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E se qualcuno viene messo in mezzo?

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  E se qualcuno viene messo in mezzo? Accettare una responsabilità significa smettere, almeno per un tratto, di appartenere soltanto a se stessi. Vuol dire entrare in una storia comune, assumere un ruolo e metterlo al servizio di un progetto. Anche il compenso, allora, non dovrebbe diventare il premio del più visibile, ma una risorsa destinata anzitutto al progetto e a tutte le persone che, con compiti diversi, contribuiscono a realizzarlo. La sua ripartizione non può essere decisa dal più forte o dal più furbo: deve nascere da un accordo trasparente tra tutti. E se uno dei collaboratori viene colpito alle spalle da chi vorrebbe affossare l’iniziativa, non è obbligato a scegliere tra l’abbandono e il martirio pubblico. Può fare un passo fuori dalla scena e continuare a lavorare dietro le quinte. Perché si può rinunciare alla ribalta senza rinunciare al progetto. E qualche volta il gesto più responsabile non consiste nel farsi vedere, ma nel continuare a esserci.

Conversazione con Humberto Maturana La dinamica temporale che Freud non poté vedere nel suo tempo

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  Conversazione con Humberto Maturana La dinamica temporale che Freud non poté vedere nel suo tempo Antonio Bruno: Humberto, leggendo queste pagine ho avuto l’impressione che tu e Ximena Dávila spostiate radicalmente la domanda posta da Freud. Freud domanda: che cosa ti è accaduto nel passato? Voi sembrate domandare: che cosa stai conservando adesso di ciò che ti è accaduto? Humberto Maturana: Sì, Antonio. Ed è una differenza fondamentale. Non perché il passato non abbia importanza, ma perché il passato non sta accadendo adesso . Ciò che sta accadendo adesso è il tuo vivere presente, con la struttura che la tua storia ha reso possibile. Antonio: Quindi la struttura presente è conseguenza della deriva che l’ha generata, ma la deriva non è più qui. Maturana: Esattamente. La storia è implicata nella struttura presente, ma non opera dal passato come una forza che continua a spingerti. Tu operi ora secondo la struttura che possiedi ora, nell’unità ecologica organismo-nicchi...

Lecce prima del barocco: quando la città imparò ad amministrarsi

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  Lecce prima del barocco: quando la città imparò ad amministrarsi Quando pensiamo a Lecce, pensiamo quasi inevitabilmente al barocco. È comprensibile: la pietra leccese, le facciate delle chiese, i balconi e le decorazioni sembrano aver occupato tutto lo spazio disponibile nella memoria della città. Ma Lecce esisteva molto prima del barocco e, soprattutto, aveva già imparato ad amministrarsi, riscuotere imposte, eleggere alcuni funzionari, controllare mercati e difendere i propri privilegi. La città medievale, naturalmente, era molto diversa da quella che conosciamo. Nell’Alto Medioevo la popolazione si era probabilmente ridotta e concentrata intorno all’area dell’anfiteatro romano. L’abbandono di alcuni quartieri e degli antichi assi viari contribuì alla formazione di quel reticolo di strade strette e sinuose che caratterizza ancora oggi il centro storico, così diverso dalla più regolare organizzazione urbana di età romana (Carta dei Beni Culturali della Regione Puglia, scheda “L...

IL POPOLO “FLAT” DI ACHILLE LAURO

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  IL POPOLO “FLAT” DI ACHILLE LAURO Dice che il modo di cantare di Achille Lauro è flat . Piatto, senza grandi escursioni, con poche variazioni di intensità e di colore. Oggi ascolto “Comuni mortali” e penso che, forse, è proprio questo il punto. Achille Lauro non canta per dimostrare quanto è bravo. Non insegue l’acuto che fa alzare in piedi il teatro e non spalanca la voce per ricordarci che sul palco c’è lui. La tiene bassa, trattenuta, quasi parlata. A volte sembra fragile, altre volte stanca, come se arrivasse da una notte troppo lunga o da una vita vissuta senza risparmio. E allora, mentre lo ascolto, non vedo soltanto il cantante. Vedo il fruttivendolo che sistema le cassette e canticchia mentre pesa le arance. Il muratore che impasta la malta sotto il sole. Il panettiere che inforna il pane quando la città dorme ancora. Il meccanico con le mani sporche d’olio, piegato sopra un motore. Il benzinaio che ti fa il pieno e, senza interrompere il ritornello, ti domanda se ...