Per l’Europa l’identità è un impedimento


Per l’Europa l’identità è un impedimento

C’è un leader che propone una nuova governance dell’Unione Europea?

L’Europa si sta disaggregando. La Gran Bretagna è irriconoscibile. Alle prese con Brexit non svolge più alcuna funzione. Sono nati blocchi di Paesi diffidenti gli uni degli altri. L’area mediterranea è unita dalle sue debolezze. Ancora una volta sono la Francia e la Germania a porsi il problema di come affrontare la propria disaggregazione. In Italia non c’è nessun leader che contribuisce al dibattito europeo con proposte concrete.

Il premier francese Macron e la presidente della CDU Kramp-Karrenbauer hanno espresso le loro idee, che però sono insoddisfacenti. Il primo propone che si debba dare vita ad una sovranità europea con caratteristiche statali con cui sostituire, in futuro, quelle nazionali. La leader della CDU propone invece una visione alternativa della aggregazione europea: l’Ue non dovrà essere un superstato e sono gli Stati membri che formulano e portano i loro interessi a livello europeo. Ci vogliono politiche differenziate sostenute da accordi altrettanto differenziati tra i suoi Stati membri.

I due leader politici sono gli unici a pensare strategicamente ma hanno la testa rivolta al passato, ad un mondo che non c’è più. Entrambi infatti sono prigionieri della stessa visione statalista del processo di integrazione, esattamente come Mitterrand e Kohl, ma a parti rovesciate. Una concezione della sovranità elaborata per il passato dell’Europa.

Occorrono nuove idee per un nuovo mondo.

La sovranità può essere divisa, tra gli Stati membri e l'Unione, in base a valutazioni empiriche e non astratte. Non ci vuole né un Superstato europeo, come pensa Macron, né una semplice e ininfluente associazione di Stati europei, come sostiene Kramp-Karrenbauer. Occorre proporre un nuovo compresso rispetto a quello ideato a suo tempo da Francia e Germania. Un nuovo compromesso tra chi? E quale?

I soggetti del nuovo “patto” sono ancora una volta, da una parte, i Popoli chiamati il 26 maggio a votare il nuovo Parlamento europeo e, dall’altra, gli Stati membri dell’Unione.

Il contenuto del nuovo compromesso potrebbe essere una riforma della governance imperniata su un Parlamento dell’Unione che:

- si compone di due Camere: la “Camera dei Popoli” e la “Camera degli Stati”;

- esercita la funzione legislativa e di bilancio in modo esclusivo;

- dà o revoca la «fiducia» al "Governo dell’Unione";

- determina la natura e le funzioni di un “Presidente dell’Unione”, ad elezione diretta.

Ci sono liste e candidati disposti a proporre questo nuovo assetto istituzionale da realizzare nel Parlamento che sarà eletto il 26 maggio, con un Semestre Costituente, da giugno a dicembre 2019?
Io ho commentato:
c'è una domanda a cui bisogna rispondere ed è questa: "Noi abitanti del continente Europeo vogliamo vivere insieme?". Ho letto che in Italia in risposta a questa domanda arrivano molti no. Solo se vogliamo vivere assieme potremo poi pensare a un progetto comune. Poi c'è la questione delle leadership, della loro mancanza di funzionalità in questi tempi. Per decidere come vivere insieme c'è bisogno di un progetto comune che non può venire dai leader. Ci vogliono dei luoghi di conversazione, che possono essere anche "non luoghi" come i Social Network per fare quello che stiamo facendo qui nel tuo spazio Facebook. La criticità non è nella sostanza delle proposte che hai esposto. La criticità è nel processo che è Oligarchico. Per quello che esponi c'è bisogno di un processo democratico che abbia inizio con un partito o più partiti che nella campagna elettorale promuovono conversazioni con chi ha voglia. Libere conversazioni collaborative.
Le conversazioni potrebbero iniziare proprio con questa domanda: "Noi abitanti del continente Europeo vogliamo vivere insieme?".

Alfonso Pascale ha commentato:
Caro Antonio, le proposte formulate vengono dal basso. Le stiamo elaborando noi come semplice comitato di azione civile. Alla tua domanda abbiamo risposto quando ci siamo costituiti. Scegliendo la denominazione "Europa Che Decide", abbiamo voluto dire …Altro...

Nicola Capozza ha commentato:
Ma forse Antonio Bruno voleva dire un'altra cosa: noi ci sentiamo europei? Se è questo il senso della domanda allora la risposta è più complessa. Dal punto di vista politico certamente noi non percepiamo ancora fino in fondo i i vantaggi economici e sociali della UE, non solo per responsabilità della politica degli stati membri e della governance europea, ma, anche perché umanamente, in Italia ancora di più, si continua a pensare che la cura del mio cortile sia più redditizia e importante di quella di una comunità più o meno grande.
Però, dal punto di vista della cultura, sia classica, sia religiosa, sia storica, sia giuridica e di quella Politica con i valori di democrazia e di libertà credo si possa affermare che essere europei sia ancora un'altra identità forte e condivisa. Ovviamente, dipende da tutti noi difendere e valorizzare questo patrimonio.
Io ho commentato:
Nicola Capozza con l’Europa c’è un percorso causale non in linea con l’idea di storia universale che non vede differenze tra realtà geografica e circolazione delle persone umane e delle merci ovvero la storia delle persone umane! La sola e unica societ…Altro...

Nicola Capozza ha commentato:
Antonio, se non viogliamo mettere le brache al mondo dobbiamo stare coi piedi per terra. Cioè nella storia. E la storia europea ha una sua caratteristicamente peculiare: le monarchie assolute, le culture giudaico cristiane, greco- romane classicheggianti, Dante, Leonardo, le scoperte scientifiche, Cesare Beccaria, l'illuminismo, la rivoluzione francese, il rinascimento, il Fascismo, la Resistenza, la Ceca, il manifesto di Ventotene, le idee di libertà e di democrazia, la laicità. Infine, siccome non possiate mettere le brache al mondo, l'Europa è il continente che mi permette oggi di difendermi meglio nella lotta per la concorrenza globale. Te la immagini una italietta che da sola si apre al mondo?

Mario Campli ha commentato:
 IL 26 maggio prossimo non saremo chiamati a farci Fondatori di qualcosa di inesistente o miracolosa; bensì (semplicemente) ad eleggere i deputati e le deputate del Parlamento europeo. Punto. In queste settimane leggendo ed ascoltando il dibattito pubb…Altro...
Io ho commentato:
 Nicola Capozza Solo per chiederti una possibile soluzione:: la questione cambiamenti climatici è possibile che venga governata dall'Europa? La questione migranti è possibile che venga governata solo dall'Europa? E' possibile pensare di governare ciò che accade a livello globale solo dall'Europa?
Nicola Capozza ha commentato:
Antonio Bruno giusto, ma per rapporti di forza più favorevoli occorre andare al tavolo di concertazione come Europa. La sola italietta fa solo il solletico
Io ho commentato:
Nicola Capozza Quindi è del tutto evidente che per riuscire a risolvere i problemi dobbiamo farlo a livello globale e per riuscire ad unire l’Europa è necessario avere una prospettiva globale altrimenti nessuno capisce perché noi dovremmo vivere insieme
Nicola Capozza ha commentato:
Si, ma la condizione per le sfide globali è fare l'Europa.
Io ho commentato:
 Nicola Capozza ma per fare l’Europa la condizione è avere una prospettiva globale altrimenti nessuno capisce perché dovremmo vivere insieme e fare l’Europa
Nicola Capozza ha commentato:
 Certo, pensare in grande è un obbligo, mica l'Europa è autosufficiente

Antonio Bruno ha commeentato:
La questione è ancora più semplice e riguarda la domanda fondate: "Noi europei vogliamo vivere insieme?". La risposta può essere affermativa con la motivazione che l'unico modo per conservare il Pianeta com'è adesso per garantire una vita nel benessere a tutti è che, una volta divenuti Europa, potremo essere finalmente ciò che siamo, ovvero l'unica Società degli esseri umani.

Alfonso Pascale ha commentato:
 Antonio, l'accordo di Parigi sul Clima l'ha firmato l'UE. Dobbiamo decidere se, sulle grandi sfide globali (clima, migrazioni, acqua, ecc.), l'UE deve avere la competenza esclusiva e, quindi, una sovranità piena, o deve continuare a dividerla con gli stati membri. Ecco il problema di una nuova governance che richiede il Semestre Costituente.
Io ho commentato:
Ci vuole un orizzonte chiaro per tutti. Non può essere il SOVRANISMO EUROPEO ovvero stiamo insieme per difendere il nostro benessere dagli altri esseri umani non europei. SAREBBE UN PRIMA GLI EUROPEI.
E, sotto sotto, i partiti europeisti propongono questo, il sovranismo europeo anziché quello nazionale,

Alfonso Pascale ha commentato:
 Stiamo insieme per poter trattare e collaborare meglio con gli altri. Ma gli altri sono Cina, India, Usa, Russia. A quei tavoli per fare l'interesse di tutti e non solo il nostro, conviene che ci andiamo con una istituzione autorevole: l'Unione Europea. Se invece andiamo in 27, non ci ascoltano nemmeno e, dunque, non potremo nemmeno dare un contributo alla soluzione dei problemi globali.
Io ho commentato:
Alfonso Pascale condivido pienamente questa tua impostazione. Solo che c'è la necessità che questo progetto (perché la tua affermazione è un vero e proprio progetto) debba essere oggetto di una conversazione tra tutti noi europei abitanti la penisola italiana

Alfonso Pascale ha commentato:
L'occasione ci è data dalle elezioni europee. Noi, come comitato Europa Che Decide, abbiamo formulato una proposta di emendamenti al Trattato su cui vogliamo discutere con tutti:
Nicola Capozza ha commentato:
Antonio, ma, per esempio, se vogliamo battere l'integralismo religioso o la legge del taglione a quale identità culturale e geo politica ci rifacciamo se non a quella della laicità, dell'illuminismo e della cultura giuridica (Beccaria) europei? Questa identità ha o non ha una visione anche universale?
Io ho commentato:
 Nicola Capozza io ho molto riflettuto su queste parole che ascoltai in una conferenza del Prof. Raffaele De Giorgi che mi dissuasero dal ricorrere all'identità che mi convinsi essere un impedimento: Tra gli impedimenti c’è l’identità! Ma cos’è questo concetto che poi è pericoloso? Non c’è nessun sistema uguale a se stesso e quindi in grado di esprimere identità che appunto significa uguale a se stesso! Come banalmente nessuna persona umana è identica a un altra persona umana. Quindi la PERICOLOSITA’ DELL’IDENTITA’ STA NEL RIPRODURRE LA DIFFERENZA RISPETTO ALL’ALTRO.
Su pericolo e rischio riporto le risposte date dal prof. Raffaele De Giorgi in una intervista
Come può essere vista la teoria dei rischi nella società?
Nella società contemporanea il problema del futuro è sempre un problema più incombente, più serio e più emergente. Pertanto, è necessario studiare le modalità in base alle quali le decisioni sono prese da diversi sistemi sociali e queste sono in una teoria del rischio. Non perché in questa società i pericoli siano maggiori, ma perché sono maggiori i rischi.
Per la sociologia, qual è la differenza tra pericolo e rischio?
I pericoli sono quei danni futuri che non possono essere evitati e il rischio quei futuri danni che possono essere evitati. Vedi che in questa società ci sono meno pericoli e più rischi.
E’ DEL TUTTO EVIDENTE CHE IN QUESTA ACCEZIONE L'IDENTITA' E' UN PERICOLO

Nicola Capozza ha commentato:
Antonio Bruno , il genere umano ha bisogno di un senso, di una identità di una filosofia di vivere. Senza di questo muore, ma non sarebbe nemmeno possibile perché altrimenti non esisterebbe la storia. Dipende da come si considera e si vive questo concetto, che, ripeto è ineludibile e ineliminabile perché tutti gli essere viventi hanno radici storiche, culturali, geografiche, biologiche. Lo si può vivere come totalizzante, o, al contrario, come arricchimento e volano virtuoso bel confronto con altri. Identità e inclusione non si elidono ma si completano.
Io ho commentato:
 Nicola Capozza è una questione squisitamente culturale. Nella cultura in cui viviamo basata sulla competizione c'è bisogno di definire identità per escludere altre identità.

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