Il portale del Palazzo Ducale di San Cesario di Lecce
Il portale è il principale elemento strutturale decorativo
del piano terreno. E' di stile rinascimentale liberamente ispirato a classici
modelli ed alle norme e proporzioni codificate da Giacomo Barozzi da Vignola
nel suo celebre trattato sui « cinque ordini di architettura ».
Ha il basamento disegnato secondo i canoni vignoleschi, alto
sette moduli e col plinto a bugna incassata. (Il modulo è il raggio della
colonna). Ai primi di questo secolo, i tarli della pietra leccese avevano
lavorato con accanimento degno di miglior causa, riducendo i detti piedestalli
ad informi dadi butterati e bucherellati. Gli Edili comunali, poi, quando costruirono il
marciapiede intorno al palazzo, se ne infischiarono del Vignola ed interrarono
una fetta dei basamenti alterandone le originarie proporzioni. Tarli ed Edili contro pietra leccese e
Vignola: due a zero.
Le quattro colonne sono a tutto tondo, distaccate lievemente
dal muro dove hanno, in corrispondenza, i rispettivi pilastri a bassorilievo.
Sono « binate formando, due a due, un intercolonnio « icnostilo » — cioè ad
interasse di tre moduli — circa. Le colonne, dalla classica fattura e dalle
classiche proporzioni — alte venti moduli — sono classicamente scanalate nei
due terzi superiori del fusto e baroccamente « cannellate » nel terzo
inferiore. I capitelli sono corinzi e di squisita fattura. Sui capitelli poggia
la trabeazione — alta sette moduli — che parte con quattro blocchi distinti, colonna
per colonna, composti dal classico « architrave » sagomato, dal dado del «
fregio » liscio (come la prima fascia orizzontale del fabbricato della quale
prosegue l'allineamento). Sul fregio si staglia, classicamente bella e di forte
effetto chiaroscurale, la «cornice ». Gli elementi sagomati e decorati di
questa, giunti con le varie modanature al livello della fila degli « ovoli »,
si fondono, due a due, per formare le linee dei modiglioni, del gocciolatoio,
del piano, listelli e gola, fino a terminare con la gola dritta intagliata e
scandita da teste di leone e col listello a becco di civetta che regge la
grande lastra basamentale (di calpestio) del balcone.
Tra i due intercolunni si apre il portale ad arco a tutto
sesto la cui altezza, leggermente inferiore ai « due diametri » codificati dal
Vignola, conferisce maggiore solennità al vano. L'arco ha i due piedritti
svelti e lisci sui quali, nell'ottocento, sono stati infissi due caratteristici
lampioni. La cornice orizzontale d'imposta dell'arco è leggermente sagomata,
forma l'architrave del portone ed inquadra i quattro pilastri corinzi a filo
muro. La cornice dell'arco è a varie membrature ben proporzionate, vi sono due
eleganti rosette nei pennacchi scorniciati, e al centro, la « chiave » ad « S »
fortemente aggettante decorata dalla solita testa di leone.
Sopra la chiave si staglia dal muro un plinto, un elemento
di trabeazione analogo a quelli delle colonne, creando un originale motivo che
sorregge e decora la parte centrale del balcone: un « cesto fiorito » di
pietra, di proporzioni perfette, di ottimo gusto e di esatta funzione statica.
Al centro di questo elemento strutturale-decorativo, in alto, si nota un
piccolo bassorilievo eroso dal tempo rappresentante un putto a braccia alzate
in atto di « sorreggere » l'enorme lastra del balcone. Motivo qui appena
accennato e poco convincente di mensola o decorazione antropomorfa che poi si
vedrà, ripetuto e « corretto », nella serraglia del portale del palazzo
Palmieri a Lecce, e portato alla perfezione ed al parossismo nelle Chiese di
Santa Croce, Sant'Angelo, Santa Chiara ed altre.
Dal portale si accede al grande e ben proporzionato androne
carrozzabile, la cui volta a botte fortemente lunettata, è un modello di
statica e di eleganza. Sono cinque lunette archiacute impostate su quattro
peducci interi e due mezzi. Hanno forma sfaccettata a 45 gradi che ne
addolcisce il chiaroscuro. I peducci partono da un leggero finto
capitello-mensola sormontato dalla trabeazione e da una decorazione di foglie
d'acanto, simile a quella dell'interno di Santa Croce in Lecce, ove tale motivo
è doppio. In cima alle lunette ed al centro della volta corrono tre file di
festoni floreali stilizzati barocchi di tipo analogo a quelli delle volte di
Santa Croce. Il loro compito, oltre che decorativo, è anche statico perché
indicano le linee delle «reni » e della « chiave » della volta. Alcune porte
incorniciate ed architravate, più o meno in buono stato, il solenne scalone a
due rampe dai gradini consunti e dalla elegante arcatura a giorno completano
l'androne che immette in un disadorno cortile, oltre il quale, un tempo, c'era
un orto recintato da muro sulle Vie Russo e Roma(1).
(1)Via Roma è oggi denominata Via don Oronzo Margiotta
Giulio Laudisa, Il Palazzo Ducale di San Cesario di Lecce


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