale permette una distinzione precisa.
Il 30
settembre Luperto chiede chiarezza sul futuro del progetto politico.
Il 16
ottobre, dopo la riconferma dell'incarico, dichiara di non accettare la nomina.
Il passaggio
non consiste nella perdita dell'incarico, ma nella decisione di non esercitarlo
nelle condizioni che descrive.
Questa
circostanza ha un significato fenomenologico rilevante.
La
possibilità materiale di ricoprire il ruolo permane.
Ciò che
viene meno, nella sua descrizione, è la possibilità di riconoscere quel ruolo
come coerente con il proprio modo di intendere la responsabilità istituzionale.
È la
distinzione tra poter fare e sentire legittimo fare.
Luperto non
dichiara di essere stata impossibilitata a esercitare la funzione. Dichiara che
non intende accettarla senza determinate condizioni di chiarezza politica.
La sua
decisione può dunque essere letta come un atto di delimitazione della propria
partecipazione, senza bisogno di attribuirle emozioni interiori che non ha
esplicitato.
9. La crisi e la prossima competizione elettorale
Le
dichiarazioni fanno riferimento alla prossimità delle elezioni amministrative
del 2027.
In
particolare, Luperto sostiene che le dinamiche preelettorali abbiano prevalso
sul confronto interno e sulla valorizzazione del lavoro svolto.
Anna Luperto
ha scritto.docx
Questa
osservazione introduce una distinzione tra due finalità potenzialmente
differenti:
Governare:
prendere decisioni nell'ambito di un mandato istituzionale, rispondendo degli
effetti prodotti sulla comunità.
Competere elettoralmente:
costruire una proposta politica capace di ottenere il consenso necessario per
ricevere un nuovo mandato.
Le due
attività non sono incompatibili. La tensione nasce quando i protagonisti
attribuiscono priorità diverse alle rispettive finalità.
Dai
documenti non è possibile dimostrare che ogni decisione della crisi sia stata
determinata da calcoli elettorali. È però possibile constatare che questa
interpretazione compare esplicitamente nelle dichiarazioni.
Il problema
epistemologico consiste nel non trasformare automaticamente tale
interpretazione in una spiegazione causale accertata.
10. Che cosa possiamo sapere e che cosa rimane da
verificare
|
Elemento |
Stato conoscitivo |
|
Luperto ha
espresso formalmente perplessità sul percorso politico |
Documentato
nelle lettere |
|
Luperto ha
comunicato la non accettazione della nomina |
Documentato
nella lettera del 16 ottobre |
|
Totaro,
Greco e Zizza contestano la ricomposizione politica |
Documentato
nel comunicato |
|
La crisi
sarebbe stata preparata da oltre un anno |
Accusa
politica dei firmatari, non verificata con questi materiali |
|
Le scelte
del sindaco sarebbero state dettate da specifici accordi personali |
Interpretazione
contestata, da verificare |
|
La nuova
maggioranza avrebbe abbandonato il progetto originario |
Valutazione
politica che richiede confronto con programmi, atti e dichiarazioni delle
parti |
|
Le
elezioni comunali si terranno il 9–10 maggio 2027 |
Data non
ancora confermata ufficialmente |
Questa
distinzione è essenziale per evitare che un'analisi epistemologica finisca per
riprodurre proprio l'errore che intende esaminare: presentare la spiegazione di
un osservatore come se fosse l'unica realtà possibile.
11. La domanda decisiva: che cosa si vuole conservare?
Nella
prospettiva di Maturana e Dávila, una trasformazione non si comprende soltanto
chiedendo che cosa si vuole cambiare.
È necessario
osservare anche che cosa si vuole conservare.
Applicata a
San Cesario, la domanda produce risultati interessanti.
Totaro,
Greco e Zizza dichiarano di voler conservare la dignità, il riferimento ai
cittadini e il progetto civico originario.
Luperto
dichiara di voler conservare la coerenza tra responsabilità istituzionale,
chiarezza politica e condizioni di partecipazione.
Per
conoscere ciò che il sindaco intende conservare sarebbe invece necessario
esaminare le sue dichiarazioni dirette.
Ma c'è
un'altra domanda, ancora più importante.
Quando
ciascuno dichiara di voler conservare il progetto originario, sta parlando
dello stesso progetto?
La denominazione
può essere identica.
Le
aspettative possono essere diverse.
Il
significato attribuito alla collaborazione può essere cambiato.
E allora la
crisi non riguarda necessariamente soltanto persone che hanno smesso di
condividere un programma.
Potrebbe
riguardare persone che hanno progressivamente costruito significati differenti
di ciò che ritenevano di condividere.
Questa è
un'ipotesi epistemologica, non una conclusione storica.
12. Conclusione: il mondo politico che ciascuno fa
emergere
Dall'insieme
delle dichiarazioni emergono tre modalità di costruzione del significato della
crisi.
La prima
descrive un progetto tradito e ricerca i responsabili della sua distruzione.
La seconda
descrive la perdita delle condizioni necessarie per continuare a esercitare una
responsabilità istituzionale.
La terza
rafforza la solidarietà tra alcuni protagonisti attraverso la contrapposizione
verso altri.
Non abbiamo
elementi sufficienti per stabilire quale ricostruzione descriva più
compiutamente l'intera vicenda politica.
Abbiamo però
elementi per osservare come il linguaggio utilizzato da ciascuno contribuisca a
mantenere, interrompere o trasformare le relazioni.
Ed è questo
il risultato più importante dell'analisi.
La crisi di
San Cesario non si esaurisce nella domanda su chi debba amministrare il Comune.
Riguarda anche il modo in cui i protagonisti concepiscono la collaborazione, il
dissenso, la responsabilità e la legittimità reciproca.
In una
prospettiva epistemologica e fenomenologica, la domanda conclusiva non è quindi
soltanto:
Chi ha
tradito il progetto Uniamo San Cesario?
È piuttosto:
Come hanno
fatto i protagonisti, attraverso le loro scelte e le loro relazioni, a
costruire un mondo nel quale oggi non riescono più a riconoscere come comune il
progetto che dichiaravano di condividere?
E,
soprattutto:
Quale mondo
politico intendono far emergere adesso, attraverso il modo stesso in cui stanno
vivendo e raccontando questa crisi?
Queste
domande non sostituiscono l'accertamento delle responsabilità politiche e amministrative.
Consentono però di osservare qualcosa che il solo confronto tra accuse e difese
rischia di lasciare invisibile: il processo relazionale attraverso il quale una
comunità politica si costituisce, si conserva e si trasforma.
Una domanda,
infine, può rendere questa analisi ancora più aderente alla tua prospettiva di
osservatore: quando leggi queste dichiarazioni, ciò che ti colpisce
maggiormente è il tentativo di stabilire chi abbia ragione oppure il fatto che
tutti continuino a richiamarsi al progetto originario mentre descrivono
relazioni ormai profondamente differenti?
Analisi
epistemologica e fenomenologica a cura di Antonio Bruno.

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