IL FUMO SOPRA LE NOSTRE TESTE
IL FUMO SOPRA LE NOSTRE TESTE
Ci sono giornate in cui basta guardare il cielo per capire che qualcosa non va. E poi ce ne sono altre in cui, anche dopo averlo guardato, bisogna aspettare che qualcuno convochi un tavolo tecnico per avere la conferma.
A Lequile un vasto incendio ha colpito l’ecocentro. Una di quelle parole, ecocentro, che dovrebbero evocare ordine, recupero, rispetto dell’ambiente. Invece dal luogo destinato a raccogliere ciò che non vogliamo più si è alzata una colonna di fumo che nessuno avrebbe voluto respirare.
Il prefetto, al termine dell’ultimo tavolo tecnico, ha consigliato ai Comuni interessati di valutare, per precauzione, l’annullamento o lo spostamento degli eventi organizzati all’aperto nelle zone raggiunte dal fumo.
Ed è forse questa la fotografia più nitida della situazione: mentre avevamo organizzato le nostre serate di fine estate, con le sedie nelle piazze, i palchi, le luminarie e gli appuntamenti da non perdere, il vento ha deciso di ricordarci che esistono anche appuntamenti che non abbiamo fissato noi.
Intanto i vigili del fuoco continuano a lavorare.
Smassano i cumuli incendiati, separano il materiale, aprono con i mezzi meccanici quelle masse compatte dentro le quali il fuoco riesce a nascondersi e a sopravvivere. Poi arriva l’acqua. E si ricomincia.
Adesso che la parte più violenta dell’incendio sembra essere stata affrontata, la stima parla ancora di circa ventiquattro ore di lavoro.
Ventiquattro ore.
Una giornata intera durante la quale qualcuno continuerà a stare davanti al fuoco mentre qualcun altro si domanderà se la festa di stasera si farà oppure no.
Non c’è niente di sbagliato nel desiderare che una festa si faccia. La vita è anche questo: musica, incontri, piazze, estate. Ma esistono momenti nei quali la prudenza non è paura. È semplicemente intelligenza.
Perché il problema del fumo è che non conosce i confini comunali, non legge i programmi delle manifestazioni e soprattutto non sa che avevamo altri progetti.
Va dove lo porta il vento.
Per questo continuerà il monitoraggio della qualità dell’aria, mentre proseguiranno gli accertamenti per capire che cosa abbia provocato il maxirogo.
Le cause verranno cercate dopo. Le responsabilità, eventualmente, ancora dopo.
Adesso c’è un incendio da spegnere e un’aria da controllare.
E forse c’è anche una piccola lezione da raccogliere da questa nuvola che attraversa il nostro cielo di fine agosto: abbiamo imparato a programmare quasi tutto, tranne le conseguenze di ciò che facciamo.
Il fuoco, invece, quelle non le dimentica mai.

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