Oggi ascolto — Chicago, If You Leave Me Now


 

Oggi ascolto — Chicago, If You Leave Me Now

Quando prendevo il bus da Piazza Massari, a Bari, mi risuonava dentro If You Leave Me Now.

Novembre 1976.

Avevo diciannove anni e frequentavo il primo anno di Università. Davanti alla Casa dello Studente c'erano quei bus arancioni, di un arancione che oggi mi sembra quello dei ghiaccioli dell'estate. Per andare al Campus dovevo salire su uno di quelli.

Prima, però, c'era il rito.

Cornetto e cappuccino al bar della Casa dello Studente, a prezzo politico. I cornetti potevano essere con la marmellata di ciliegie oppure con la crema.

E permettetemi una cosa che non ha alcuna pretesa scientifica: a Bari i cornetti erano più buoni.

Poi uscivo, prendevo il bus e andavo verso il Campus.

E da qualche parte c'era una radio.

Io ricordo Radio Primo Piano di Bari e ricordo soprattutto quella voce altissima, quasi fragile, di Peter Cetera che cantava If You Leave Me Now.

La cosa straordinaria è che la mia memoria non sta imbrogliando le date.

La canzone era uscita proprio nel 1976, nell'album Chicago X, pubblicato il 14 giugno. Era stata scritta e cantata da Peter Cetera, bassista del gruppo, e sarebbe diventata il primo numero uno dei Chicago negli Stati Uniti. Arrivò al primo posto anche in Gran Bretagna, dove rimase in vetta per tre settimane. (chicagotheband.com)

Insomma, mentre io aspettavo il mio autobus a Bari, quella canzone stava conquistando il mondo.

E io naturalmente non lo sapevo.

Questa è una delle cose meravigliose della musica: mentre tu stai semplicemente vivendo una mattina qualunque, qualcuno sta componendo senza saperlo la colonna sonora che, cinquant'anni dopo, userai per ricordarla.

If You Leave Me Now è una canzone d'amore, certo. Una supplica rivolta a qualcuno che se ne sta andando.

Ma a me oggi interessa persino più la musica delle parole.

Perché c'è una solennità in questo pezzo.

Gli archi, la chitarra acustica, quella voce di Cetera che sembra stare sempre sul punto di spezzarsi e invece non si spezza mai. E soprattutto un arrangiamento che non ha bisogno di gridare. Procede lentamente, elegantemente, lasciando spazio al silenzio.

Non è soltanto una mia impressione a distanza di mezzo secolo. Nel 1977 If You Leave Me Now vinse il Grammy per la migliore performance pop di un duo o gruppo con voce, mentre James William Guercio e Jimmie Haskell furono premiati per l'arrangiamento strumentale e vocale. Fu candidata anche come Record of the Year. (Grammy)

E pensare che, secondo il racconto ufficiale della stessa band, la canzone entrò quasi all'ultimo momento in Chicago X: serviva ancora un brano per completare l'album. Quello che rischiava di essere soltanto "un'altra canzone" diventò il loro primo numero uno americano. (chicagotheband.com)

Succede nella musica.

E qualche volta succede anche nella vita.

Le cose che sembrano marginali mentre accadono diventano, molti anni dopo, quelle che ricordiamo meglio.

Io dell'Università di Bari ricordo naturalmente gli esami, i professori, le aule, i libri.

Ma quando parte If You Leave Me Now non vedo un'aula.

Vedo un autobus arancione.

Vedo Piazza Massari.

Vedo la Casa dello Studente.

Sento l'odore del cappuccino.

Sento soprattutto il profumo del cornetto caldo, quello con la marmellata di ciliegie oppure con la crema.

E vedo quel ragazzo di diciannove anni che sale sull'autobus convinto semplicemente di stare andando al Campus.

Non sa che quella mattina finirà dentro una canzone.

O forse sarà la canzone a finire dentro quella mattina.

Perché il clima solenne che allora attribuivo all'Università — quell'impressione di essere entrato finalmente in qualcosa di grande, di importante, quasi di sacro — oggi mi sembra perfettamente rappresentato dalla musica dei Chicago.

Quella musica sembrava un inno alla bellezza.

E adesso viene la parte che mi impressiona.

Era mezzo secolo fa.

Mezzo secolo.

Mamma mia, soltanto a scriverlo fa un certo effetto.

Era novembre del 1976 eppure, se ascolto questa canzone stamattina, novembre 1976 non mi sembra affatto lontano.

Ma forse è perché il tempo, così come lo raccontiamo, non esiste davvero dentro di noi.

Io oggi non torno nel 1976.

Non posso tornarci.

Sto facendo qualcosa di molto più misterioso: sto ricostruendo quel 1976 adesso.

Il ragazzo sull'autobus non esiste più.

L'autobus probabilmente non esiste più.

Quel cornetto è stato mangiato da mezzo secolo.

Eppure io lo vedo.

Lo sento.

La marmellata di ciliegie è lì.

Il bus è ancora arancione.

Piazza Massari è davanti ai miei occhi.

Peter Cetera comincia a cantare.

E per quattro minuti un uomo del 2026 e un ragazzo del 1976 siedono sullo stesso autobus.

Questi qua facevano musica di qualità.

La prova più semplice è che continua a funzionare dopo cinquant'anni.

Ma forse la grande musica fa qualcosa di ancora più importante.

Non ci riporta indietro nel tempo.

Riporta il tempo dentro di noi.

E per oggi è tutto.

Le informazioni storiche sul brano sono confermate anche dalla storia ufficiale dei Chicago e dagli archivi dei Grammy Awards.

 

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