Anno 2011 Alberto Taurino nato a San Cesario di Lecce nel 1988 V (quinto) anno


Signore, tu lo sai…
Gesù disse a Simon Pietro: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene”. Gli disse: “Pasci i miei agnelli”.
Mi chiamo Alberto Taurino e sono nato a San Cesario di Lecce nel 1988 e, anche se mio papà si chiama Giovanni, più di una volta mi sono sentito fortemente interpellato nella mia coscienza da queste parole.
A proposito, ricordo che un giorno ero arrivato tardi a messa e, mentre entravo nella chiesa della mia parrocchia, Sant’Antonio da Padova, ho sentito che don Giuseppe, il mio primo parroco, stava leggendo questo passo. Per la prima volta, nella mia vita, ho avuto la percezione che, mentre nella liturgia si legge la Parola di Dio, è Dio stesso che parla al cuore dei fedeli e, in quel momento, si stava rivolgendo proprio a me. Detto questo, è evidente che la mia vocazione nasce nell’ambiente ideale e normale frequentato da un ragazzo cristiano, cioè la propria parrocchia.
Qui è cresciuta la mia risposta alla chiamata del Signore “…mi vuoi bene…?” come nemmeno io so dire e raccontare. Con questo intendo dire come la mia vocazione si innesta in quello che è il semplice cammino di una persona che cerca di seguire Gesù, che ci vuole tutti santi, cioè felici, realizzati. Come? Ognuno secondo quanto Dio, nella sua infinita bontà, ha pensato per lui.
Qui la comune vocazione alla santità si declina nella vocazio-ne particolare di ogni persona.
Così, anch’io incominciavo ad interrogarmi, come fa ogni ra-gazzo arrivato ad una certa età, che comporta la consapevolezza di sé, su chi ero veramente e che cosa dovevo fare nella mia vita, convinto che qualsiasi fosse stata la mia scelta, sarebbe stata impegnativa dato che “di vita ne ho una sola”, mi dicevo. In seguito ad un incontro ed un invito fortuito, conobbi la comunità del seminario minore, però accettai l’invito a partecipare ad un campo scuola con gli educatori, i seminaristi e tanti altri ragazzi come me. Non avevo la minima idea di quello che sarebbe successo dopo, ma ancora oggi benedico quel momento in seguito del quale adesso sto scrivendo queste righe.
Il seminario minore esiste, per far fare ai ragazzi delle medie e delle superiori un cammino di discernimento per scoprire quale è la propria vocazione. Non avrei mai avuto il coraggio di dirlo ai miei genitori dopo tutto avevo solo 14 anni, ma don Giuseppe mi rassicurò dicendomi “chiedi ai tuoi genitori il permesso di entrare in seminario così superi la tua emotività"; Il 15 settembre 2001 comincia la mia avventura di seminarista.
Quello che fa maturare una risposta alla chiamata di Gesù:
una vita normale, ma fortemente impegnata sul versante spirituale e umano, in modo da raggiungere un sano equilibrio per poter discernere nelle ordinarie circostanze della vita la straordinarietà di Dio che sceglie gli uomini come collaboratori nel suo progetto d’amore. Ed è proprio cogliendo i segni del passaggio del Signore in mezzo al suo popolo, che sta in tutto il mondo, e non solo a San Cesario di Lecce, che, ho deciso di continuare il cammino intrapreso dopo il seminario minore, entrando nel Pontificio Seminario Regionale Pugliese di Molfetta. Così, sono arrivato fino al quinto anno e il Signore ancora mi chiede: Alberto, mi ami tu?
Quanto è impegnativo rispondere a questa domanda, che non richiede tante parole, ma fatti concreti! Cercando di vincere la tentazione dello scoraggiamento, di fronte alle mie debolezze, oggi, in modo nuovo e del tutto particolare, voglio rispondere: Si, o Signore, tu lo sai che ti amo. Ci vuole coraggio e faccia tosta per dire così, ma questa forza non viene da me: è lo Spirito Santo che compie la sua opera ed io cerco di andare dove mi porta con il suo Amore.



Tratto da “Invito alla preghiera” Numero speciale 8 dicembre 2011 - Seminario arcivescovile—via Umbria—Lecce

Commenti

Post popolari in questo blog

Massimo Fortunato: UN UOMO SOLO AL COMANDO.

La collaborazione dei cittadini per sostituire le oligarchie finanziarie

Il gioco coi boccioli di papavero comune o rosolaccio (Papaver rhoeas L.)