Le musche te San Cisariu anni 60


Scrivevo ieri “te lu marisciu” e del calore fuori fatto restare fuori per ottenere il fresco dentro. Tutto ciò era possibile solo dopo aver cacciato via le mosche.
Mamma mia quante mosche c’erano quand’ero bambino!
Io e i nonni cacciavamo le mosche con una tecnica senza l’uso di sostanze chimiche. Si otteneva il risultato chiudendo tutte le finestre, io ero addetto alla porta che dava sulla “curte” per aprirla e chiuderla e il nonno e la nonna con gli stracci in mano tentavano di colpire le mosche ottenendo invece di farle volare via dai muri e dai mobili, laddove erano poggiate.
Le mosche che erano rifugiate in casa, una volta spiccato il volo, vedendo la luce apparire e scomparire dall’uscio della porta che dava all’esterno, in virtù del fatto che io aprivo e chiudevo la porta prendevano la via della fuga verso l’esterno, che poi era la oramai famosissima “prima curte a sinistra a rretu lu nfiernu dopu la farmacia te don Gennaru Pasca” che mia moglie ritiene sia divenuto un vero e proprio tormentone estivo.
Mi chiedo se ancora oggi si faccia questo nelle case. Così come mi chiedo se si faccia ciò che faceva mia madre con la pompa a mano del ddt ovvero lo spruzzatore vaporizzatore per insetticida flit-ddt. Si chiedevano porte e finestre della casa piena di mosche e si vaporizzava l’insetticida. Poi si aspettava un ora stando fuori dalla stanza. Si riapriva arieggiando e le mosche erano tutte stecchite per terra.
Non assito a queste scene da quegli anni, nessuno più ha il problema delle mosche in casa.
Ve la ricordate quella che si ostinava a poggiarsi sul naso prima di prendere sonno? O che si poggiava sulla guancia o nelle narici? Solo a scriverne mi ricordo il fastidio che provavo.
Già perché le mosche provocavano fastidio e, a chi si rivelava fastidioso, si usava dire “sei fastidioso come una mosca”.

Antonio Bruno

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