16 marzo 1978 “Hanno rapito Moro”


La democrazia può solo essere un desiderio, 
se è imposta cessa di essere democrazia. #magicoalchimista

Hanno rapito Moro. Tre parole che mi disse Vincenzo Castellano, mio compagno di stanza al collegio Casa dello Studente “Benedetto Petrone” a Bari. Dovetti sedermi sul letto, ero davvero colpito da quella notizia. Tornavo dal Museo dell’Istituto di Zootecnia, preparavo l’esame di Anatomia e fisiologia degli animali domestici e quel tempo si caratterizzava per la collaborazione tra Governo e opposizione, tra giovani di centro e di sinistra. Che poi eravamo tutti di sinistra, eravamo quelli che tifavano per Moro, perché stava facendo il governo con i Comunisti!
Era un altro Mondo, quello, un mondo troppo vicino alla fine della seconda guerra mondiale e alla caduta del fascismo. Trent’anni dal fascismo erano davvero pochi per pensare di essere in un Paese immune dalle suggestioni autoritarie.
Io ho visto la mia generazione rinunciare a decidere, delegare, accontentarsi di vedere garantito il proprio futuro personale in cambio della rinuncia al proprio contributo originale e imprevedibile per progettare un futuro diverso della Comunità. Ci siamo fermati davanti alla tranquillità economica e alla suggestione del consumismo della Tv. Ci siamo fermati e non abbiamo più conversato, non abbiamo fatto più assemblee, dibattiti, manifestazioni e cortei.
Dicevamo di noi stessi che eravamo confusi, che non sapevamo bene cosa volessimo. Ma alla domanda “Mi piace quello che faccio?” in quel periodo c’era, come risposta, un secco NO. Non capivamo che per sapere cosa avremmo dovuto fare, avremmo dovuto continuare a conversare per ottenere un progetto comune. Per quanto tempo avremmo dovuto conversare? Per il tempo che ci voleva, giorni, mesi, anni, decenni, forse per sempre. Avremmo dovuto continuare a parlare, a discutere a conversare invece di schernirci davanti alle accuse di inconcludenza che ci facevano i PATRIARCHI che sapevano cosa dovevano fare loro e quello che avremmo dovuto fare noi, quelli che sapevano che potevano sottometterci dopo averci dato una posizione, una speranza di futuro.
Non è un bel tempo quello del terrorismo e delle Brigate Rosse. C’era la maggior parte di noi, me compreso, che accettò la vita che gli veniva offerta dai PATRIARCHI ed altri che non lo fecero, che sdegnosamente rifiutarono quei doni avvelenati. Quelli che non vollero dare retta ai PATRIARCHI, quelli che volevano continuare a conversare e che volevano essere ascoltati, presero una strada che pareva folle, senza senso, disperata.
E mi fermo qui, lascio a te che hai letto le riflessioni che riterrai di fare.
Antonio Bruno Ferro

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