Oggi ascolto The Police, il ritmo caldo di una memoria


Oggi ascolto The Police, il ritmo caldo di una memoria

Oggi ascolto i Police e mi accorgo che certe canzoni non invecchiano: cambiano soltanto il luogo in cui vengono ascoltate. Un tempo arrivavano dalle radio, dai giradischi, dalle musicassette registrate dagli amici. Adesso basta un gesto sul telefono, eppure il viaggio resta lo stesso.

Il loro ritmo è caldo e soffice, sorretto da un basso che non si limita ad accompagnare, ma apre la strada. Poi arriva la batteria, inquieta e quasi tribale, e la chitarra disegna melodie originalissime, sospese fra il reggae, il rock e qualcosa che non ha mai avuto bisogno di un nome. Nei Police gli strumenti moderni sembrano accogliere ritmi antichi, primitivi, nati forse quando gli esseri umani hanno cominciato a battere le mani per raccontarsi la paura, il desiderio, la gioia e la solitudine.

I gruppi, si sa, qualche volta finiscono. E spesso accade che il cantante prosegua da solo, portandosi dietro il volto e una parte della leggenda. Sting ha continuato per la sua strada e tutti abbiamo sentito parlare di lui. Ma i Police non erano soltanto Sting. Erano l’incontro, forse irripetibile, tra il suo basso e la sua voce, la batteria esplosiva di Stewart Copeland e la chitarra intelligente di Andy Summers. Tre musicisti capaci di creare uno spazio sonoro molto più grande del numero che li rappresentava.

Chi scrive non conosce l’inglese. Per questo ascolta la voce come uno strumento fra gli altri. Non traduco le parole: ne ricevo il suono. La voce di Sting diventa una corda tesa, un richiamo, talvolta una carezza e talvolta un allarme. Le emozioni che emergono non provengono dal significato letterale dei testi, ma dalla musica e dalla voce vestita di musica. Forse è anche questa l’universalità di una canzone: riuscire ad attraversarti prima ancora di essere compresa.

Eppure, mentre ascolto i Police, non penso a Londra né ai grandi palcoscenici. Mi torna davanti la piazza del mio paese, il paesello bello, e quell’angolo che da sempre sembra appartenere a chi ama la musica. Lì cantava il bassista che, da ragazzo, abitava di fronte alla casa dei miei genitori. Cantava i Police con un inglese improbabile, inventato e impetuoso, ma con una passione intatta. Le parole forse erano sbagliate, l’amore per quelle canzoni no.

Ed è proprio questo che la musica continua a insegnarci: si può sbagliare la pronuncia e dire ugualmente la verità. Perché chi canta ciò che ama non ha bisogno di conoscere perfettamente una lingua. Gli basta abitarne il ritmo.

E per oggi è tutto.

 

The Police sono stati un gruppo musicale britannico formatosi a Londra nel 1977. La formazione con cui raggiunsero il successo internazionale era composta da: Sting, autore di gran parte dei brani del gruppo, voce solista e bassista; Andy Summers, chitarrista; e lo statunitense Stewart Copeland, batterista.


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