Essere totalmente sicuri perché non ci sia mai più la guerra



“Nonno, ma tu hai ucciso qualcuno in guerra?”, stava riparando una mensola mentre gliel’ho chiesto. Eravamo nella “Corte” in cui dava la porta d’ingresso della casa in Via Vittorio Emanuele II a San Cesario di Lecce, e lui mentre mi guardava con un viso triste mi disse: ”figlio mio la guerra è una brutta cosa!”.
Pietro Bruno, classe 1898 partito per la Guerra contro “Ceccu Peppe”, una guerra che un ragazzo di 18 anni non capiva e che, meno che mai, ha capito dopo essere ritornato. Mi disse solo che partì da Lecce in un carro merci insieme ai suoi fratelli, tutti figli della nonna Cristina rimasta vedova perché il bisnonno era morto cadendo dall’alto di una cava di pietra leccese.  Mio nonno partì con i suoi fratelli, altri giovani come lui. Dei fratelli Bruno mi disse che uno di loro aveva perso la vita al fronte.
Mio nonno tornò da quell’inferno e oltre a queste poche notizie, non mi disse mai nulla della Grande Guerra.
Le mie domande provenivano dai libri di storia delle medie, delle cronache di tante guerre e battaglie. Non so se qualcuno ci ha mai fatto caso, ma i libri di storia riportano cronache di conquiste di territori e sottomissioni di popoli. In genere i buoni vincono e i cattivi perdono.
Ma chi sono i buoni e chi sono i cattivi in questa Guerra del 1914 – 18?
Oggi Austriaci, tedeschi, francesi sono tutti cittadini europei, ma 100 anni fa il fratello di mio nonno è stato ucciso da un altro cittadino europeo per conquistare terre europee sottratte ad altri europei.
E così nel Mondo.
Come posso dimenticare lo sguardo di quella bambina dello Yemen morta di fame per una guerra in corso oggi, dopo 100 anni dalla Grande Guerra, in un'altra parte del pianeta?
Allora mi chiedo come possiamo noi umani uccidere altri umani? Noi che piccoli, indifesi ci siamo fidati di venire al mondo perché c’era uno spazio che ci ha accolti, accuditi, nutriti, lo spazio che abbiamo conosciuto per primo, l’unico spazio umano, veramente umano.
Escludere l’altro umano dalla faccia della Terra per averne di più, sempre di più.
C’è una bulimia che non ha nessuna giustificazione perché c’è un’altra tappa ineliminabile nel processo della vita, una tappa a cui prima o poi ognuno di noi umani è chiamato: LA MORTE.
Per quei 100 o più anni che abitiamo il pianeta, tolti i primi in cui c’è chi si occupa di noi, come mai abbiamo questo atteggiamento compulsivo di accumulare, sempre di più, sempre di più, beni che poi non abbiamo il tempo di usare a scapito di chi non ha nulla, a scapito di chi non riesce ad arrivare a 100 anni ma se ne va a sette perché muore di fame.
Non è umano! Quello che stiamo facendo non è umano.
Allora la domanda è: “Che cosa vogliamo conservare?”
Vogliamo conservare le nostre infinite ricchezze che abbandoneremo al massimo tra 100 anni quando moriremo?
Oppure vogliamo conservare quello spazio tra il primo giorno di vita e i primi anni in cui eravamo TOTALMENTE SICURI?

Antonio Bruno Ferro


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