Oggi ascolto: “Tommaso” di Fulminacci

 


Oggi ascolto: “Tommaso” di Fulminacci

Ero in automobile quando, come accade quasi sempre, mia figlia mi ha chiesto di collegare il suo cellulare al Bluetooth. Ormai funziona così: noi guidiamo, i figli scelgono la colonna sonora e, senza saperlo, ci fanno entrare nel loro tempo.

Ed eccolo, Fulminacci, con “Tommaso”.

Un brano sbarazzino, apparentemente leggero, costruito intorno a una di quelle situazioni che, nella vita reale, tanto leggere non sono mai. Hai parlato con la ragazza di un amico e adesso speri che la conversazione rimanga nascosta. Non necessariamente perché sia accaduto qualcosa, ma perché, nelle relazioni umane, qualche volta basta una parola riferita male per trasformare un incontro innocente in un processo senza possibilità di appello.

Fulminacci racconta tutto facendo svolazzare le frasi. Le sue argomentazioni sono imprevedibili, impreviste e soprattutto improbabili: sembrano le giustificazioni inventate sul momento da chi sa di non aver commesso un delitto, ma avverte di essere comunque finito nei guai.

Intanto il pianoforte strimpella allegro, quasi fossimo nel saloon di un Far West sentimentale. Mancano soltanto le porte a ventola e qualcuno che, entrando, ordini da bere prima di chiedere spiegazioni. Ma qui le pistole sono le parole, i duelli si combattono con le confidenze e il colpo decisivo può essere sparato da un’amica che racconta a un’altra amica ciò che avrebbe dovuto restare segreto.

Lui è amico di Tommaso. È anche amico di lei, che è la ragazza di Tommaso. Lei parla dei loro incontri con un’amica, la voce arriva a Tommaso e Tommaso, naturalmente, si arrabbia. È il più antico telefono senza fili del mondo: quello dei sentimenti, dove ogni passaggio aggiunge un sospetto e sottrae un poco di verità.

La canzone sorride, ma sotto il sorriso nasconde una domanda seria: quanto è fragile la fiducia? A volte non serve un tradimento per incrinarla. Basta la possibilità che sia avvenuto, oppure il racconto di qualcuno che non c’era ma pensa di avere capito tutto.

Fulminacci non impartisce lezioni e non emette sentenze. Si limita a correre tra equivoci, amicizie, gelosie e spiegazioni sconclusionate con l’aria di chi, inseguito, prova a salvarsi continuando a parlare. Ed è proprio questa la forza del brano: raccontare il piccolo caos delle relazioni senza appesantirlo, lasciando che il pianoforte lo trasformi quasi in una commedia.

Io guidavo e ascoltavo. Mia figlia aveva scelto la musica, ma quella storia apparteneva anche alla mia generazione. Perché cambiano i telefoni, arrivano il Bluetooth e i messaggi istantanei, ma tra un uomo, una donna, un amico e una confidenza di troppo continuiamo a perderci nello stesso modo.

E forse Tommaso si arrabbia perché, quando teniamo davvero a qualcuno, diventiamo tutti un po’ vulnerabili, un po’ gelosi e persino un po’ ridicoli.

Ma Fulminacci ce lo racconta con leggerezza. E qualche volta la leggerezza non serve a fuggire dalla vita: serve a guardarla senza farsene schiacciare.

E per oggi è tutto.

Commenti

Post popolari in questo blog

Oscar Farinetti - La fortuna di nascere in Italia.

Gli esami di Stato del 1976

MESCIU ANTONIU LETTERE MEJU CU LU TIENI COMU AMICU...