Ucciu Ballerinu, l’uomo che danzava per necessità

 


Ucciu Ballerinu, l’uomo che danzava per necessità

Lo chiamavano Ucciu Ballerinu.

A guardarlo in questa fotografia, seduto accanto a una Fiat 500 rossa e a una cassetta di legno trasformata in banco di vendita, verrebbe da immaginare che quel soprannome gli fosse rimasto addosso per qualche giovinezza trascorsa nelle balere. Invece Ucciu ballava per un motivo assai meno romantico: la sabbia scottava.

Quando camminava sulla spiaggia arroventata, sollevava in fretta un piede e poi l’altro, improvvisando una danza senza musica. Gli altri ridevano e qualcuno, un giorno, cominciò a chiamarlo Ballerinu. I soprannomi popolari nascevano così: da un gesto osservato per pochi secondi e ricordato per tutta la vita.

Ma la vera danza di Ucciu era il lavoro.

Si ammazzava di fatica per mantenere la moglie, i figli, i nipoti e persino il genero. Non possedeva aziende, titoli o scrivanie. Possedeva una voce rauca che attraversava piazza Mazzini:

«Mandorle fresche!»

Chi lo conobbe dice di averla ancora nelle orecchie. È questo il privilegio riservato alle persone semplici: possono scomparire dalle anagrafi e dai giornali, ma continuano ad abitare l’udito di chi le ha incontrate.

La fotografia lo sorprende durante una pausa. Ha la camicia aperta sul collo, le mani grandi appoggiate sulle gambe e lo sguardo di chi non sta riposando davvero, perché sta già pensando a ciò che dovrà fare dopo. Dietro di lui la città cammina, compra, cresce. Piazza Mazzini sta diventando il cuore della Lecce moderna, quella dei palazzi, delle automobili e delle vetrine. Ucciu, invece, vende ancora un frutto antico dentro modeste buste di carta.

Non sappiamo quanto guadagnasse in una giornata. Probabilmente poco. Sappiamo però per chi lo faceva: per tutti gli altri.

Oggi diremmo che era un venditore ambulante. Ma le parole amministrative spesso rimpiccioliscono le vite. Ucciu era un padre, un nonno, un vicino di casa. Era uno di quegli uomini che non pronunciavano mai la parola “sacrificio”, perché erano troppo occupati a compierlo.

La sabbia gli bruciava i piedi e lui sembrava ballare. La vita gli bruciava le spalle e lui continuava a lavorare.

Forse è per questo che Giorgio, ricordandolo, gli ha restituito anche la voce. Perché una città non è fatta soltanto dei monumenti che conserva, ma delle grida che non riesce a dimenticare.

E se passando oggi per piazza Mazzini, fra insegne luminose e negozi eleganti, qualcuno sentirà per un istante un richiamo rauco — «Mandorle fresche!» — non sarà un fantasma.

Sarà Lecce che si ricorda di uno dei suoi figli.

 

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