Oggi ascolto Taylor Swift, *The Fate of Ophelia*.

 


Oggi ascolto Taylor Swift, *The Fate of Ophelia*.


Non conosco l’inglese e dunque, per me, le parole non raccontano una storia precisa. Diventano musica dentro la musica: la voce di Taylor Swift è uno strumento che si aggiunge agli altri, forse il più importante, perché non ha bisogno di essere tradotto per arrivare alle emozioni.

Ascoltandola mi sento coinvolto in un viaggio pieno di sorprese. È lei ad accompagnarmi in territori sconosciuti, con una voce piacevole e un’energia che non avevo mai avvertito prima. Non devo capire: mi basta seguirla.

E allora corro. Corro verso spiagge affacciate su oceani immensi, mentre accanto a me una ragazza lascia svolazzare nell’aria un lunghissimo velo bianco. Poi la terra scompare e comincio a volare, sempre più in alto, verso le nuvole, fino a quando il sole quasi mi acceca.

È curioso come una canzone possa portarci tanto lontano senza consegnarci una sola parola comprensibile. Forse la musica serve anche a questo: a dimostrarci che non tutto ciò che ci emoziona deve prima passare attraverso la ragione.

Io non so che cosa dica Taylor Swift. Ma so dove mi ha portato.

E per oggi è tutto.

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