CENNI STORICI SU SAN CESARIO - Origini e sviluppo.


Come per molti centri di Terra d'Otranto anche per S. Cesario sussiste l'impossibilità di fissare con esattezza l'epoca della sua fondazione per la mancanza di documentazione almeno fino al XII secolo.
E' opinione, tuttavia indimostrabile, di cultori di storia locale far risalire le sue origini intorno all'anno 237 a.c. allorché, elevata Lecce a centro militare dai Romani, ormai dominatori della Messapia e della Sallentia, nelle vicinanze del campo militare sorsero alcune ville che col passare del tempo si estesero fino a divenire un villaggio che prese il nome di Cesareo, dal nome di Cesare Augusto. I
E' documentata a S. Cesario la presenza di un monumento archeologico di epoca preistorica: si tratta di un Menhir, che si innalzava nei pressi della strada che conduceva a Lecce, oggi via Croce, abbattuto nel 1931 per lasciare spazio ad una croce di ferro anch' essa poi scomparsa.
Il Menhir, denominato "Croce di Lecce", era così descritto da Giuseppe Palumbo " ... era costituito da un saldo parallelepipedo a base rettangolare della consueta pietra leccese, confitto nel terreno e rinforzato alla base da blocchi disposti a doppio gradino e sormontato in cima da una lastra orizzontale, sulla quale trovasi innestata una piccola croce parimenti lapidea".'
Del 1180 è il primo documento che inequivocabilmente cita S. Cesario.
La vita di S. Cesario durante l'epoca feudale è collegata a quella di Lecce che, divenuta Contea con Roberto il Guiscardo, trovò il periodo di massimo splendore e stabilità con il Re Tancredi.
Tra i beni patrimoniali donati da Tancredi, conte di Lecce, al monastero di SS. Nicolò e Cataldo di Lecce, in persona dell'abate Ottaviano, figurano delle vigne ed un giardino presso S. Cesario, già possedimenti di Accardo Guarini. La famiglia Guarino fu per diversi secoli feudataria della parte più importante del territorio di S. Cesario.
Occorre subito dire che il paese, per lungo tempo, fu diviso in più parti, proprietà di feudatari diversi. L'origine di questo fatto è da ricercarsi probabilmente nello "jus longobardorum", come hanno sostenuto il Giustiniani (Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli - 1804 - tomo V/ll).e in seguito l'Arditi e il De Simone.
Il diritto longobardo prevedeva la suddivisione del territorio in più parti: una diveniva proprietà del signore longobardo invasore, le altre venivano lasciate agli antichi proprietari dietro corresponsione di determinati oneri in natura o in denaro. Un paese quindi, secondo questa usanza, veniva a trovarsi diviso in più parti e con l'avere contemporaneamente più feudatari.
Contemporaneamente ai Guarino altri feudatari possedevano il casale di S. Cesario. I più antichi feudatari della seconda parte del casale di cui si ha memoria furono i Dell'Acaja. Nel 1285 il re Carlo I D'Angiò donò a Gervasio Dell' Acaja le terre di Galugnano e parte di S. Cesario. Il casato possedeva tale parte del casale ancora nel 1521 ( Arch. Di Stato di Napoli, Relievi, voI. 160, f. 3). Nel 1532 la "Numerazione dei Fuochi" (per fuoco si intende un nucleo familiare) riportava la seconda parte come proprietà del monastero di S. Croce di Lecce.
Una terza parte del casale fu concessa nel 1299 a Pietro De Mustarola. Da questi fu ceduta alla famiglia dei De Carteniago, di origine spagnola, ai quali subentrarono i francesi Condò. Quindi fu proprietaria del feudo la famiglia De Matteis. Nella" Numerazione dei Fuochi" del 29 settembre 1532 il paese risultava quindi diviso in tre parti ben distinte con a capo sindaci diversi.
La porzione dei Guarino formata da 203 fuochi aveva per sindaco Antonio Capone; la parte del monastero di S. Croce (da cui prendeva il nome) con 32 fuochi aveva come sindaco Giovanni Lezzi; la terza parte dei De Matteis, aveva 37 fuochi e Catalano Mello come sindaco. Dal 1573 il feudo dei De Matteis divenne proprietà dei Guarino.
Nel 1635 la famiglia Guarino (probabilmente per la precaria situazione finanziaria) vendette all'asta il feudo che fu acquistato da Michele Vaaz de Andrada, discendente da una famiglia di commercianti portoghesi stabilitasi nel Regno di Napoli nel 1598 e, divenuti ricchissimi, poterono acquistare il titolo ducale sui feudi di S. Donato, S. Cesario, S. Nicandro, Mola e Ugento. Il periodo del loro governo su S. Cesario, durato 36 anni, fu particolarmente travagliato per il malcontento e le sommosse popolari causate dell'esosa dominazione spagnola che imponeva gabelle insostenibili. Nel 1647 fu assalito e saccheggiato il palazzo ducale, costringendo alla fuga Michele Vaaz De Andrada, gabelliere del governo spagnolo in Terra d'Otranto. A causa della rivolta il casale fu saccheggiato dall' esercito accorso in aiuto del duca.
Il marzo 1671 i Vaaz De Andrada vendevano il feudo di San Cesario al duca Giuseppe Marulli che nel 1699 acquistava per 1800 ducati anche il feudo di S. Croce, riuscendo finalmente ad unificare il paese sotto un'unica signoria.
A prescindere dallo spezzettamento del territorio sotto i vari feudatari, S. Cesario è il risultato della fusione di tre villaggi vicinissimi ma distinti e separati urbanisticamente, ecclesiasticamente e civilmente, denominati uno S. Cesario, con due agglomerati, e l'altro S. Croce.
Il primo, appartenente alla diocesi di Lecce aveva una propria parrocchia con la chiesa di S. Maria delle Grazie e si estendeva sulle attuali vie S. Elia, Inshao, Duomo, Cepolla; il secondo agglomerato era compreso tra le attuali vie Vittorio Emanuele Il e Cavour (Inferno).
Oggi i due paesi conservano i rispettivi centri storici che appaiono uniti armonicamente dai più recenti agglomerati di edifici sì da costituire un unico centro urbano, per tale motivo definito" lu paise ranne".
Se l'unificazione feudale potè avvenire nel 1699, quella ecclesiastica fu più lenta e graduale. Nel 1608 l'Arcivescovo di Otranto permetteva ai fedeli della sua giurisdizione di rivolgersi per i sacramenti al clero di S. Cesario, riservando a sé il diritto della visita pastorale, le sacre ordinazioni sacerdotali e le cresime.
Solo il 25 aprile del 1915 un Decreto Pontificio sanciva l'annessione della quota parte di Otranto alla Diocesi di Lecce.

Tratto da EDIFICI DI CULTO In SAN CESARIO di LECCE Con notizie storiche di Don Luciano Forcignanò- A cura degli operatori del CRSEC Le/39 Editrice Salentina – Galatina - Novembre 2004- Pagine 6 -8

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