È stato splendido

 


È stato splendido

No, davvero: che cosa potrei avere io in comune con Vasco Rossi? Nulla, o quasi nulla. Io vengo da Lucio Battisti, da quelle melodie in cui bastavano una voce e poche note perché una stanza diventasse improvvisamente troppo piccola per contenere ciò che provavamo.

Eppure, quando ascolto Canzone, sento un brivido attraversarmi. Non posso impedirlo. Forse perché racconta un amore finito senza condannarlo alla tristezza: dice che è stato splendido.

Ed è sempre così, credo. Per il tempo in cui ti ho amata, è stato splendido. In quei giorni tu eri la persona più importante della mia vita, e non perché lo avessimo deciso, ma perché ogni cosa, persino la più insignificante, sembrava condurre a te.

Poi arriva la chitarra. Bastano poche note e il passato, che credevo lontano, si apre davanti a me come una porta rimasta socchiusa. Rivedo il tuo viso, le carezze, i silenzi. Ma soprattutto riascolto i nostri discorsi: quelle conversazioni interminabili nelle quali ci addentravamo senza sapere dove saremmo arrivati, perdendoci fino a sera inoltrata.

A un tratto ci accorgevamo che, fuori da noi, esisteva ancora una vita. C’erano strade, persone, impegni, orologi. Ma quando eravamo insieme tutto questo sembrava appartenere a un altro mondo, perché noi ci perdevamo l’uno nell’altra e il tempo, semplicemente, smetteva di esistere.

Non importa come sia finita. Non importa neppure perché.

Per il tempo in cui ti ho amata, tu sei stata tutto.

Ed è stato splendido.

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