UN PO' DI STORIA DELLA FIERA di SAN VITO A LEQUILE (ULTIMA DOMENICA DI GIUGNO)


Il più antico documento accertante la fiera di San Vito a Lequile risale al decreto del 9 Aprile 1683 con il quale si concedeva che al sindaco pro tempore di essere MASTROMERCATO per la fiera di san Vito che durava 8 giorni (Archivio Stato Napoli- Consiglio Collaterale cancelleria- Provisionum vol. 249 cc41r-44r)
Il 3 -9-1786 invece, si decretò che: il Parlamento generale dell’Università di Lequile eleggesse il 15 giugno di ogni anno i procuratori della cappella di san Vito per organizzare i festeggiamenti (Archivio Storico Lecce - scritture dell’ università c2v) con l’obbligo di lasciare di ogni anno ogni anno ducati 50 alla chiesa di san Vito. (Archivio storico Lecce - Conclusioni del parlamento di Lequile 3-9-1786 c”v)
1834 Ferdinando II re delle due Sicilie autorizzò a fare una fiera annuale a Lequile la quarta domenica di giugno e nel sabato precedente (AS. Lecce Intendenza di T.di O. b18, fasc.231)
La Fiera era denominata TE LE SCATTULE E CARENULE ( Fiera dei papaveri = scattule russe e calendule = carenule gialle) era gestita da un MAESTRO del mercato nominato dal barone su una terna di nomi presentati dal Sindaco e durava 8 giorni (Archivio Storico Lecce- Carte del notaio V. A. Giancane 16-6-1736)
Si vendevano e acquistavano attrezzi e animali per la campagna e non mancavano (Fino a qualche anno fa) le zingare che vendevano le "acuceddre pe lu tabaccu "cioè aghi lunghi e affilati per infilare le foglie di tabacco per fare le nserte da mettere ad essiccare sopra i taraletti al sole.
Le bestie venivano portate a mano e fatte girare intorno all’ Osannà ( Colonna cilindrica di metri 7,50 con capitello su di cui poggia la statua in pietra di San Vito , posta su una base esagonale con seI gradini) in attesa della fine della messa, quando, al suono della campana, si facevano la benedizione degli animali (Fino agli anni 30).
Una curiosità di questa benedizione era che i fedeli la richiedevano più volte, per far si che alcune gocce di acqua santa cadessero sopra gli animali che attorniavano l’Osannà, mentre gli uomini si toglievano il cappello o coppula e lo tendevano, quasi a raccogliere l’acqua benedetta e non lo rimettevano subito in testa.
Intorno all’ Osannà venivano esposti attrezzi da lavoro e guarnamienti per le bestie.(FOTO)
Intanto nella chiesa entravano i MUZZICATI cioè coloro che erano stati morsi dai cani e i bambini che avevano ricevuto una grazia da san Vito vestiti con una tunichetta rossa con cintura e maniche gialle.
Qualcuno entrava in chiesa in ginocchio. inoltre arrivavano anche i TARANTATI che dopo la benedizione , quasi per incanto, stavano bene.(SIC!)
Tutti compravano la VENTOLA con l’immagine di san Vito ornata da nastri giallo e rossi e poi la SCAPECE, MUSTAZZOLI, CUPETA e NUCEDDRE TOSTE E MUEDDRI.
Durante la festa si mangia, per tradizione pasta cu le cozze e pesce fritto come testimonia una Conclusione del Parlamento di Lequile del 25 -8-1679 in cui si prevedeva di pagare la gabella di 1 tornese ogni rotolo di pesce “…purchè gli 8 giorni della festa di san Vito protettore di Lequile fosse franco di ogni cosa”.


Scritto da Antonio Margiotta che ne la concesso la pubblicazione sul mio Blog. Ha inoltre concesso la pubblicazione della foto. . https://www.facebook.com/margiottaa/posts/10206640500999907

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