Oggi ascolto “Non mi rompete” del Banco del Mutuo Soccorso

 


Oggi ascolto “Non mi rompete” del Banco del Mutuo Soccorso

Oggi ascolto Non mi rompete del Banco del Mutuo Soccorso e, appena comincia la musica, mi accorgo che non sono più nella stanza in cui mi trovo. Sono entrato nel mio sogno.

Volo lungo le pendici delle montagne più alte, sfiorando rocce che nessun uomo ha mai toccato. Poi, senza sapere come, scendo nei fondali più profondi del mare e mi metto a osservare creature mai viste, animali trasparenti, luci che respirano nel buio, forme di vita che non hanno ancora ricevuto un nome. Non ho paura. Nel sogno non devo difendermi da niente, non devo spiegare chi sono e nemmeno dimostrare dove sto andando.

La voce di Francesco Di Giacomo sembra arrivare da un luogo lontano e familiare nello stesso tempo. Non canta soltanto: apre una porta. E dietro quella porta c’è un mondo fantastico, fatto di delizie, meraviglie e gioie, un mondo che non chiede il permesso di esistere. È già lì e aspetta soltanto che qualcuno abbia il coraggio di abitarlo.

“Non mi rompete”, allora, non è soltanto la richiesta di chi vuole continuare a dormire. È qualcosa di più profondo. È la difesa di quello spazio segreto in cui ciascuno può finalmente essere libero. È come dire: lasciatemi ancora qualche minuto senza obblighi, senza rumore, senza persone che pretendono di sapere quale debba essere la mia strada. Lasciatemi nel luogo in cui posso incontrare ciò che nella vita di tutti i giorni non riesco nemmeno a immaginare.

C’è sempre qualcuno pronto a svegliarci. Qualcuno che ci ricorda l’orario, il dovere, il ruolo che dobbiamo interpretare. Qualcuno che misura la vita con il metro dell’utilità e domanda a ogni sogno che cosa produca, quanto renda, a che cosa serva. Ma i sogni non devono servire. I sogni respirano, e tanto basta.

Il Banco del Mutuo Soccorso riesce a raccontare tutto questo con una musica che non procede lungo una strada diritta. Sale, scende, si apre, si nasconde. A volte sembra una carezza, altre volte un vento che spalanca le finestre. Gli strumenti non accompagnano semplicemente la voce: costruiscono il paesaggio. Sono le montagne sulle quali sto volando, le correnti marine che mi trascinano, le creature sconosciute che vedo muoversi lentamente negli abissi.

Ed è curioso che una canzone possa portarci tanto lontano restando ferma nello stesso posto. È questo il viaggio della musica: il corpo rimane seduto, ma dentro di noi attraversiamo continenti, cambiamo cielo, incontriamo persone che non esistono e ritroviamo parti di noi che credevamo perdute.

Forse tutti possediamo un mondo fantastico. Lo abbiamo dentro sin da bambini, quando una sedia poteva diventare una nave e il corridoio di casa un oceano. Poi cresciamo e impariamo a chiamare realtà soltanto ciò che possiamo toccare, comprare o dimostrare. Ma quel mondo non scompare. Rimane in attesa, paziente, nascosto dietro una canzone, un ricordo, un profumo o una notte particolarmente silenziosa.

Oggi il Banco del Mutuo Soccorso mi ha fatto ritrovare quel mondo. Non mi ha chiesto di comprenderlo, ma soltanto di entrarci. E io ci sono entrato senza opporre resistenza, volando sulle montagne e immergendomi negli abissi, libero finalmente dall’obbligo di sapere dove stessi andando.

Perché forse vivere non significa soltanto restare svegli. Qualche volta significa difendere il proprio sogno da chi vuole interromperlo. Dire con dolcezza, ma anche con fermezza: non mi rompete, lasciatemi sognare ancora. Dentro questo sogno non sto fuggendo dalla vita. Sto cercando la vita più grande che ho dentro.

Questo è quello che ho provato.

E per oggi è tutto.

 

Commenti

Post popolari in questo blog

Oscar Farinetti - La fortuna di nascere in Italia.

Gli esami di Stato del 1976

MESCIU ANTONIU LETTERE MEJU CU LU TIENI COMU AMICU...